SPIRITUALITÀ
Dalle spine alle rose Una Santa dai mille volti
dal Numero 18 del 17 maggio 2026
di Padre Cipriano de Ambrosiis
Una Santa conosciuta e invocata in tutto il mondo: ecco Santa Rita, modello perfetto di figlia, sposa, madre e religiosa. Ma qual è il segreto di una santità così esemplare?
Santa Rita da Cascia: un nome che non conosce confini, né di spazio né di tempo. Tutti la conoscono, tutti la invocano, soprattutto per i casi più difficili e disperati. Migliaia di persone, di ogni condizione e provenienza, si recano ogni anno sulla tomba della Santa per chiedere qualche grazia. In un modo o nell’altro, la nostra Santa non dice mai di no: lei, che ha ben conosciuto la sofferenza nella sua travagliata vita, sa come rispondere ad ogni anima. In Brasile, a Santa Cruz, c’è la statua religiosa cattolica più alta del mondo, 56 m in altezza: impossibile non vederla. A chi è dedicata? Proprio a Santa Rita. Questo ci fa capire come la devozione del popolo verso quest’intramontabile eroica figura sia arrivata addirittura al di là dell’Oceano. Verrebbe spontaneo chiedersi, allora, come mai tante anime si rivolgano fiduciose a questa potente interceditrice presso Dio e Maria Santissima... Forse che per la vita così piena di dolori in tanti si possono rispecchiare? Forse perché, nella sua esistenza, ha abbracciato tutti gli stati di vita (matrimoniale, vedovile, consacrato)? Cercheremo di rispondere a questi interrogativi a partire dalla vita della stessa Santa. Non è nostra intenzione tracciarne un profilo biografico, in quanto facilmente reperibile, ma piuttosto concentrarci sulle virtù da lei esercitate sin dall’infanzia, che la rendono un modello esemplare per le anime di ogni condizione. Innanzitutto la nostra Santa nacque dopo dodici anni di attesa e preghiere dei genitori; secondo la tradizione un angelo apparve alla madre ed annunziò la nascita di quest’anima speciale. Sin dalla più tenera età crebbe con un intenso amore per Gesù e la Madonna, per la vita di preghiera, la solitudine, maturando la vocazione religiosa. I genitori, però, la pensavano diversamente: la indirizzarono subito al matrimonio ed ella, per obbedienza, accettò. Già da questo vediamo come la vita della nostra Santa sia nata nel sacrificio: ella è infatti costretta a deviare da quello che è il progetto originario di Dio su di lei e, per motivi dettati da convenienze sociali e per obbedienza ai suoi genitori, decide di sposarsi. Ma la scintilla dell’amore verso Cristo rimarrà sempre intatta in lei, anche durante il matrimonio. Il marito che sposa, Paolo Mancino, non è un uomo facile: tutt’altro. Appartenente alla fazione dei ghibellini, i quali si opponevano apertamente alla Chiesa, era di aspri costumi, iracondo, vizioso e “dalla spada facile”. Santa Rita era tutta l’opposto: figlia di due pacieri profondamente religiosi, aborriva la violenza ed amava Dio. Come è potuto andare avanti il loro matrimonio e “sopravvivere” nonostante gli elementi del tutto sfavorevoli? Grazie al rinnegamento, alla fede e alle virtù eroiche della sposa, grazie alla sua costante preghiera, in ginocchio davanti al crocifisso, contemplando tutte le sofferenze di Nostro Signore. Capiamo bene, allora, quanto la figura di Santa Rita sia attuale; in un’epoca in cui il matrimonio è in crisi e la percentuale dei divorzi è arrivata quasi al 78%, la nostra Santa insegna ai coniugi quale sia il segreto per la perseveranza nel matrimonio: fondare tutto sulla fede, sulla preghiera e sulla vita interiore. Infatti, grazie al costante buon esempio della moglie, l’iracondo Mancino si convertì e, prima di morire – venne assassinato –, chiese perdono a Dio per tutto ciò che aveva fatto. Santa Rita fu anche madre di due bambini, probabilmente gemelli, morti per malattia (forse peste) nella prima adolescenza. I due giovani, dopo la morte del padre, covarono desideri di vendetta, nonostante la madre avesse pubblicamente perdonato i suoi uccisori. Santa Rita conosceva infatti l’ex compagno d’armi del marito che era stato il suo principale uccisore, ma, eroicamente, decise di perdonarlo (comportamento che all’epoca costituiva un’assoluta novità) secondo l’insegnamento evangelico: «Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano» (Lc 6,27-28). Nonostante la fede trasmessa ai suoi figli, la Santa si rese conto che i due ragazzi nutrivano il nefasto desiderio di vendetta, forse in questo sollecitati dalla famiglia Mancino che non aveva accettato il comportamento remissivo della Santa. Sordi ai suggerimenti della madre, la Santa pregò Dio allora di toglierli dal mondo prima che le loro anime si perdessero macchiandosi di peccato. Non dovrebbe essere questa la preghiera di ogni santo genitore? Cosa è più importate, infatti, la vita fisica o la vita spirituale? A volte si è tanto attenti alla salute del corpo, ignorando invece i bisogni dell’anima: Santa Rita è maestra anche in questo. Poco dopo, dunque, i figli morirono. La Santa, allora, ormai sola, bussò alle porte del monastero agostiniano della città chiedendo di essere ammessa. Fu respinta per tre volte a causa delle tensioni ancora vive nella città per l’omicidio. Dopo aver sanato i propositi vendicatori della famiglia fu finalmente accolta in convento. La Santa era già avanti d’età (aveva circa quarant’anni), aveva sulle spalle un passato doloroso ma virtù ben salde. La Superiora, inizialmente, non credeva nella sua vocazione, ma si dovette ricredere dopo un fatto miracoloso: mentre la Santa pregava sullo scoglio di Roccaporena, fu trasportata in volo dentro il monastero, la cui porta d’ingresso era ben chiusa. Da novizia la sua obbedienza fu messa molto alla prova: la Superiora le chiese di innaffiare per un lungo periodo di tempo una pianta secca. Tra le risate e prese in giro delle consorelle ella, in spirito di obbedienza, lo fece e quella pianta secca divenne una vite rigogliosa che ancora oggi si può ammirare nel monastero. Negli anni di professato la Santa si distinse come religiosa umile, zelante nella preghiera e nei lavori, capace di frequenti digiuni e penitenze. Le sue virtù divennero note anche fuori dalle mura del monastero, pure a motivo delle opere di carità cui si dedicava insieme alle consorelle. Mentre si avvicinava sempre di più al tramonto della vita, immersa quasi costantemente nella contemplazione di Cristo, lo Sposo divino accolse le sue preghiere di poter partecipare più intimamente alla sua Passione: fino alla morte, per quindici anni, ebbe sulla fronte la ferita di una spina della corona di Cristo. Fu umiliata, isolata dalle consorelle a causa di questo, ma ella non si lamentò mai e con eroica rassegnazione accettò sempre tutto. Uniamoci dunque anche noi all’invito della Chiesa e nel giorno della festa di Santa Rita invochiamola con fede per tutti i nostri “casi impossibili”: dal Paradiso certamente ci ascolterà. «Salve Rita, vaso d’amore, Sposa addolorata di Cristo, dalla spina del Salvatore rinascerai bella come una rosa».
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