
Sparsi un po’ ovunque in Italia, ci sono migliaia e migliaia di monumenti dedicati a Padre Pio. Statue che lo ritraggono in piedi o inginocchiato, sorridente o immerso in preghiera, e che si trovano nelle chiese, nelle cappelle, nei giardini privati. Diverse centinaia di queste statue sono opera di un signore di Bolzano che, per le imperscrutabili vie del Cielo, si è trovato a vivere una meravigliosa avventura accanto a Padre Pio. Il suo nome è Agide Finardi. È scomparso nel 2010 all’età di novant’anni. Ma abbiamo fatto in tempo ad incontrarlo e a farmi raccontare la sua bellissima e straordinaria testimonianza.
«Non sono uno scultore – mi aveva detto. Mi sono sempre interessato di motori e a ventidue anni ero già un affermato costruttore di automobili. Avevo una ditta, si chiamava «Rondine» e andava a gonfie vele. Ma quando è morto Padre Pio, i suoi figli spirituali hanno insistito perché facessi delle statue. Lo chiedevano a me perché avevo conosciuto molto bene il Padre. Così ho fatto un tentativo ed è venuto bene. Da quel momento non ho più smesso».
Agide Finardi aveva incontrato per la prima volta Padre Pio nel 1949. «Allora stavo vivendo una situazione un po’ complicata. I miei genitori erano entrambi malati di tumore e poi ero sposato da quattro anni ma io e mia moglie non avevamo ancora avuto figli. Sentivo parlare di questo Padre Pio, un frate che compiva prodigi, e così decisi di andare a chiedergli consiglio e chissà, magari, anche aiuto. Ricordo che arrivai a San Giovanni Rotondo la mattina molto presto e, dopo aver seguito la Messa, andai dal Padre per la Confessione. Prima che aprissi bocca però lui mi disse: “Ti sei confessato ieri mattina!”. Era vero, mi ero confessato a Foggia. Risposi che desideravo fare una Confessione generale. E cominciai anche a raccontare dei miei genitori, del mio cruccio di non essere un genitore. Padre Pio mi ascoltò con attenzione poi e mi disse: “La tua mamma camperà alcuni mesi, tuo padre alcuni anni. Avrai un figlio che chiamerai Pio e ricomincerai il lavoro tutto da capo”. Senza riflettere sulle sue parole, ma avendo capito che la Confessione era terminata feci per alzarmi. Ma lui: “Non hai dimenticato di darmi qualcosa?”. Era vero! Prima della Confessione mi ero preparato un’offerta e stavo dimenticando di dargliela. Ma lui come faceva a saperlo?
Passò del tempo e mi accorsi che quanto Padre Pio mi aveva detto si stava realizzando alla lettera. Pareva avesse letto il mio futuro come in un libro. Mia madre, infatti, morì dopo tre mesi. Mio padre invece visse fino al 1953, cioè per altri quattro anni. Mia moglie rimase incinta e nove mesi dopo diede alla luce un figlio maschio, che naturalmente chiamai Pio. Inoltre, per complicate vicende familiari, dopo la morte di mia madre, fui costretto ad andarmene da casa, chiudere la ditta di automobili che possedevo e cominciare tutto da capo, con un nuovo lavoro, facendo il tornitore sotto padrone. Ogni cosa esattamente come Padre Pio aveva previsto.
Da allora, tornai molte volte a San Giovanni Rotondo e divenni figlio spirituale del Padre. Lui volle che io lavorassi per la chiesa che allora si stava costruendo a San Giovanni Rotondo. Ho eseguito tutte le opere in ferro e in bronzo. Praticamente ho lavorato in quella chiesa fino alla sua morte. Accanto a lui poi ho visto prodigi meravigliosi. Era come vivere in un mondo fiabesco.
Una sera, ad esempio, partii da San Giovanni Rotondo per tornare a Bolzano. Ero molto stanco e ad un certo punto del viaggio, mi addormentai alla guida. Non so quanta strada feci. Ad un certo momento però sentii un pugno tremendo allo stomaco che mi tolse il respiro. Bloccai la macchina. Venti metri più avanti c’era un passaggio a livello chiuso e proprio in quell’istante passò il treno. Se non mi fossi svegliato sarei stato travolto. Feci subito inversione e tornai a San Giovanni Rotondo. La mattina dopo andai da Padre Pio. Prima ancora che dicessi qualcosa, mi rimproverò: “Uagliò quando si è in quelle condizioni non si deve partire! Vuoi che ti guidi la macchina fino a casa?”. Mi aveva salvato lui! Era stato lui a darmi quel pugno.
Un giorno, dopo essermi confessato, gli chiesi se mi poteva dare un ricordino per alcuni miei compaesani. Mi diede tre medagliette. “Padre, le persone sono quattro!”, gli dissi. E lui: “No. Uno si deve convertire. Poi avrà la medaglietta”. Infatti una di queste persone era di famiglia protestante.
Un’altra volta, ero a Bolzano e stavo assistendo alla Messa. A quel tempo, il Sacerdote celebrava volgendo le spalle ai fedeli. Quando si girò, con grande sorpresa vidi che era Padre Pio! Pensai di avere le allucinazioni e andai più vicino. Era proprio lui. Ma come era possibile? Finita la Messa corsi in sagrestia e lì mi accorsi che il Sacerdote non era Padre Pio. Allora cominciai a pensare che forse lui voleva dirmi qualcosa. Saltai in macchina a guidai fino a San Giovanni Rotondo. Quando mi vide, il Padre disse: “Uè, ti devo venire a prendere fino a casa?”.
Durante i miei soggiorni a San Giovanni, mi capitava di servire Messa a Padre Pio. Ricordo che una volta fui assalito da un forte dubbio. Pensai che forse, al Padre non sanguinavano davvero le mani, che le stimmate non fossero vere. Mi misi a pregare per cacciare quel sospetto ma era come un tarlo. Al momento di versare l’acqua e il vino, mi accorsi che dal mignolo del Padre stava scendendo una goccia di sangue. E poi la goccia cadde nel calice. Mi spaventai e mi commossi allo stesso tempo, al punto che versai acqua e vino sull’altare. Padre Pio mi lanciò un’occhiataccia di fuoco. Finita la Messa mi prese in disparte e mi disse: “E tu avevi il coraggio di dubitare?”».
di Roberto Allegri