Da Santa Veronica possiamo imparare l’amore per la salvezza delle anime, la generosità nella sofferenza per la salvezza delle anime e la preghiera fervorosa per salvare sempre più anime.

Se c’è una grazia che dobbiamo chiedere a Santa Veronica Giuliani è proprio quella di darci un po’ del suo ardore per la salvezza delle anime. Sì, la passione per le anime fu il movente di tutta la sua vita a tal punto che i demoni la odiavano e spesso le urlavano dietro: «Maledetta che sei! Tu ci rubi le anime e devi pagarla...».
In un’epoca come la nostra, dove gran parte dell’umanità vive in peccato mortale e perfino molti cristiani sono convinti che nessuno vada all’inferno, Santa Veronica ci mette davanti alla realtà del giudizio e, come un “catechismo vivente”, ci indica il Crocifisso, quale emblema del prezzo della nostra salvezza.
Nel film Il risveglio di un gigante c’è una scena particolare che riguarda la visione dell’inferno, dove moltissime anime, come indicato negli scritti della Santa, cadono “come la neve” nell’abisso senza ritorno: perfino i suoni che accompagnano l’immagine danno proprio l’impressione di una caduta senza speranza. Ma il film, in se stesso, è fiction, e oggi come oggi abbiamo l’immaginazione troppo abituata alla fiction, così da non discernere più quando prendere sul serio tali realtà tremende. Le esperienze di Santa Veronica, in verità, non avevano nulla di “scenografico”, esse si imprimevano nell’anima per lo spavento e l’urgenza soprannaturale di aiutare le anime a non dannarsi, così come successe ai Pastorelli di Fatima.
Come vera figlia di San Francesco, anche la Giuliani ha amato così tanto il Crocifisso da identificarsi con Lui, vivendo la sua Passione e unendosi alle sue sofferenze in modo straordinario. La sua missione di “mezzana” è a dir poco vertiginosa. Gesù, nel Diario, la confermerà più volte «mezzana fra Lui e i peccatori», in quella sua coraggiosissima vocazione che, nel silenzio delle mura del monastero, la porta a «prendere su di sé una specie di vocazione vicaria: riparare per i peccatori, patire per loro e a nome loro, accettare la penitenza che loro dovrebbero scontare».
Santa Veronica vuole la croce su di sé, per salvare ogni anima se fosse possibile, per ottenere anche solo uno sguardo di benevolenza, da parte dello Sposo, verso colui che rischia di perdersi. Solo così si spiegano le “follie” di penitenza di questo gigante di santità.
Col sigillo delle stimmate e con i suoi cinquant’anni di brama di essere crocifissa con Cristo, Santa Veronica risponde, in modo esperienziale, agli interrogativi e alle lacune tremende della nostra epoca.
Anche per la nostra vita pratica, la serafina di Città di Castello ci suggerisce come chiedere le grazie per noi e per i nostri cari. Ella, infatti, quando vuole ottenere una grazia di conversione, invoca sempre il Sangue, le piaghe e la Passione di Gesù. Leggiamo, per esempio, dal Diario: «Mio Dio, vi chiedo anime: queste vostre piaghe siano voci per me, e dite con me medesima: o anime redente col sangue di Gesù, venite a queste fonti di amore. Io vi chiamo, e queste sante piaghe fan voce per me; però venite tutte».
L’altra arma vincente che la Santa ci suggerisce per ottenere la salvezza delle anime è quella di rivolgersi alla Mediatrice di tutte le grazie, di chiedere attraverso Lei ogni grazia. Bellissima, al riguardo, è la visione che la Santa ebbe riguardo a San Francesco d’Assisi. Questa visione, in quest’anno speciale di giubileo del serafino d’Assisi, potremmo farla nostra, in quanto in tale visione il Serafico Padre esorta Santa Veronica ad andare al Cuore di Maria dicendo: «Corri, corri ivi ove è il fonte delle grazie», indicandole il Cuore di Maria che in quell’istante comunica a Santa Veronica un raggio d’amore.
Un’altra volta, stando profondamente raccolta, la Giuliani contempla il Cuore Addolorato di Maria come uno specchio su cui è scritto “fonte di grazie” e aggiunge: «Chi vuole le grazie deve ricorrere al Cuore Addolorato di Maria».
A conferma che la sua via è quella giusta, ci ha lasciato perfino una prova inconfutabile e davanti alla quale la scienza rimane sbalordita: il cuore stesso di Santa Veronica, infatti, all’esame dell’autopsia, portava i segni della Passione di Gesù, le sette spade dei dolori di Maria e tantissimi altri richiami descritti nel Diario dalla Madonna stessa, impressi e indelebili perfino nella carne.
Sia questa grande Santa, vero gigante per la salvezza delle anime, ad intercedere la grazia del vero amore e desiderio di salvare le anime, “correndo”, spiritualmente, al “fonte di grazie”, al Cuore Immacolato di Maria!