SPIRITUALITÀ
San Bernardino da Siena
dal Numero 18 del 17 maggio 2026
di Cristina Siccardi
Il 20 maggio la Chiesa ricorda San Bernardino da Siena, figlio di San Francesco d’Assisi conosciuto per essere uno delle quattro colonne dei frati dell’Osservanza. Predicatore eloquente capace di muovere folle gremite, spiccò soprattutto per il suo amore al Santissimo Nome di Gesù e alla Madonna.
«Parlare con chiarezza, brevemente e bene», come insegnava San Bernardino da Siena, la cui festività ricorre il 20 maggio, era il suo segreto e divenne uno dei più grandi predicatori della Chiesa e il più popolare dell’Italia del Quattrocento. L’efficacia e la vivacità della sua parola hanno influenzato profondamente le genti della penisola. Questo aristocratico, che lasciò tutto per vestire Cristo attraverso l’osservanza della Regola di San Francesco, dette prova di un’ardente ed efficace carità al tempo dell’epidemia di peste del 1400, prima ancora di entrare tra i Francescani e, una volta emessa la professione religiosa, si dimostrò strenuo difensore e zelante diffusore della Regola, senza compromessi e lassismi, vissuta nell’ambito della riforma osservante. Fu ligio al mandato di Gesù Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16,15-16). Portare le anime all’unico Salvatore fu il suo unico obiettivo. Le sue biografie sono molto precise perché tutte quante si ispirano ad uno dei primi racconti, redatto dall’umanista senese Leonardo Benvoglietti. San Bernardino nacque a Massa Marittima, in provincia di Grosseto, l’8 settembre 1380, dalla nobile famiglia degli Albizzeschi di origine senese, dove il padre Tollo era governatore. Lo stesso giorno venne battezzato nella cattedrale della città. Rimasto orfano a 3 anni della madre Nera, e a 6 del padre Albertollo, si trasferì a Siena dai parenti e lì frequentò gli studi. L’8 settembre 1402 vestì il saio, aveva 22 anni. Ma, non essendoci a Siena un convento osservante, si recò, come novizio, in quello toscano del Colombaio, di cui oggi non rimangono che ruderi, situato nel territorio di Seggiano, in provincia di Grosseto. La sua dotta formazione universitaria, anche teologica, permise ai suoi Superiori di indirizzarlo alla predicazione subito dopo l’ordinazione sacerdotale, nel 1404, iniziando questa sua missione nella chiesa di Seggiano. Per la prima volta tenne un intero ciclo di predicazioni a Siena nel 1406, in piazza del Campo, nella cattedrale e nella chiesa di San Francesco e nel 1408 iniziò la predicazione itinerante in tutta Italia. Non si contano i viaggi che fece in lungo e in largo per tutto lo stivale e con la forza della sua parola fu in grado di trasformare i comportamenti e i sentimenti profondi dei suoi contemporanei. Colui che narrò le sue esequie – si pensa possa essere stato San Giovanni da Capestrano –, che si svolsero a L’Aquila dove il Santo morì il 20 maggio 1444, notò come la presenza in morte di San Bernardino fosse riuscita ad unire nella comune devozione abitanti che poche settimane prima si uccidevano l’un l’altro in sanguinose rivalità di fazioni. La sua fama di predicatore e di santità prese a precedere frate Bernardino in tutte le città in cui si recava e ben presto le chiese risultarono troppo piccole per accogliere le folle di fedeli intorno a lui; per questa ragione prese a tenere i suoi sermoni nei luoghi all’aperto, salendo su una piccola pedana di legno, talvolta fin dall’alba, per consentire all’uditorio di recarsi poi a lavorare nei campi. Parlava mediamente un’ora, ma arrivava anche a tre o quattro, senza che la sua predicazione, abile e vivace, stancasse l’uditorio. Conosceva alla perfezione il latino, ma teneva i sermoni in lingua volgare. Nella sua arte del predicare ritroviamo interamente lo spirito di gioiosa inventiva che spesso caratterizzava la predicazione dei Frati Minori a partire da San Francesco. Il tono era diretto, a tratti potente per ricordare i doveri dei buoni cristiani, e con la sua comprensione e carità entrava nei temi quotidiani della gente, inserendo allusioni ed esemplificazioni all’attualità sociale e politica della città in cui si trovava di volta in volta. Le sue esortazioni alla lotta contro il peccato si iscrivono in un’economia di salvezza che mantiene una prospettiva escatologica, quella della fine dei tempi e, dunque, del Giudizio universale. San Bernardino approfondisce la sua riflessione facendo riferimento alle fonti patristiche e alla Scuola francescana. Egli è stato indubbiamente il primo Frate Minore ad aver attuato la sintesi dottrinale nel campo morale tra San Bonaventura, autorità nel commento della Regola francescana, e gli scritti degli Spirituali Francescani del Trecento. Il provenzale Pietro di Giovanni Olivi e l’italiano Ubertino da Casale erano rimasti in sospetto d’eresia dopo che nel 1322 Papa Giovanni XXII aveva condannato gli Spirituali. Tuttavia, il convento fiorentino di Santa Croce si era mantenuto vicino alle loro idee e in questo contesto San Bernardino studiò con attenzione la Lectura super Apocalipsim di Olivi e soprattutto l’Arbor vitæ crucifixæ Jesu Christi di Ubertino da Casale, tanto che nelle sue prediche si avverte l’influsso di questi Autori e talvolta li cita testualmente. La sua lotta contro il peccato si espresse sovente in una vigorosa denuncia dei vizi, offrendo validi consigli dell’arte del ben vivere e del ben morire. Entrò poi a “muso duro” contro le azioni del mal commercio e dell’usura, azioni molto frequenti all’epoca. Ad esse dedicò anche ventitré sermoni in latino, pubblicati nel 1474, che ebbero una rapida diffusione. Inoltre, combatté con vigore la sodomia, molto diffusa nelle città toscane; bandì il gioco d’azzardo; il lusso sfrenato degli abiti femminili e dei gioielli e divenne paladino della riappacificazione contro la vendetta fratricida, un costume molto praticato a quei tempi tra famiglie e faide rivali. A Crema e a Ferrara ottenne diverse volte la fine delle violente contese, mentre a Milano allontanò dal mestiere delle armi molti cavalieri, che si fecero Francescani, e in Lombardia convertì molte prostitute. La sua azione moralizzatrice fu indefessa e non si stancò mai di insegnare la buona condotta anche là dove la gente, dopo un lasso di tempo di quiete, riprendeva le cattive abitudini. Se rifiutò sempre gli onori ecclesiastici, in particolare l’episcopato che gli venne proposto per ben tre volte, a Siena, Ferrara, Urbino, non esitò a svolgere un ruolo politico per quanto ufficioso, al fine di agire là dove si governava una città. Pensiamo, per esempio, a Filippo Maria Visconti, l’orgoglioso duca di Milano, accanito avversario dei Fiorentini, che divenne amico del predicatore toscano dopo aver tentato invano di corromperlo, giungendo a concedere una cappella a Pavia e una chiesa a Milano agli Osservanti della Regola francescana e intervenendo per impedire che i nemici di frate Bernardino ne esigessero la condanna al Concilio di Basilea. D’altro canto, re Alfonso V d’Aragona fu uno dei più attivi sostenitori della richiesta per la sua canonizzazione. Amico anche dei duchi di Montefeltro, frate Bernardino, incaricato nel 1443 da Papa Eugenio IV di predicare la crociata contro i Turchi, divenne consigliere di Sigismondo di Lussemburgo, re di Boemia, e nel 1433 e partecipò alla sua incoronazione a imperatore. Il trionfo sulla sua perfetta ortodossia cattolica trionfò su chi lo calunniava di eresia e venne riconosciuto come uno dei grandi difensori della dottrina cattolica e difensori dell’osservanza della Regola di San Francesco, nella rigorosa applicazione della vita di povertà. Insieme ai discepoli San Giovanni da Capestrano, Beato Alberto da Sarteano e San Giacomo della Marca, chiamati “i tre pilastri dell’osservanza”, San Bernardino sviluppò le comunità Osservanti in Italia e le dotò dei mezzi di istruzione indispensabili a plasmare i Frati ad un apostolato urbano, dove maggiormente si concentravano i peccati. Il numero dei conventi Osservanti in Italia passò dai venti del 1402 ai 230 del 1444. Peculiarità delle prediche bernardine era l’incentivare la devozione al Santissimo Nome di Gesù. Grazie a lui, il cristogramma “IHS” divenne familiare tra i cattolici ed entrò nell’uso iconografico. A coloro che ascoltavano le sue prediche venivano fatte baciare delle tavolette di legno incise con il monogramma IHS, sormontato dalla croce e attorniato da un sole d’oro a dodici raggi in campo azzurro. Negli anni successivi tutto l’Ordine Francescano fu impegnato in un’opera di diffusione del culto e del messaggio religioso e politico di San Bernardino. Venne ritratto in numerose opere d’arte dai più grandi pittori italiani, come Piero della Francesca, Andrea Mantegna, Perugino e Pinturicchio. Il suo corpo, che attende la risurrezione, è conservato a L’Aquila, nella basilica a lui dedicata, e sui portali e facciate degli edifici storici aquilani è quasi sempre presente IHS o JHS.
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