MARIA SS.
Le virtù di Maria La presenza di Maria all’altare del Santo Sacrificio
dal Numero 23 del 21 giugno 2026
di Fra Paolo M. Pio da Ancona
L’Eucaristia è strettamente legata all’Incarnazione, perché attraverso il Fiat della Madonna Gesù ha preso Corpo e Sangue da Lei. Maria Santissima deve essere dunque nostro modello nel ricevere santamente Gesù Eucaristia.
La presenza della Vergine Maria al Sacrificio del Calvario è attestata da San Giovanni evangelista: «Stavano presso la Croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala» (Gv 19,25). Essendo la Santa Messa lo stesso medesimo Sacrificio del Calvario, dobbiamo ben pensare che Maria è presente, ora come allora, al Sacrificio del divin Figlio. La presenza della Madonna alla Santa Messa si ha in virtù dei suoi privilegi, in particolare della Maternità divina e della Corredenzione. Il Figlio di Dio si incarnò in Maria, prese dimora nel suo grembo verginale, nacque “nel tempo” da Lei e da Lei assunse la natura umana. Sant’Agostino dirà che «dalla carne di Maria, Cristo prese la sua propria carne». Il mistero dell’Eucaristia è legato al mistero dell’Incarnazione: come infatti per il Fiat di Maria Gesù ha preso Corpo e Sangue da Lei, così il pane e il vino eucaristico si transustanziano nel Corpo e nel Sangue di Gesù per l’azione, seppur nascosta e misteriosa, di Maria Santissima. Quali erano le disposizioni di Maria nel momento dell’Incarnazione del Verbo in Lei, tali devono essere le nostre disposizioni nell’accogliere Gesù Eucaristico in noi; con l’Eucaristia infatti Gesù viene a prendere dimora in noi. Fede, speranza, carità, umiltà, povertà, verginità e castità, obbedienza, orazione... Tutte le virtù sono state esercitate dalla Madonna in grado eroico per aderire perfettamente alla volontà di Dio. Accettando di diventare Madre del Signore, Maria accettava anche il disegno salvifico di Dio della Redenzione universale, portata a compimento nel Sacrificio del Calvario: Gesù Redentore, tra le sofferenze e i patimenti della Croce, Maria Madre Corredentrice, con la spada del dolore che trapassa interamente la sua anima. Padre Stefano M. Manelli, sulla via tracciata dai Santi e dalla Tradizione, afferma che «l’Eucaristia si presenta come il compimento e il prolungamento dell’Incarnazione redentrice del Verbo, voluta da Dio per la nostra salvezza che è costata tutto il Sangue di Gesù e gli strazi della divina Madre sul monte Calvario». Nell’Eucaristia, con Gesù riceviamo in un certo senso anche Maria: difatti Gesù ha assunto la natura umana da Maria, “carne della sua carne, sangue del suo sangue”, per cui questa eccelsa Madre e il suo divin Figlio sono sempre uniti insieme indissolubilmente, unificati dal Sommo Amore: «L’Immacolatezza di Maria, la Verginità di Maria, la tenerezza, la dolcezza, l’amore di Maria e perfino gli stessi tratti del volto celestiale di Maria, tutto ritroviamo in Gesù, giacché l’umanità santissima assunta dal Verbo è tutta e solo l’umanità di Maria, per il mistero ineffabile della concezione verginale, operata dallo Spirito Santo, che rese Maria Madre di Gesù consacrandola Vergine eternamente intatta e splendente nell’anima e nel corpo», «e in Gesù è sempre la carne immacolata e il sangue verginale della sua Mamma divina che penetra nel nostro cuore e inebria la nostra anima» (padre Stefano M. Manelli). Con l’Eucaristia Gesù viene a dimorare in noi, ma molto di più noi dimoriamo in Lui, veniamo come assorbiti dalla Divinità di Gesù, per cui nell’Eucaristia partecipiamo della sua vita divina. Se questo accade in noi, a maggior ragione accadeva in Maria Santissima: partecipava di questa intima comunione con Lui, era tutta in Gesù. Dalle esperienze dei Santi, sappiamo che Maria si comunicava, riceveva l’Eucaristia. San Pier Giuliano Eymard attesta la vita eucaristica di Maria: «Maria viveva, per mezzo dell’Eucaristia, d’una vita interiore e nascosta, silenziosa, lontana dal mondo, con Gesù solo per testimonio e confidente. La sua vita si consumava nel contemplare, ringraziare la somma bontà di Gesù nell’Eucaristia; e questa vita assorbiva il suo spirito, e lo nutriva di verità; riempiva soavemente il suo cuore». Vita interiore, nascondimento, raccoglimento, silenzio: sono queste le virtù che dobbiamo praticare quando ci accostiamo nel ricevere Gesù Eucaristico nel nostro cuore. L’esperienza mistica della Ven. Maria d’Agreda attesta che la Vergine Maria era presente all’Ultima Cena, sebbene si trovasse in una stanza separata rispetto al cenacolo e si comunicò, ricevendo l’Eucaristia dall’Arcangelo Gabriele. In un’altra occasione, quando ricevette la Comunione con gli Apostoli, si appartò e, rapita in estasi, fu trasportata lontano dalla terra e l’Eterno comandò a Lucifero di venire dall’inferno con le sue schiere, facendo «loro comprendere [...] la grandezza e la superiorità che aveva Colei che perseguitavano come nemica. [...] Intesero per maggior loro terrore che Ella possedeva nel suo petto Cristo Sacramentato ed era tenuta sotto la protezione dell’Onnipotente, affinché con la partecipazione delle sue virtù li umiliasse e li schiacciasse facendoli svanire». La Vergine Maria venne «a conoscenza anche dell’ingratitudine con cui i mortali si sarebbero comportati verso un mistero così ineffabile, istituito a loro rimedio». I sacrilegi eucaristici, l’indifferenza verso il Santissimo Sacramento, le “riforme” liturgiche e le liturgie moderne, che sanno più di eventi mondani anziché di Sacrificio Eucaristico, sono tutti segni di una imminente apostasia verso l’Eucaristia. Per superare questo pericolo dobbiamo seguire gli esempi dei Santi e della Regina di tutti i Santi, disporci a ricevere l’Eucaristia con la Confessione, fermarci a fare il ringraziamento, rinnovare il nostro amore a Gesù con frequenti visite al tabernacolo e Comunioni spirituali, ricordando le parole del Sommo Pontefice Benedetto XVI, il quale indicava Maria quale «modello di come ciascuno di noi è chiamato ad accogliere il dono che Gesù fa di se stesso nell’Eucaristia».
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