FEDE E CULTURA
Tra Cielo e terra Il luogo dell’inizio
dal Numero 28 del 26 luglio 2026
di Giacomo Spadafora e Massimiliano Gablovich
Tutti conosciamo la magnifica Santa Maria degli Angeli, detta “Porziuncola”, per l’amore che per essa ebbero San Francesco d’Assisi e l’intero Ordine minoritico e per la specialissima indulgenza che egli ci conquistò. Ma conosciamo anche le sue bellezze artistiche? Un piccolo tour virtuale ci permetterà di scoprirle!
«Va’ Francesco e ripara la mia casa». San Francesco, in preghiera, udì la voce di Dio e obbedì “alla lettera”, riparando la chiesetta di Assisi dedicata a Santa Maria degli Angeli affidata ai Benedettini, per lungo tempo abbandonata ed infine donata al Serafico Padre. Secondo la tradizione, la Porziuncola era stata costruita, non prima del X secolo, da quattro pellegrini che trasportavano un tesoro dalla Terra Santa: un frammento della tomba della Madonna. Per questo motivo la chiesetta, secondo alcune fonti, fu intitolata a Maria Santissima di Giosafat (il luogo in cui si trova la tomba della Madonna a Gerusalemme). Nel 1209, proprio in questo luogo, nacque l’Ordine dei Frati Minori – destinato a diffondersi in tutto il mondo – e successivamente il Secondo Ordine Francescano, nella notte in cui Santa Chiara fuggì dalla casa paterna. Il Beato Tommaso da Celano, nella sua biografia di San Francesco, ha raccontato che il Santo, morendo, ha detto queste parole: «Questo luogo è veramente santo ed abitazione di Dio; qui chi pregherà con fede otterrà quanto avrà richiesto». In effetti, ancora oggi migliaia di persone varcano la soglia di questa chiesa così speciale dove la presenza dell’Immacolata è talmente viva che si esce trasformati. Scopriamo insieme le bellezze spirituali ed artistiche del luogo dove tutto ha avuto inizio: la Porziuncola, culla mariana dell’Ordine Francescano, uno dei luoghi più cari ai cattolici di ogni tempo. Le radici mariane La Porziuncola è un piccolo edificio di 9x4 metri, alto 7 metri. Le porte d’ingresso e di uscita (quest’ultime aperte nel XIX secolo) sono proporzionate e ampie per facilitare l’accesso ai pellegrini. Sulla facciata è raffigurato un affresco che ha come oggetto il Perdono d’Assisi: San Francesco supplica Gesù e la Madonna, circondati da angeli che cantano e suonano, per la concessione dell’indulgenza. L’affresco è opera del pittore tedesco Friedrich Overbeck, il quale nel 1829 lo realizzò gratuitamente, accettando come compenso solo le spese per il viaggio e i materiali. Sull’arco sopra l’ingresso è visibile l’iscrizione: «Petitionem tuam Francisce admitto» (accolgo la tua richiesta, Francesco), risposta di Gesù alla supplica del Santo. Sopra si vede un’altra iscrizione: «Hæc est porta vitæ æternæ» (questa è la porta della vita eterna), che annuncia l’ingresso al luogo dell’indulgenza. Sulla parete posteriore della chiesetta è visibile un affresco (attribuito al Perugino) raffigurante la Crocifissione. Nella scena manca la figura di Gesù Crocifisso, poiché il dipinto si trovava inizialmente all’interno del convento adiacente alla chiesa, che fu demolito durante i lavori di costruzione della basilica che circonda la Porziuncola. L’interno della chiesetta, in pietra, a navata unica e sormontato da una volta a botte, è coronato da un altare impreziosito da una splendida pala d’altare dipinta nel 1393 dal Sacerdote Ilario da Viterbo. Questa raffigura l’Annunciazione circondata da scene minori della storia del Perdono d’Assisi: il Santo, tentato, si getta nel roseto, poi, accompagnato dentro la Porziuncola da due angeli, ha una visione. Sopra l’altare appaiono Gesù e la Madonna, ai quali San Francesco chiede la concessione dell’indulgenza del Perdono di Assisi per chiunque si fosse recato alla Porziuncola in quel giorno; la scena successiva raffigura invece la conferma da parte del Papa e l’annuncio della grande grazia a tutto il popolo. Nella parte più bassa del pilastro, nella scena dell’Annunciazione, vediamo la Vergine Maria in atteggiamento umile nel momento in cui le appare l’arcangelo Gabriele. Il momento dell’Incarnazione di Cristo nel grembo purissimo dell’Immacolata può essere comparato alla grazia che San Francesco qui ricevette: per intercessione della Madonna (chiamata “Madre della misericordia”), il Santo ottenne la grazia di concepire e generare un nuovo Ordine, caratterizzato dallo spirito della verità evangelica. La Porziuncola è il grembo dell’Ordine Francescano: la sua origine e il suo sviluppo sono indissolubilmente legati a Maria Santissima. La morte che è vita Subito dopo la Porziuncola, sulla destra del­l’abside, si trova la cappella del transito: il luogo della morte di San Francesco. Inizialmente infermeria dei Frati, col passare del tempo è stata trasformata in luogo di preghiera e custodia di una preziosa reliquia: il cingolo di San Francesco donato alla basilica di Santa Maria degli Angeli dal Papa Pio X. Sulle pareti esterne sono visibili gli affreschi di Domenico Bruschi del 1886, che raffigurano in stile classico la morte di San Francesco e il riconoscimento delle stimmate. Il realismo della rappresentazione, l’atmosfera mistica delle opere e la cura dei dettagli rendono questi affreschi davvero straordinari e aiutano a meditare sulla morte del Santo e sulla sua gloria in Paradiso. Una volta varcato il portale d’ingresso della cappella, sopra l’altare che custodisce la reliquia del cingolo, il pellegrino è affascinato dalla statua a grandezza naturale del Santo, in un atteggiamento di dolce malinconia, realizzata in terracotta da Andrea Della Robbia (autore anche dei bellissimi bassorilievi in terracotta conservati alla Verna). Sulle pareti interne che circondano la nicchia con la statua si trovano affreschi di Santi e Beati francescani risalenti al 1520 circa, realizzati da Giovanni di Pietro detto “Lo Spagna”. Queste raffigurazioni trasformano la cappella del transito in un piccolo santuario onorato dalla presenza dei Santi che, seguendo le orme del Serafico Padre, sono diventati essi stessi modelli da imitare. Insomma: l’esempio glorioso di vita di San Francesco ha generato nuova vita spirituale in tante anime che, aureolate di santità, hanno popolato il Paradiso. Un miracolo, una grazia, una rosa Oltre la sacrestia della basilica si accede a un corridoio che porta ad un luogo avvolto dal mistero, passato alla storia come il famoso “roseto miracoloso”. Si tratta di un piccolo spazio di terreno, silenzioso e raccolto, nel quale sono piantati rosai senza spine legati a un episodio della vita del Santo di Assisi. Una notte, infatti, San Francesco ebbe una tentazione violentissima e per vincerla si gettò in un roveto spinoso. Miracolosamente, a contatto con il suo corpo, le spine scomparvero ed il cespuglio fiorì. Da quel momento nacque una rosa unica al mondo: la Rosa Canina Assisiensis, che ancora oggi fiorisce senza spine, a ricordo memorabile della grazia ricevuta da San Francesco. Dopo questa terribile prova, il Santo ebbe la visione di Gesù e di Maria Santissima, da cui ricevette la grazia del Perdono di Assisi. Nel cortile delle rose, che collega la basilica ai luoghi più cari della memoria del Santo, è visibile una statua in bronzo raffigurante una pecorella donata a San Francesco, simbolo della sua semplicità e purezza evangelica. Subito dopo il giardino c’è la cappella del roseto, ampliata da San Bernardino da Siena attorno al 1440. Questa è composta da tre ambienti: al piano inferiore sono raffigurate le scene del Perdono di Assisi, tratte dalla pala del Sacerdote Ilario da Viterbo (di cui già abbiamo parlato); al piano superiore sono rappresentati San Francesco con i suoi primi dodici compagni e altri Santi francescani, come Santa Chiara, San Bonaventura e San Bernardino; sotto la cappella, in una piccola grotta, si trova una statua del Santo in preghiera e i resti delle travi del pulpito da cui annunciò la grazia dell’indulgenza. E noi? Caro pellegrino, tante cose ancora si potrebbero dire della Porziuncola e lo spazio non sarebbe sufficiente. Appena puoi, recati a far visita a questo luogo benedetto dalla presenza speciale della Madonna, degli angeli e di San Francesco, e la tua vita sicuramente cambierà. Potrà essere per te veramente un nuovo inizio spirituale, una nuova luce, una nuova chiamata che ti rivolgerà personalmente il Serafico Padre affinché, come lui, tu possa essere figlio di Dio immacolato in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale splendere come astro nel mondo, tenendo alta la parola di vita (cf Fil 2,14-16).
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