SPIRITUALITÀ
LaVenerabile Teresita Quevedo: una vita di unione con Maria
dal Numero 20 del 31 maggio 2026
di Carmel De Angelis
Un motto che diventa il leitmotiv di una vita, realizzato appieno con tenacia e amore da una giovanissima figlia di Maria. Facciamo nostro questo mirabile esempio.
«Madre mia, chi guarda me, veda te!». Ecco l’ideale di una giovane di 20 anni, che ha vissuto una vita tutta protesa all’unione con la Vergine Santissima. Piena di frutti di virtù, è di esempio per tutta la Chiesa, dimostrandoci come l’amare la nostra Mamma celeste è la vera felicità di questa vita di esilio terreno. Maria Teresa Gonzàlez-Quevedo nacque il 14 aprile del 1930 nella capitale spagnola. Già da bambina manifestava una speciale inclinazione per la devozione e la pietà, soprattutto verso la Madonna. Lei stessa raccontò come nacque la sua devozione verso la Madre del Cielo: «La devozione alla Vergine me la diede Lei stessa. Sin da piccola [...] mi piaceva molto l’orazione “mia Signora e Madre mia, tutta mi dono a voi”». E Teresita cercò di custodire questo dono speciale che le fece Maria Santissima, impegnandosi a trarne frutto per tutta la sua vita, corrispondendo con generosità alle grazie e ai lumi che le dava la Vergine. L’amore che nutriva per Lei fu in continua ascesa, fino a farla divenire «pazza per Lei». Questa fu segnata da intensi periodi, nei quali la Venerabile faceva seri propositi e praticava con massima generosità tutti i mezzi per rendersi più cara alla sua “Madrecita”. Teresita era una ragazza eccezionale, ricca di doti di grazia e natura, ma anche per lei – come per tutti – valse il detto “Santi non si nasce”. Aveva i suoi difetti, un carattere molto vivace, una certa tendenza alle vanità e un “orrore” per i libri e lo studio, suoi “nemici” fino alla fine della vita. Ma man mano che, con l’aiuto della Vergine, Teresita si sforzava di vincere questi suoi difetti e acquistare le virtù, crescevano la sua unione e il suo amore verso la Madonna. Momento decisivo nella vita di Teresita furono alcuni esercizi spirituali, durante i quali Teresita – che allora aveva soltanto 10 anni –, comprendendo il dovere che si ha di amare Dio e servirlo, fece il fermo proposito di lavorare per la santità cominciando a impegnarsi nella pratica delle virtù e nella lotta contro i suoi difetti. Questo lo faceva anche per far piacere alla sua Mammina e i brillanti frutti non tardarono a venire. Ben presto, infatti, capì che il vero amore, quello che ci è stato mostrato dal nostro Redentore e dalla sua Santissima Madre, è l’amore che si manifesta soprattutto nel dolore, nel sacrificio di se stessi, nel donarsi senza ritenere nulla per sé, e questo amore lo fece suo per il resto della vita, sempre con il sorriso, perché tutto era per manifestare il suo amore verso la Mamma celeste. Soprattutto nel mese di maggio, lo sforzo di Teresita arrivava agli estremi: voleva «darsi tutta alla Madonna, e lo faceva con tutta l’anima e in tutte le maniere». Allora si impegnava al massimo nello studio, aiutando pure le amiche; era più caritatevole verso chi le era naturalmente antipatico; mangiava tutto ciò che le veniva dato, anche se le dava ripugnanza; offriva piccoli sacrifici in tutto; pregava di più... Insomma, era per coloro che le stavano intorno una vera ammirazione ed edificazione. «È il mese di maggio!», era la sua candida giustificazione alla sua trasformazione spirituale. Possiamo pensare che queste rinunce e mortificazioni son ben piccole paragonate agli atti eroici di tanti Santi e Sante come San Francesco, San Pietro d’Alcantara, Santa Caterina da Siena, ecc. Ma non vuole da tutti la stessa santità, perciò ci dà anche modelli più imitabili, che ci dimostrano come Dio guarda non alle opere, ma all’amore che mettiamo nel compierle per Lui solo. In Teresita era evidente questa spinta: tutto faceva per la sua Madrecita. Quando entrò a far parte della Congregazione Mariana, da lei frequentata nell’Istituto delle Carmelitane della Carità, dove compiva gli studi, consacrandosi alla Madonna, il suo impegno divenne obbligo e per aiutarsi ad attuarlo più fervorosamente scelse il motto «Madre mia, chi guarda me, veda te» e possiamo dire che, questo programma di vita, Teresita lo ha vissuto alla lettera. Tra le virtù che più spiccano in Teresita Quevedo nel suo rapporto con la Madonna, sono la fiducia illimitata e l’umiltà. Teresita era convinta che la Madonna volendola santa, non avrebbe mai mancato di aiutarla in tutte le difficoltà e di sostenerla nella sofferenza. Scrisse nel suo diario: «Io so che da me non potrei nulla [...] ma, per la grandissima fiducia che ho in Lei, la Madonna mi farà santa». Questa fiducia, poi, la portava a essere in un continuo stato di umiltà perché, conscia del suo “nulla”, era convinta che la Mamma avrebbe fatto tutto per lei dandole forza per superarsi. Anche se qualche volta cadeva, lasciando vincere la natura, non si scoraggiava, riconoscendo la sua piccolezza, e proponendosi di correggersi con l’aiuto della Madonna: «Non dobbiamo adirarci quando ci sorprendiamo tanto pieni di miserie – scriveva – perché questo è amor proprio, ma dobbiamo fare tutto il possibile perché le nostre imperfezioni ci servono per conoscerci sinceramente [...]. E quando non abbiamo altro da offrir a Gesù, diciamo alla Madonna che gli presenti il poco che siamo, visto che lei è la sua madre e allo stesso tempo la nostra». Ecco “l’asso nella manica” di Teresita: abbandonarsi alla Mamma celeste, non dubitare del suo amore, anche se non ne siamo meritevoli; Lei, con la nostra buona volontà, ci penserà a farci santi, a portarci a Gesù. L’entrata in convento, portò Teresita a un maggiore impegno nell’unione con la Vergine Santa. La vocazione le ha offerto diversi mezzi, permettendole di vivere una vita più simile a quella della Madonna, attraverso l’obbedienza, la povertà e la verginità, fondamenti dello stato religioso. Ormai, Teresita non soltanto viveva per piacere alla sua Madrecita, ma lo faceva nella maniera più gradita a Maria: imitandola nelle sue virtù, nella consacrazione totale a Dio. Il suo vivere era un costante stare “sotto lo sguardo della Vergine”, agire, pensare, parlare come Lei, avere i suoi sentimenti, i suoi gusti, imitarla nel donarsi e consumarsi per la salvezza dei peccatori. S’impegnava ad accettare e soffrire con gioia tutte le sofferenze che Dio le mandava, soprattutto la terribile malattia negli ultimi anni che la portò alla morte. È da notare che questa intensa vita di ascetica non era frutto di sentimentalismo che le dava consolazioni continue nel sacrificarsi: Teresita ha conosciuto anche aridità, noia e difficoltà nel suo impegno di santificazione, ma tutto superava con l’immenso amore che portava alla sua Madrecita; e questa, per ricompensare la sua piccola Teresa, non cessò mai di aiutarla, fino alla sua dolorosa agonia e morte, ottenendogli il premio tanto desiderato dopo un arduo e combattuto lavoro. Teresita Quevedo, o potremmo dire, per la sua santificazione attraverso una “piccola via” con l’aiuto della Madonna, la “Santa Teresina mariana”, è per noi tutti, un ammirabile modello di autentica vita cristiana vissuta nella luce dell’Immacolata. Guardiamo a lei per attuare la volontà di Dio su di noi, perché, come ci dimostra, attraverso la Vergine, la via della perfezione, di conformità a Cristo, diventa “più bella, più piacevole e più sicura”.
Casa Mariana Editrice
Sede Legale
Via dell'Immacolata, 4
83040 Frigento (AV)
Proprietario: Associazione CME Il Settimanale di Padre Pio. Tutti i diritti sono riservati. Credits