San Francesco esprime nei suoi Scritti il suo amore al Corpo del Signore e lo trasmette ai suoi figli, presenti e futuri, che saranno i corifei di un’attenta e sentita pietà eucaristica.

L’amore all’Eucaristia è il cuore della spiritualità francescana. Ecco alcuni estratti tratti dagli Scritti di Santi francescani che lo dimostrano.
San Francesco
«Tutti quelli che vedono il sacramento, che viene santificato per mezzo delle parole del Signore sopra l’altare nelle mani del sacerdote, sotto le Specie del pane e del vino, e non vedono e non credono, secondo lo spirito e la divinità, che è veramente il santissimo corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, sono condannati, perché è l’Altissimo stesso che ne dà testimonianza, quando dice: “Questo è il mio corpo e il mio sangue della nuova alleanza [che sarà sparso per molti]”, e ancora: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna”.
Per cui lo Spirito del Signore, che abita nei suoi fedeli, è lui che riceve il santissimo corpo e il sangue del Signore. Tutti gli altri, che non partecipano pano dello stesso Spirito e presumono ricevere il santissimo corpo e sangue del Signore, mangiano e bevono la loro condanna. Perciò: Figli degli uomini, fino a quando sarete duri di cuore? Perché non conoscete la verità e non credete nel Figlio di Dio?
Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, cosi anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, cosi anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero» (Ammonizione I).
Sant’Antonio da Padova
«Ogni giorno noi sacerdoti offriamo Gesù Cristo nel Sacramento dell’altare a Dio Padre, affinché ci ottenga il perdono delle nostre colpe... Noi sacerdoti facciamo ciò che fa una donna quando il marito adirato vuole percuoterla: ella prende tra le braccia il suo bambino, lo solleva in alto e, presentandolo al padre irato, grida: “Batti, percuoti questo innocente!”. II fanciulletto, scoppiando in lacrime, implora pietà per la mamma. Il padre, commosso dalle lacrime del figlio che teneramente ama, perdona alla moglie. Cosi nel sacrificio dell’altare, al Padre celeste adirato con noi per le nostre iniquità noi presentiamo Gesù Cristo, Figliol suo, come pegno di riconciliazione, fiduciosi che, se non per noi, almeno per lui che gli è tanto caro, ci risparmi i meritati castighi e ci sia largo di perdono, memore delle sue lacrime, dei suoi affanni, dei suoi patimenti» (Sermones).
San Bonaventura
«Nel sacramento eucaristico in modo più sublime che negli altri, risplende la potenza, la sapienza e la bontà di Dio: esso sopravanza gli altri sacramenti, ed è il loro compimento, così come la carità è compimento di tutte le virtù» (IV Sent.).
«Poiché Cristo Gesù è presente corporalmente nell’Eucaristia, si aumenta il merito della fede, mentre si crede ciò che in nessun modo la ragione conosce. S’infiamma pure la devozione della carità, sentendo presente nella carne il Signore: come alla presenza del fuoco cessa il freddo, così alla presenza della carne di Cristo si fuga la tiepidezza. E si solleva la fiducia della speranza: chi è infatti che non confida di essere esaudito, mentre offre al Padre quello stesso Gesù che fu offerto sulla croce?» (Ibidem).
Beato Giovanni Duns Scoto
«Se gli eretici volessero spiegare le parole di Cristo: “Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue...” dicendo che sono pronunciate in senso figurato, come quelle che si trovano nel Vangelo di Giovanni (cap. XV), in cui Gesù dice: “Io sono la vera vite”; o nella prima lettera ai Corinzi (cap. X): “La pietra era Cristo”, questo è del tutto contro l’intenzione del Salvatore. Infatti, una regola universale per comprendere se le parole del Salvatore hanno un senso figurato o no, è di collegarle con le espressioni precedenti o successive, in quella pericope o in altre presenti nella Scrittura. Quando Cristo disse: “Io sono la vite”, aggiunse subito dopo: “e voi i tralci”, per cui è evidente che i discepoli non erano i tralci naturali, ma solo figurati. Ma quando nel Vangelo di Luca Gesù disse: “Questo è il mio corpo”, subito aggiunse “che è dato per voi”. E quando disse: “Questo è il calice del mio sangue”, subito aggiunse: “che è versato per voi”, e questo è anche in altri passi della Scrittura, ossia nel cap. VI di Giovanni, dove si trova un lungo discorso su questo sacramento dove è manifesta ed evidente l’intenzione delle parole di Cristo» (Opus Oxoniensis).