Sull’esempio di Maria Santissima noi dobbiamo far fruttificare in noi i doni dello Spirito Santo, partendo dall’approfondire in qual modo la Madonna visse tali doni.

La virtù adorna e nobilita la razionalità della creatura, inclinandola a compiere opere buone; è una qualità che, una volta acquistata, difficilmente si separa dalle facoltà dell’anima. Questo ce lo hanno dimostrato, in tutti gli svariati tempi storici, i Santi, i quali hanno portato al grado eroico queste virtù, meritando così di essere innalzati agli onori degli altari.
Maria Santissima fu adornata, fin dal primo istante della sua vita, di tutte le virtù in grado eminente e, aumentando continuamente la grazia che il Signore le impartiva, acquistò sempre più meriti. Siccome l’Immacolata non fu nemmeno sfiorata dalla colpa, le sue facoltà furono ordinatissime. Oltre ad avere le virtù infuse, ebbe anche quelle acquisite, ottenute con l’assiduo esercizio; però ora ci focalizzeremo non sulle sue virtù, bensì sui sette doni dello Spirito Santo che ebbe la nostra Madre celeste.
Maria Santissima possedeva tutti i doni dello Spirito Santo, essendo Lei la Madre del Verbo divino, da cui procede lo Spirito Santo. La Ven. Maria d’Agreda nella sua aurea opera La Mistica Città di Dio, raccolta in due volumi in cui narra per rivelazione divina tutta la vita della Santissima Vergine, dichiara che Maria, in virtù della sua altissima dignità di Madre di Dio, possedeva i doni del suo divino Sposo in una proporzione degna del suo titolo; perciò è evidente che vi era un’abissale differenza tra i doni che possedeva Lei e quelli che possono possedere delle semplici creature. Lei fu la magnifica abitazione dell’Altissimo, edificata e fondata sopra questi sette doni che sono: il dono della Sapienza, dell’Intelletto, del Consiglio, della Fortezza, della Scienza, della Pietà e del santo Timore. Se consideriamo questi sette doni mediante l’acquisizione delle virtù con la disciplina e l’esercizio, il dono del Timore di Dio occupa il primo posto per importanza. Se invece si considera la Persona di Cristo, possiamo considerare i doni a partire da quello della Speranza. La Ven. Maria d’Agreda considera i doni nell’ordine classico anche per la Santissima Madre.
Innanzitutto, il dono della Sapienza consiste nel gustare mediante l’intelletto le verità delle realtà divine nel loro più intimo e supremo aspetto. Questo gusto della sapienza consiste nel godere del sommo Bene ed è dono che perfeziona la virtù della carità. In Maria Santissima questo effluvio di Sapienza la fece immacolata e ardente di amore verso Dio, più dei Serafini. Da questo dono scaturì pure il dono dell’Intelletto che si trovò nella Madonna in modo singolare; questi due doni guidavano tutte le azioni delle altre virtù, lasciando quell’impronta dell’incomparabile sapienza con la quale operava.
Il dono del Consiglio perfeziona la virtù della prudenza, facendoci giudicare prontamente e sicuramente, per una specie d’intuizione soprannaturale, ciò che conviene fare; con questo dono, l’anima che ne è in possesso bandisce da sé la molteplicità delle inclinazioni ai beni esteriori e interiori, agendo sempre in conformità al divino volere sull’esempio di Cristo che disse «non sia fatta la mia, ma la tua Volontà» (Lc 22,42). Ecco come l’Immacolata, dopo il suo Figlio, fu irraggiungibile nel grado di questo dono. Come vediamo dal Vangelo di San Luca, Lei sarà sempre «l’ancella del Signore» (Lc 1,38) che non solo accettò la volontà del Padre nel gaudio della Maternità divina durante l’Annunciazione, ma accettò la volontà del Padre anche nella dolorosa Passione del suo Figlio, stando sotto la Croce quale Corredentrice del genere umano. Per mezzo di questo dono lo Spirito Santo governa e dirige tutte le virtù; l’anima, perciò, porta la croce con gioia, obbedisce con prontezza nei servizi e lavori più abietti, sopporta con pace disprezzi, oltraggi e umiliazioni, benedice Dio nelle tribolazioni più amare, fa del bene a chi le fa del male e ama quelli che l’avversano. Maria Santissima, Sposa dello Spirito Santo, ebbe tutto questo in grado elevatissimo e, per questo, ogni suo atto aveva un valore meritorio imparagonabile a quelli di tutti i Santi messi insieme.
Il dono della Fortezza perfeziona la virtù della fortezza, dando alla volontà un impulso che la rende capace di operare e patire grandi cose. La vita della Madonna, pur presentandosi nascosta e umile, fu costellata da moltissime prove nelle quali questo dono ebbe maggiore risalto; basti pensare ai suoi sette dolori, i quali furono tutti sopportati eroicamente mediante la grazia che lo Spirito Santo infondeva in Lei, specialmente durante tutta la Passione e Morte del Figlio.
Il dono della Scienza si differenzia da quello del Consiglio perché, mentre quest’ultimo sceglie rettamente, il primo giudica rettamente. Il dono della Scienza penetra le verità di fede e le sa applicare alle azioni esterne delle facoltà per la perfezione della virtù. San Massimiliano M. Kolbe, nei suoi scritti sulle relazioni fra lo Spirito Santo e l’Immacolata, ci illumina asserendo che Ella è feconda della santificazione di tutte le anime perché lo Spirito Santo forma le anime nell’Immacolata e attraverso l’Immacolata, a somiglianza del Primogenito, l’Uomo-Dio. Da questo comprendiamo come la Madonna è ripiena di questo dono, essendo Lei la formatrice di tutti i Santi. Impariamo ad invocarla quale Madre del Buon Consiglio, affinché possa indicarci la via scelta da Dio per diventare santi.
Nel dono della Pietà la virtù della religione viene perfezionata (quest’ultima è annessa alla virtù della giustizia). La virtù di religione inclina la volontà a rendere culto a Dio, ossia il culto che gli è dovuto per la sua infinita eccellenza e per il suo supremo dominio su di noi; è un atto di somma giustizia. Lo Spirito Santo, attraverso il dono della pietà, produce in noi un affetto filiale verso Dio e una tenera devozione alle persone e alle cose sacre. Sappiamo bene che dalla Rivelazione la Madre di Dio ci viene descritta con queste parole: «Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Ogni atto del suo Cuore Immacolato era atto d’amore verso Dio, per questo l’Immacolata è modello di profondo raccoglimento e vero esempio di anima religiosa, la quale era tutta per Dio e di Dio e mai compiva qualcosa per amor proprio.
Infine, il dono del santo Timore di Dio fu in Maria gioiello incastonato nell’oro delle altre virtù. Questo dono è tanto esaltato e lodato dai santi Dottori per il raggiungimento della perfezione cristiana, descritto pure come il principio della vera sapienza; il santo Timore consiste in un’amorosa fuga dal peccato e in una nobilissima e pudica riservatezza con cui l’anima riconosce la propria condizione e bassezza, messa a confronto con la suprema grandezza di Dio. La Santa Madre Chiesa ci ha continuamente indicato la Madre di Dio quale esempio perfettissimo di umiltà; è proprio grazie all’umiltà profonda della Madonna che noi abbiamo ricevuto tutti i benefici della Redenzione di Cristo. La Madonna umilmente accettò l’altissima dignità di Madre di Dio e mai in vita si vantò di questa dignità; una vita tutta nascosta e sottomessa a tutti fu la via che la condusse alla gloria che possiede tutt’ora in Paradiso.
Concludendo, riportiamo un celebre detto antico che risulta sempre attualissimo: «De Maria numquam satis», ovvero “di Maria non si dirà mai abbastanza”. Chi afferma che la Madre di Dio è una semplice donna qualsiasi, non solo deve studiare bene la dottrina cattolica ma anche riconoscere che senza l’intercessione di Maria Santissima nessuno meriterebbe l’eterna salvezza.
Ci aiuti la Vergine Immacolata, Sposa dello Spirito Santo, a conformarci sempre più a Lei per ricevere anche noi i doni del suo Sposo divino.