RELIGIONE
San Gaspare del Bufalo e Santa Maria De Mattias
dal Numero 24 del 28 giugno 2026
di Rosaria Aniello
Un’originale rubrica per dimostrare come la santità non sia un fatto “isolato”, ma che ognuno di noi, con il proprio esempio, può essere luce per gli altri e trascinare le anime alla santità.
Approfondire la vita dei Santi è un aspetto fondamentale per noi “Chiesa militante”. In effetti, se i Santi sono i nostri modelli, conoscere la loro vita e le loro virtù caratteristiche diventa un’esigenza, dal momento che occorre conoscerli per imitarli. Per ridestare oggi quel medesimo anelito alla perfezione che già ha bruciato nel cuore dei Santi, fedeli al mandato di Gesù «siate perfetti come è perfetto il Padre vostro» (Mt 5,48), prende vita questa rubrica speciale, all’interno della quale immergersi per scorgere, non in un solo Santo bensì in due, insegnamenti preziosi per continuare nella lotta per la santità, soprattutto in questo mondo così traviato e lontano da Dio. La nostra fragile natura umana ha un costante bisogno di essere incoraggiata e spronata lungo la via. Per questo, la rubrica “Incontro fra Santi” nasce con lo scopo di mostrare la solidarietà e la comunione tra anime che si sono prefissate il medesimo ideale della santità. Vedere come i Santi, nonostante le molte difficoltà e le tentazioni che richiedono dure lotte e altrettante sofferenze, abbiano camminato imperterriti, ci dona coraggio e forza per proseguire il cammino. Dopotutto, la storia della Chiesa ci insegna che la santità non nasce mai nell’isolamento: gli stessi Santi, prima di raggiungere le vette dello spirito, si sono lasciati infiammare dall’esempio di altri fratelli. Certamente, vedere i doni straordinari, le estasi o i miracoli operati da alcune anime è stato per molti di loro una scintilla decisiva; eppure, molto spesso, a edificare i cuori è stato l’esempio di esistenze ordinariamente sante, vissute nel silenzio e nel nascondimento. Parliamo di quella santità quotidiana, fatta di doveri ordinari compiuti con amore eroico, senza il sigillo di prodigi clamorosi, ma splendente di fedeltà e pazienza nelle prove di ogni giorno. Questo ci ricorda che il buon esempio ha un potere immenso: sia esso straordinario o nelle vicende ordinarie, una vita sinceramente impregnata di Vangelo non è mai un fatto privato, ma diventa un faro capace di orientare e salvare il prossimo. I primi Santi di cui avremo il piacere di presentare la storia sono San Gaspare del Bufalo e Santa Maria De Mattias. I due si conobbero nel marzo 1822 a Vallecorsa. Santa Maria De Mattias aveva solo 17 anni e attraversava un periodo molto difficile; molte sono le ragioni che spiegavano lo stato d’animo di questa nobile ragazza. A livello politico, la situazione a Vallecorsa era alquanto drammatica. Il borgo si trovava nell’attuale provincia di Frosinone, nel Lazio meridionale, in quella regione storica nota come Ciociaria. Nel 1822 era un paese di frontiera situato esattamente sul delicatissimo confine tra lo Stato Pontificio, dominio del Papa, e il Regno delle Due Sicilie, sotto i Borboni. La posizione geografica di Vallecorsa la rendeva una terra di nessuno, ideale per il brigantaggio. I briganti sfruttavano il confine politico: compivano rapine o sequestri nello Stato Pontificio e poi, per sfuggire ai gendarmi papali, passavano la frontiera rifugiandosi nel Regno di Napoli, dove la polizia borbonica non aveva giurisdizione. Le famiglie benestanti del paese – compresa quella di Santa Maria De Mattias, il cui padre Giovanni era proprietario terriero e ricoprì per un periodo anche la carica di sindaco – vivevano nel terrore costante dei sequestri a scopo di riscatto. Per questo motivo la giovane era costretta a stare segregata in casa, con le finestre sbarrate per la paura delle incursioni. Nel contesto ecclesiologico non mancavano problemi e ferite profonde. Nel 1822 la Chiesa stava vivendo una faticosa e drammatica “restaurazione”. Pochi anni prima, Napoleone Bonaparte aveva invaso lo Stato Pontificio, deportato Papa Pio VII e incarcerato tutti i Sacerdoti e i Vescovi che avevano rifiutato di giurare fedeltà all’imperatore francese – tra cui lo stesso San Gaspare del Bufalo, che patì quattro anni di dura prigione. In un quadro storico così complesso, Papa Pio VII, consapevole che la repressione militare da sola non bastava a fermare i briganti e a pacificare le popolazioni, decise di inviare i suoi “reggimenti spirituali”. Chiese a San Gaspare del Bufalo e ai suoi missionari di viaggiare di paese in paese per convertire i cuori attraverso le missioni popolari, usando l’arma del perdono e della devozione al Preziosissimo Sangue di Cristo. Fu in questo scenario che avvenne l’incontro tra i nostri due protagonisti. San Gaspare arrivò a Vallecorsa nel marzo del 1822, in un’atmosfera tesissima. Le prediche si svolgevano nella chiesa di Sant’Angelo, oggi parrocchia di San Michele Arcangelo. San Gaspare, con voce decisa ma al contempo dolce, parlò con ardore non di castighi, bensì di misericordia, mostrando il crocifisso. Egli invitò la popolazione, compresi i briganti nascosti tra la folla, a deporre le armi in nome del Sangue versato da Cristo. Molti si convertirono a vita nuova e anche Santa Maria De Mattias fu toccata dalla grazia. Come ella stessa narra nelle sue memorie, prima di quel giorno passava molto tempo chiusa in casa, guardandosi allo specchio e, persa nei suoi vani pensieri, avvertiva un grande vuoto dentro di sé. L’incontro fra questi due Santi divenne ancora più profondo e soprannaturale quando, all’interno della stessa chiesa, la giovane riuscì ad accostarsi alla Confessione sacramentale. I frutti di quella santa Confessione non tardarono a farsi notare. San Gaspare la rassicurò sulla misericordia di Dio e le diede i primi, decisivi orientamenti, esortandola a meditare la Passione di Cristo. Soprattutto, le instillò l’idea che la sua vita non doveva essere spesa per le vanità del mondo, ma per una missione straordinaria. A poco a poco, ma con assoluta radicalità, Santa Maria smise di passare le ore davanti allo specchio, tolse i vestiti eleganti e i gioielli che mostravano la sua elevata posizione sociale e scelse una vita di profonda sobrietà. Ella asserirà più tardi nelle sue memorie che lo specchio, prima strumento di vanità, divenne un richiamo: ogni volta che si guardava, sentiva il bisogno di chiedere perdono a Dio per il tempo perso. Tuttavia, benché le vanità di Santa Maria De Mattias siano alquanto conosciute, vi è un altro fatto che appare altrettanto importante e meno risaputo. La Santa, infatti, era solita scacciare la noia perdendo tempo con letture poco edificanti, come romanzi leggeri o storielle sentimentali dell’epoca. In seguito alla Confessione fatta con San Gaspare, abbandonò definitivamente quelle letture frivole che alimentavano la sua vanità interiore; un distacco che le costò molto sacrificio e impegno ma che superò, applicandosi, su consiglio del Santo, alla meditazione dell’opera di padre Alfonso Rodriguez Esercizio di perfezione e di virtù cristiane. Sapendo che la sua permanenza a Vallecorsa era transitoria, San Gaspare affidò con lungimiranza la cura spirituale di Santa Maria a don Giovanni Merlini (oggi dichiarato venerabile). Quest’ultimo, seppur caratterialmente diverso da San Gaspare – che era focoso ed energico – era un uomo virtuosissimo e prudente. Seppe guidare con saggezza l’anima di Santa Maria per ben trent’anni, incoraggiandola nelle difficoltà e aiutandola concretamente a scrivere i regolamenti per fondare, ad Acuto nel 1834, la Congregazione delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo. Vediamo così come la solidarietà nella santità si allarghi, includendo nuove figure dedite allo stesso ideale.
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