SPIRITUALITÀ
La profezia sulla Madre del Contraddetto
dal Numero 21 del 7 giugno 2026
di Dom Prosper Guéranger Tratto da: L’Anno liturgico
Il mistero della Santissima Eucaristia appare in tutto il suo splendore soprattutto nella solenne processione eucaristica, caratteristica di questo santo giorno.
«Chi è costei che avanza profumando il deserto del mondo d’una nube d’incenso, di mirra e di ogni sorta di profumi? La Chiesa attornia la lettiga dorata in cui appare lo Sposo nella sua gloria. Accanto a lui sono raccolti i forti d’Israele, sacerdoti e leviti del Signore, potenti presso Dio. Figlie di Sion, uscitegli incontro; contemplate il vero Salomone sotto lo splendore del diadema di cui l’ha incoronato la madre nel giorno delle sue nozze e del gaudio del suo cuore (cf Ct 3,5-11). Questo diadema è la carne che il Verbo ha ricevuta dalla Vergine purissima, quando ha preso in sposa l’umanità» (San Gregorio, Sul Cantico dei Cantici). Per quel corpo perfettissimo, per quella carne sacrosanta continua tutti i giorni, sul santo Altare, l’ineffabile mistero delle nozze dell’uomo e della Sapienza eterna. Non è dunque giusto che una volta all’anno la santa Chiesa dia libero corso ai suoi trasporti verso lo Sposo nascosto sotto i veli del Sacramento? Per questo il Sacerdote consacra in questo giorno due Ostie, e dopo averne consumata una, pone l’altra nell’ostensorio che, recato rispettosamente in mano, attraverserà, sotto il baldacchino, al canto degli inni, le file della moltitudine prostrata. Storia Questa solenne dimostrazione verso l’Ostia santa è più recente della stessa festa del Corpus Domini. Urbano IV non ne parla nella sua Bolla d’istituzione del 1264. Invece, Martino V ed Eugenio IV, nelle loro costituzioni, ci danno la prova che essa era già in uso fin da quel tempo, poiché concedono particolari indulgenze a coloro che la seguono. Il milanese Donato Bossio riferisce nella sua Cronaca che “il giovedì 29 maggio del 1404 si portò per la prima volta solennemente il Corpo di Cristo per le strade di Pavia, come è entrato in uso in seguito”. Alcuni autori ne hanno concluso che la Processione del Santissimo Sacramento non risaliva oltre tale data, e doveva la sua prima origine alla Chiesa di Pavia. Ma una simile conclusione sorpassa il testo su cui si basa, e che può benissimo non esprimere altro che un fatto di cronaca locale. Troviamo infatti la Processione menzionata su un titolo manoscritto della Chiesa di Chartres nel 1330, in un atto del Capitolo di Tournai nel 1325, nel concilio di Parigi del 1323 e in quello di Sens del 1320. Speciali indulgenze sono concesse da questi due Concili all’astinenza e al digiuno della Vigilia del Corpus Domini, ed essi aggiungono: «Quanto alla solenne Processione che si fa il Giovedì della festa portando il divin Sacramento, siccome pare che essa sia stata introdotta ai giorni nostri per una specie di divina ispirazione, non stabiliamo nulla per il momento, lasciando ogni cosa alla devozione del clero e del popolo» (Conc. t. XI). L’iniziativa popolare sembra avere avuto dunque una grande parte in questa istituzione; e come Dio aveva scelto, nel secolo precedente, un papa francese per istituire la Festa, dalla Francia ancora si diffuse a poco a poco in tutto l’Occidente questo glorioso complemento della solennità del Mistero della fede. Sembra probabile tuttavia che in principio l’Ostia santa non fosse, almeno dappertutto, portata in mostra come oggi nelle processioni, ma solo velata e racchiusa in una cassa o in una teca preziosa. C’era l’usanza di portarla in questa maniera fin dal secolo XI in alcune Chiese nella Processione delle Palme e in quella del mattino della Risurrezione. In seguito l’uso degli ostensori o esposizioni, come li chiama il concilio di Colonia del 1452, seguì quasi subito l’istituzione della nuova Processione. Dottrina del Concilio di Trento Tuttavia, l’eresia protestante tacciò subito di novità, di superstizione e di odiosa idolatria questi naturali sviluppi del culto cattolico ispirati dalla fede e dall’amore. Il concilio di Trento colpì di anatema le recriminazioni dei settari (Sess. XIII, c. VI) e, in un capitolo speciale, giustificò la Chiesa in termini che non possiamo fare a meno di riprodurre: «Il santo Concilio dichiara piissima e santissima l’usanza, che si è introdotta nella Chiesa, di consacrare ogni anno una festa speciale a celebrare in tutti i modi l’augusto Sacramento, come pure di portarlo in processione per le vie e le pubbliche piazze con pompa ed onore. È giustissimo infatti che siano stabiliti alcuni giorni in cui i cristiani con una dimostrazione solenne e specialissima, testimoniano la loro gratitudine e il loro devoto ricordo verso il comune Signore e Redentore, per il beneficio ineffabile e divino che ripropone ai nostri occhi la vittoria e il trionfo della sua morte. Così bisognava ancora che la verità vittoriosa trionfasse sulla menzogna e sull’eresia, in modo che i suoi avversari, in mezzo a tanto splendore e a tanto gaudio di tutta la Chiesa, o perdano il coraggio o, confusi, giungano alfine alla resipiscenza» (Sessione XIII, c. V). Le bellezze della festa del Corpus Domini Ma noi cattolici, fedeli adoratori del Sacramento d’amore, «con quale gaudio – esclama l’eloquente Padre Faber – non dobbiamo contemplare quella splendente e immensa nube di gloria che la Chiesa in questa occasione fa salire verso Dio! Sì, sembrerebbe che il mondo sia ancora nel suo stato di fervore e d’innocenza primitiva! Guardate quelle gloriose processioni che, con i loro stendardi scintillanti al sole, si snodano attraverso le strade ornate di fiori dei villaggi cristiani, sotto le volte venerabili delle antiche basiliche e lungo i cortili dei seminari, asili della pietà. In quel concorso di folle, il colore del volto e la diversità delle lingue non sono che rinnovate prove dell’unità di quella fede che tutti sono lieti di professare con la voce del magnifico rituale di Roma. Su quanti altari di forma diversa, tutti ornati dei fiori più soavi e risplendenti di luce, tra nuvole d’incenso, al suono dei sacri cantici e davanti a una moltitudine prostrata e raccolta, il Santissimo Sacramento viene sollevato per ricevere le adorazioni dei fedeli, e abbassato per benedirli! E quanti atti ineffabili di fede e d’amore, di trionfo e di riparazione non ci rappresenta ognuna di queste cose! Il mondo intero e l’aria della primavera sono ripieni di canti di letizia. I giardini sono spogli dei loro più bei fiori, che mani devote gettano sul cammino del Dio che passa velato nel Sacramento. Le campane fanno risuonare lontano i loro giocondi concerti. Il Papa sul suo trono e la giovinetta nel suo villaggio, le religiose di clausura e gli eremiti solitari, i vescovi, i dignitari e i predicatori, gli imperatori, i re e i principi, tutti sono oggi ripieni del pensiero del Santissimo Sacramento. Le città sono illuminate, le abitazioni degli uomini sono animate dai trasporti della gioia. È tale la letizia universale che gli uomini vi si abbandonano senza sapere perché, e rinasce su tutti i cuori dove regna la tristezza, sui poveri, su tutti quelli che rimpiangono la libertà, la famiglia o la patria. Tutti questi milioni di anime che appartengono alla regale famiglia e al linguaggio spirituale di san Pietro sono oggi più o meno prese dal Santissimo Sacramento, sì che tutta la Chiesa militante trasale d’una gioia e d’una emozione simile al fremito dei flutti del mare agitato. Il peccato sembra dimenticato; le lacrime stesse sembrano piuttosto strappate dall’eccesso della felicità che dalla penitenza. È un’ebbrezza simile a quella che trasporta l’anima che fa il suo ingresso in cielo; o meglio si direbbe che la terra stessa passa nel cielo, come potrebbe accadere appunto per la gioia di cui l’inonda il Santissimo Sacramento» (II Santissimo Sacramento, I). Durante la Processione si cantano gli Inni dell’Ufficio del giorno, il Lauda Sion, il Te Deum e, secondo la lunghezza del percorso, il Benedictus, il Magnificat o altri canti liturgici che abbiano qualche riferimento all’oggetto della festa, come gli Inni dell’Ascensione indicati nel Rituale. Ritornando alla Chiesa, la funzione termina, come al solito, con il canto del Tantum ergo, del Versetto e dell’Orazione del Santissimo Sacramento. Ma, dopo la Benedizione solenne, il Diacono espone l’Ostia santa sul trono dove i fedeli le faranno una guardia d’onore.
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