
Erminia Gargani fu la sorella maggiore di Maria Gargani (di cui abbiamo già trattato in un articolo precedente). Nacque a Morra Irpina il 6 marzo 1883 e fin da subito diede segni di grande intelligenza nello studio; infatti, frequentando alcune scuole di Avellino, divenne una bravissima insegnante di scuola elementare tanto da essere premiata più volte con medaglie d’onore. Nella sua vita non mancò nemmeno una solida educazione religiosa tale da saper facilmente conquistare le anime a Dio attraverso il suo carattere naturale forte e deciso. Una volta ricevuto il diploma ebbe la cattedra a Casalnuovo Monterotaro (Foggia), dove ebbe la direzione di una classe di quinta e sesta maschile molto indisciplinata. Nonostante le immancabili difficoltà, Erminia si caratterizzò per il suo rigido metodo disciplinare, riportando l’ordine nelle due classi con meraviglia dei colleghi, incapaci di ottenere risultati così validi. Per molti anni si guadagnò stima ed amore presso tutto il popolo Casalnovese.
Erminia, sicura di volersi sposare e formare una famiglia cattolica, riuscì a trovare un bravo giovane, Carlo Agnusdei, con il quale si fidanzò; il ragazzo era molto ricco e questo aspetto non fu ben visto dai genitori (particolarmente dalla mamma).
Erminia, non ottenendo l’auspicato consenso dei suoi, fece comprendere questa situazione seria al ragazzo che, prevedendo già la futura separazione, si avvelenò. Restandogli pochi giorni di vita ebbe la grazia, attraverso Erminia, di pentirsi dell’atto illecito commesso, confessandosi, ricevendo Gesù e così morendo nella sua grazia. Dopo questa dolorosa parentesi, Erminia cambiò rotta: rinunciò per sempre al Matrimonio per consacrarsi tutta a Dio. Dietro consiglio del padre De Feo Linguorino (redentorista), entrò tra le Sacramentine di Casoria. Pure in questo i genitori furono contrari e grazie al consiglio di Padre Pio tornò in famiglia per continuare la sua attività d’insegnante nella scuola di Casalnuovo. Grazie al suo apostolato molti si convertirono e misero in pratica i suoi consigli. Già da tempo era figlia spirituale di Padre Pio insieme alla sorella, e si nota come l’Epistolario di San Pio sia piuttosto abbondante: 69 lettere rivolte a lei. Erminia passò il resto della sua vita in famiglia aiutando il fratello Francesco, il quale ebbe quattro figli maschi rimasi orfani di madre dal 1960. Grande maestra ed educatrice dei giovani morì all’età di 79 anni il 28 agosto 1962, per un attacco cardiaco.
Padre Pio, da buon padre spirituale, non mancò nel tracciare la strada della perfezione anche a questa figlia spirituale; particolarmente profonda è la lettera del 3 marzo 1917 che si apre con queste parole incoraggianti: «Diletta figliuola di Gesù, la grazia del divino Spirito sia sempre nel tuo cuore e ti faccia santa!». Il Padre più avanti introduce un tema a lui carissimo: la perfezione cristiana. «Tieni per fermo – continua Padre Pio – che chi assicura maggiormente della nostra perfezione è la virtù della pazienza; e se questa virtù è necessario praticarla con gli altri, conviene innanzi tutto esercitarla verso di noi medesimi [...]. Bisogna rassegnarsi, mia cara figliuola, nel sopportare la nostra imperfezione, per poter arrivare alla perfezione. Dico di sopportare la nostra imperfezione con pazienza e non già di amarla ed accarezzarla, poiché l’umiltà si nutrisce in questa sofferenza [...]. Noi siamo miserabili, che il bene poco possiamo praticarlo; ma Iddio nella sua bontà ci compatisce e si arriva ad accontentare anche del poco [...]. Una intelligenza, che consideri da una parte questa grandezza di Dio, questa sua bontà e dignità immensa, non può trattenervi dal fargli dei grandi preparativi. Ella gli presenti una carne mortificata senza ribellioni, una attenzione alla preghiera senza volontarie distrazioni, una dolcezza grandissima nel conversare senza amarezza, una umiltà senza verun sentimento di vanità [...]. Imprimiti bene nella mente ciò che sto per dire: noi desideriamo alcune volte di essere buoni Angeli, e trascuriamo di essere buoni uomini. La nostra imperfezione ci deve accompagnare fino sul feretro; [...] o felici imperfezioni, potremmo esclamare, che ci fanno conoscere la nostra grande miseria, ci esercitano nell’umiltà, al disprezzo di noi stessi, alla pazienza e diligenza [...]. Pratica le piccole virtù proprie della tua piccolezza; la pazienza, la tolleranza del prossimo, l’umiltà, la dolcezza, l’affabilità, la sofferenza delle nostre imperfezioni ed altre molte altre virtù».
L’ampio estratto della lettera ci dimostra la grande saggezza e l’umanità di Padre Pio; presupponendo che il Santo condanni a priori il peccato e tutto ciò che conduce a questo, ci fa anche comprendere che le imperfezioni della natura fanno parte dell’edificio di santità che dobbiamo erigere nella nostra anima attraverso la grazia di Dio. La perfezione poggia sul fondamento della pazienza, umiltà e carità che innanzitutto dobbiamo esercitare verso noi stessi, pieni di miserie. Queste virtù sono le famose “tre sorelle” che stanno sempre insieme e se una viene a mancare di conseguenza spariscono pure le altre. L’odierna società punta solamente all’apparenza facendo riecheggiare frasi quali “l’importante è come si appare davanti agli altri uomini” ed altre simili... Però quello che ci deve importare è il Giudizio di Dio, che giudicherà il cuore di ciascuno. Per piacere a Dio dobbiamo compiere tutto per amor suo poiché, come afferma Padre Pio: «La carità è la pupilla dell’occhio di Dio»; è la carità che, accompagnata dalla pazienza e dall’umiltà, ci santifica e ci porta direttamente in Cielo.
Chiediamo alla Vergine Maria di elargirci le grazie per acquistare queste virtù tanto importanti per non vacillare sulla via della santità.
di Fra Pio M. da Verona