Gabriel García Moreno fu un uomo di Stato che concepì rettamente il suo importante mandato: essere al servizio di Cristo e al servizio del Sacro Cuore per condurre il suo popolo sulla retta via.

Per comprendere il ruolo svolto dal presidente e martire Gabriel García Moreno, è necessario anzitutto ricordare, seppur molto brevemente, che nel panorama internazionale del XIX secolo si affacciavano tutte le conseguenze della Rivoluzione francese, figlia della Rivoluzione protestante e madre di tutte le rivoluzioni moderne.
La Rivoluzione proclamava la “libertà” e l’“uguaglianza”; racchiudeva nella sua essenza il rifiuto di ogni regola, morale o sociale (il suo aspetto liberale), così come di ogni gerarchia, temporale o religiosa (il suo aspetto egualitario): era una rivoluzione anticattolica e antimonarchica. Essa suscitò tendenze, idee e movimenti che provocarono tutta una serie di sconvolgimenti di carattere liberale ed egualitario, se non addirittura direttamente socialista in Francia come nel resto dell’Europa fino ai tempi moderni; l’obiettivo ultimo era la soppressione della Chiesa, o almeno la sua espulsione dalla vita pubblica, e la distruzione dell’ordine sociale da essa ispirato, ovvero la civiltà cristiana.
Figlia primogenita dell’Europa, l’America Latina risentiva dello stato in cui volgeva la prima, non solo con accese polemiche dottrinali e scontri religiosi, culturali e politici tra le due correnti, ma persino con guerre civili. Si trattava, in fondo, della stessa battaglia combattuta nei due continenti.
Difensore dell’ordine
Questo è il contesto storico in cui il presidente Gabriel García Moreno svolse la sua missione, poiché era così che la considerava, e non un semplice percorso di vita. Fervente cattolico, si schierò con fermezza dalla parte dei difensori della religione cattolica e dell’ordine tradizionale, in contrapposizione alle tendenze rivoluzionarie del suo tempo. I suoi detrattori lo accusarono di avere una “visione manichea”. Commentarono, ad esempio, Marie-Danielle Demélas e Yves Saint-Geours: «García considera quasi tutto in modo manicheo, come può dimostrare lo studio lessicografico [delle sue opere]. Nel suo stile emerge spesso una sorta di ritmo binario, che associa ogni elemento del suo pensiero a una coppia opposta». Vale a dire, precisamente, la Rivoluzione e la Controrivoluzione, non solo come visioni del mondo contrapposte, ma come milizie che si affrontano in una guerra senza quartiere proprio ai nostri giorni. Secondo García Moreno, i disordini liberali in Ecuador avevano un’origine satanica: «È necessario erigere un muro di divisione tra gli adoratori del vero Dio e quelli di Satana».
Rieletto presidente nel 1975, scrisse una lettera a Papa Pio IX:
«Vorrei ricevere la vostra benedizione prima di quel giorno, affinché io possa avere la forza e la luce di cui ho tanto bisogno per essere fino alla fine un fedele figlio del nostro Redentore e un servitore leale e obbediente del suo Vicario infallibile. Ora che le logge massoniche dei paesi vicini, istigate dalla Germania, riversano su di me ogni sorta di atroci ingiurie e orribili calunnie, ora che le logge cospirano segretamente per il mio assassinio, ho bisogno più che mai della protezione divina per poter vivere e morire in difesa della nostra santa religione e dell’amata repubblica che ancora una volta sono chiamato a governare».
In netto contrasto con la mentalità e la dottrina liberali, García Moreno affermava che la vera grandezza di una nazione sta nel ringraziare il Creatore per i talenti che le ha donato e nel chiedere l’aiuto soprannaturale della grazia divina per camminare verso il proprio destino, cercando prima di tutto il Regno di Dio e la sua gloria. Così, la vita naturale è illuminata e pervasa dalla vita soprannaturale, e la nazione raggiunge la sua perfezione spirituale e terrena.
Spinto da questi principi, una volta eletto presidente stipulò con la Santa Sede il concordato del 1862. Con questo documento – definito da uno storico «dal punto di vista della Chiesa [...] il più favorevole che sia mai stato stipulato con uno Stato moderno» – la religione cattolica divenne l’unica religione riconosciuta dallo Stato e fu garantita l’indipendenza d’azione del clero e un suo maggiore controllo da parte della Santa Sede.
Non a caso, la risoluzione del Consiglio comunale di Quito, emanata il giorno dopo la sua morte, lo definisce «rigeneratore della patria e martire della civiltà cattolica».
Devozione al Sacro Cuore
Alla luce di ciò si comprende, in tutta la sua pienezza, la sua devozione al Sacro Cuore di Gesù. Questa devozione, che ha origine dalle apparizioni avute da Santa Margherita M. Alacoque nel 1673-1674, presenta due aspetti intimamente connessi. Da un lato, il contenuto spirituale e soprannaturale, ovvero l’unione mistica con Nostro Signore Gesù Cristo, così intima che Egli ci dona il proprio Cuore; un fenomeno che San Giovanni Eudes definisce «scambio di cuori». Ma, d’altra parte, le rivelazioni a Santa Margherita Maria contenevano anche un aspetto temporale e politico. Gesù rivolse un messaggio al re di Francia, Luigi XIV, invitandolo alla conversione e chiedendogli di consacrare la Francia al Sacro Cuore e di diffondere questa devozione tra le corti europee: «Il Sacro Cuore vuole regnare nel suo palazzo, ed essere raffigurato sui suoi stendardi e inciso sul suo stemma affinché trionfi su tutti i suoi nemici, abbattendo ai suoi piedi quelle teste orgogliose e superbe, affinché risulti vittorioso su tutti i nemici della Chiesa». Più avanti disse: «Io regnerò nonostante i miei nemici!».
Il messaggio conteneva, quindi, una promessa di conversione spirituale e anche di conversione sociale, ovvero di restaurazione della civiltà cristiana. Non sorprende quindi che questa devozione sia diventata il simbolo di coloro che lottavano per l’altare e il trono: dal Sacré-Cœur dei vandeani nel 1794, fino alla détente dei carlisti nel 1936, senza dimenticare il celebre grido “Viva Cristo Re!” dei cristeros messicani.
Gabriel García Moreno abbracciò pienamente la devozione al Sacro Cuore, diventandone il paladino. Tutti conosciamo il dipinto del Sacro Cuore che fece realizzare e che si diffuse a macchia d’olio grazie a milioni di santini. Sebbene il Portogallo sia stato il primo Paese a consacrarsi al Sacro Cuore, nel 1779, fu la consacrazione dell’Ecuador nel 1873, promossa da García Moreno, ad avere maggiore risonanza. Scrive il professor Guido Vignelli:
«La consacrazione del lontano Ecuador al Sacro Cuore di Gesù ebbe ripercussioni mondiali e diede inizio a una serie di manifestazioni simili [...]. Il gesto dell’Ecuador spinse altre nazioni latinoamericane a imitarlo, e persino alcune europee, tra cui l’Impero austro-ungarico».