Licia Gualandris, mamma tutta dedita a trasmettere ai figli l’amore a Dio; instancabile nel soccorrere e aiutare ognuno non badando alla stanchezza e alle sofferenze proprie. Un modello di madre da imitare!

Era ammirevole la tenerezza della Serva di Dio Licia Gualandris in ogni occasione verso tutta la sua famiglia. Dio le aveva affidato una bella corona di anime, procurandole una gioia immensa, ma anche una grande responsabilità. Per questo, nelle sue continue preghiere, si raccomandava insistentemente alla Vergine Immacolata e al suo santo protettore San Pio. Sentiva di non poter educare tanti figli con le sole forze umane e chiedeva costantemente la luce, la pazienza e la grazia necessarie. Ogni figlio era per lei una persona unica, da amare, comprendere e condurre al bene, e nessuna fatica le sembrava eccessiva quando si trattava della loro crescita spirituale e umana.
Ella desiderava che il suo apostolato, umile e nascosto in seno alla famiglia, producesse frutti di virtù e facesse amare Dio sempre di più. A questo scopo richiamava tutti alla fedeltà nella preghiera quotidiana, alla frequenza dei Sacramenti e alla pratica delle virtù cristiane. Non si limitava a dare prescrizioni, ma precedeva con l’esempio: pregava, si sacrificava, perdonava e ricominciava ogni giorno. Anche quando i figli crebbero e presero strade diverse, ella continuò ad accompagnarli con la preghiera, con il consiglio e con una materna vigilanza.
Nella sua vita non mancarono momenti gioiosi e tristi, prove dolorose e consolazioni profonde. La grande famiglia le offrì molte gioie, ma le procurò anche preoccupazioni e sofferenze che soltanto un cuore di madre può comprendere. Nelle ore più dolorose, Padre Pio una volta la definì “povera martire”, riconoscendo il peso delle pene che ella portava in silenzio. Mamma Licia ebbe la grazia di offrire le proprie sofferenze per i figli tanto amati che avevano bisogno di aiuto, per le anime più abbandonate e, negli ultimi anni, anche per la «Missione dell’Immacolata Mediatrice», della quale era madrina. Nulla voleva perdere di ciò che Dio permetteva: ogni lacrima, ogni attesa e ogni sacrificio diventavano materia di offerta e di intercessione.
Sempre disponibile, piena di carità e di pazienza, consigliava, incoraggiava e pregava continuamente. Sapeva ascoltare senza subito giudicare e, quando era necessario, parlava con quella franchezza che nasce dall’amore per la verità. Molte persone trovavano in lei una presenza materna, capace di comprendere le sofferenze e di infondere speranza. La sua carità non era fatta soltanto di parole, perché si traduceva in servizi concreti, in rinunce personali e in un’attenzione costante alle necessità altrui. Anche quando le forze diminuivano, ella cercava ancora il modo di rendersi utile, quasi dimenticando se stessa per alleviare le fatiche degli altri.
Gravi malattie legate alla lunga vecchiaia l’accompagnarono, specialmente negli ultimi anni: la cardiopatia acuta, l’insufficienza respiratoria, le frequenti flebiti, la rottura del femore e, per alcuni anni, la perdita parziale della vista. Queste infermità avrebbero potuto chiuderla nel dolore e renderla dipendente dagli altri; invece ella le accettò con fede, senza perdere la serenità e senza smettere di interessarsi alle persone amate. Sopportava le limitazioni del corpo con pazienza, offrendo anche queste sofferenze al Signore. Pur bisognosa di cure, conservava un atteggiamento premuroso verso chi le stava accanto e non voleva essere causa di tristezza o di peso per nessuno.
Ciò nonostante continuò instancabilmente a prodigarsi per tutti, senza risparmio. Quando la nipote Paola, madre di due bambini, partorì due gemelli, mamma Licia si prestò subito ad aiutarla, benché avesse già ottant’anni. Con la stessa disponibilità si prendeva cura degli altri pronipoti, che si moltiplicavano di anno in anno, e per ciascuno trovava una parola, una carezza e un gesto di attenzione. La sua maternità sembrava allargarsi con il passare del tempo: non diminuiva con la vecchiaia, ma si estendeva alle nuove generazioni. I piccoli percepivano in lei un affetto sicuro e semplice, perciò le stavano accanto volentieri e si sentivano protetti dalla sua presenza.
Anche durante le vacanze a Frigento, presso l’“Oasi di Padre Pio”, dove si recò per molti anni, tutti ricordano che, ormai novantenne, badava ancora con grande e materna dedizione ai numerosi pronipoti. Essi l’amavano moltissimo e stavano benissimo con lei, perché sapeva unire la vigilanza alla dolcezza e la fermezza alla comprensione. La sua età avanzata non le impediva di partecipare alla vita della famiglia e di seguire con interesse le necessità di ciascuno. La sua presenza discreta rendeva più sereni i giorni trascorsi insieme e offriva a tutti l’esempio di una vecchiaia feconda, non ripiegata su se stessa, ma ancora capace di donare amore.
Non solo: sull’esempio della Madonna, seguì e condivise i travagli del figlio padre Stefano, Sacerdote francescano, impegnato nella fondazione della nuova famiglia religiosa dei Francescani dell’Immacolata, frati e suore. Lo sostenne con la preghiera, con la vicinanza materna e anche con aiuti materiali, partecipando alle difficoltà e alle speranze di quell’opera. Comprendeva che ogni iniziativa per la gloria di Dio richiede sacrificio, perseveranza e fiducia, e perciò non fece mancare il proprio sostegno. Inoltre, con la sua generosità, contribuì a rendere più bello il santuario della Madonna del Buon Consiglio di Frigento, manifestando ancora una volta il suo amore filiale verso la Vergine e il desiderio che i luoghi consacrati a Dio fossero custoditi con dignità e devozione.
Mamma Licia era amata da tutti anche a Frigento, proprio per il suo comportamento umile e raccolto, per la sua devozione al santo Rosario e alla preghiera quotidiana dei Salmi, ma soprattutto per il suo amore all’Eucaristia. Chi la incontrava rimaneva colpito dalla naturalezza della sua fede, che non aveva nulla di ostentato. Ella cercava il silenzio, il raccoglimento e la presenza di Gesù nel tabernacolo, da cui riceveva la forza per affrontare ogni giornata. Il Rosario era per lei una compagnia fedele e una catena dolce che la univa all’Immacolata; i Salmi davano voce alla lode, alla supplica e alla fiducia del suo cuore. Tutta la sua vita spirituale convergeva però nell’Eucaristia, centro e sostegno della sua esistenza.
Mamma Licia ha lasciato un ricordo indimenticabile per la sua vita eroica e caritatevole, per l’alto senso cristiano che seppe infondere in tutte le cose e per la luce con cui la sua profonda fede illuminò il quotidiano. Quella fede, maturata negli anni sotto la guida di San Pio e con la grazia dell’Immacolata, le permise di accettare con il sorriso tanto le consolazioni quanto le lacrime. Non visse una vita priva di difficoltà, ma seppe attraversarle senza perdere l’amore, la speranza e la fiducia nella Provvidenza. La sua grandezza consiste proprio nell’aver trasformato l’esistenza ordinaria di sposa, madre, nonna e bisnonna in un cammino straordinario di unione con Dio.
Il suo esempio continua a parlare alle famiglie del nostro tempo, spesso provate dalla paura del futuro, dalla solitudine e dalla perdita dei valori cristiani. Mamma Licia insegna che la santità può fiorire nella casa, tra le occupazioni quotidiane, nel servizio ai figli, nella fedeltà coniugale e nell’accoglienza generosa della vita. Insegna che una madre, quando vive unita a Cristo, può diventare il cuore spirituale della famiglia e una sorgente di bene per molte generazioni.
La Serva di Dio mamma Licia ha veramente rinnegato se stessa per rivestirsi di Cristo. Per questo la sua vita, pur trascorsa in gran parte nel nascondimento della famiglia, risplende come una testimonianza luminosa. La Vergine Immacolata, tanto amata e invocata, l’ha accompagnata lungo tutto il cammino, mentre San Pio l’ha sostenuta con la sua guida paterna. Oggi il suo ricordo rimane vivo in quanti l’hanno conosciuta e in coloro che, attraverso la sua storia, scoprono la bellezza di una maternità vissuta come vera vocazione e missione.