Il Tabor è la mistica cima sulla quale il Signore Gesù mostrò la propria divinità ai tre fortunati Discepoli. Anche noi siamo chiamati ad essere partecipi di quella grazia.

Ogni anno, nel giorno del 6 agosto, la Chiesa celebra la festa della Trasfigurazione del Signore, mistero ineffabile della manifestazione gloriosa della divinità del Figlio di Dio, fino allora velata dalla sua santissima umanità, e testimoniata accuratamente dagli Evangelisti dei Sinottici (Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36).
In questo mirabile mistero di gloria celeste e di splendore divino, la sacra liturgia ci spiega due motivi della manifestazione gloriosa del nostro Salvatore con le parole del prefazio: «Dinanzi a testimoni da lui prescelti egli [Cristo Signore nostro] rivelò la sua gloria, e nella sua umanità, in tutto simile alla nostra, fece risplendere una luce incomparabile, per preparare il cuore dei discepoli a sostenere lo scandalo della croce e preannunciare il compimento, nel corpo di tutta la Chiesa, della gloria che rifulse in lui, suo capo». Il primo motivo è rafforzare la fede degli Apostoli che sarebbe stata duramente provata nell’«ora [...] delle tenebre» (Lc 22,53) in cui «il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso» (Mt 26,2).
La straordinarietà di questo mistero, recita la Colletta della Messa, «conferma i misteri della fede con la testimonianza di Mosè ed Elia, nostri padri, e mirabilmente preannuncia la nostra definitiva adozione a figli di Dio». Anche Mosè ed Elia, che figurano rispettivamente la Legge e i Profeti, attestano la realizzazione delle profezie veterotestamentarie che si sarebbero realizzate nel Messia promesso, ossia in Lui, Cristo Gesù, particolarmente circa la sua atrocissima Passione e Morte: «Parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme» (Lc 9,31).
Assieme alla prova visibile della sua divinità, la liturgia ci rivela anche il secondo significato di questo mistero, cioè come esso anticipi in Cristo la gloria che sarà manifestata negli «eletti di Dio» (Sir 46,1) quando la loro eroica fedeltà a Cristo sarà premiata “ricevendo in eredità il Regno preparato per loro fin dalla creazione del mondo” (cf Mt 25,34). Così insegnava il Papa San Leone Magno: «Con questo mistero della Trasfigurazione, una provvidenza non meno grande ha fondato la speranza della Chiesa: il Corpo intero di Cristo (cioè le anime che costituiscono il suo Mistico Corpo) può riconoscere fin d’ora quale trasformazione gli verrà accordata; i membri possono essere sicuri che saranno un giorno resi partecipi dell’onore che risplende nel loro Capo». In quel giorno «i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13,43) ove «vedranno la faccia del Signore» (Ap 22,4) che «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,21).
Per giungere a questo meraviglioso traguardo, Dio stesso ci indicò la via nell’evento meraviglioso della Trasfigurazione, quando disse di Gesù che «questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7). Questa è l’unica via per giungere alla beatitudine eterna del Paradiso: ascoltare e seguire il Figlio di Dio nei suoi esempi e nei suoi insegnamenti. Questa perfetta imitazione di Cristo presenta un cammino graduale e progressivo di purificazione e perfezione configurato sulla divina Parola dello stesso Verbo eterno, pronunciata poco prima della Trasfigurazione: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua» (Lc 9,23). Con l’aumento dell’aspetto negativo della purificazione (la lotta per l’eliminazione del peccato, l’annientamento dei vizi, il rinnegamento della propria volontà, la mortificazione interiore ed esteriore, ecc.) cresce proporzionalmente l’aspetto positivo della nostra santificazione (aumento della grazia, pratica eroica delle virtù, dei doni e dei frutti dello Spirito Santo, delle Beatitudini evangeliche, ecc.) che ci “trasfigura”, così, gradualmente in Cristo Gesù. Non si giunge all’eterna pace e all’eterna trasfigurazione se non si è prima trasformati dalla prova e dal dolore che rendono l’anima «come la folgore» (Mt 17,2) ammantandola di vesti «splendenti, bianchissime» (Mc 9,3). La vita del cristiano, infatti, è una continua ascesa trasfigurante che fa abbandonare le bassezze della miseria umana (con le sue inclinazioni disordinate ai piaceri transitori di questo mondo) per elevare molto più in alto fino a Dio, rivestendo la nostra limitata bontà naturale di virtù celestiali emananti «il profumo di Cristo» (2Cor 2,15).
L’anima cristiana si trasfigura nella preghiera, che la fa salire sul “tabor” delle elevazioni spirituali, nel sacrificio, che la illumina degli splendori della Passione, nella carità, che la riveste della luce vivificante della divina bontà e dello «splendore della sua grazia» (Ef 1,6). Diversamente, il peccato la porta in basso, la deturpa nel male, la rende obbrobriosa dinanzi a Dio, la fa precipitare «nella fossa profonda, nelle tenebre e nell’ombra di morte» (Sal 87,7), preludio angoscioso della sua eterna dimora «nello stagno di fuoco e zolfo» (Ap 20,10), «dove sarà pianto e stridore di denti» (Mt 13,42). Trasfiguriamoci in «nuova creatura» (2Cor 5,17) assimilando la vita e la grazia che Cristo ci comunica attraverso Sacramenti, soprattutto accostandoci con più frequenza alla Santissima Eucaristia: l’altare è il “monte” che dobbiamo ascendere per nutrirci del «pane della vita» (Gv 6,35) del quale chi ne «mangia [...] vivrà in eterno» (Gv 6,51).