SPIRITUALITÀ
L'Ascensione di Gesù
dal Numero 18 del 17 maggio 2026
di Padre Prosdocimo da Bari
È giunto il momento per il Risorto di sedere alla destra del Padre nella gloria eterna. Quali i risvolti per la nostra vita spirituale?
La solennità che la Chiesa festeggia in questa domenica, ossia l’Ascensione di Gesù Cristo al Cielo, è il coronamento della Risurrezione del Signore; è l’entrata solenne in quella gloria che Gesù ottenne dopo le umiliazioni del Calvario; è il ritorno al Padre annunciato da Cristo il giorno di Pasqua. Nei Vangeli si trovano espliciti rimandi a questa gloriosa salita di Gesù al Cielo: prendiamo, ad esempio, «Io salgo al Padre mio e Padre vostro» (Gv 20,17), disse Gesù alla Maddalena il giorno della Risurrezione; oppure ai discepoli di Emmaus: «Non doveva forse il Messia patire tali cose, ed entrare poi nella sua gloria?» (Lc 24,26). Questi avvenimenti furono necessari per confermare i Discepoli nella fede poiché fu volere divino che chi era stato testimone della sua morte ignominiosa sulla croce, lo fosse anche nella sua suprema esaltazione al cielo. Gli Evangelisti, nei capitoli sulla Risurrezione, pongono in risalto la potestà di Cristo asserendo che: «Il Signore Gesù [...] fu assunto in cielo e si assise alla destra di Dio»(Mc 16,19); «nel benedirli si staccò da loro e si sollevava verso il cielo» (Lc 24,51). Ancor più noti, da prendere in considerazione in questa solennità, sono le ultime parole che Gesù indirizzò ai Discepoli prima di raggiungere il Padre. Innanzitutto, nel Cenacolo Gesù, con tono autorevole, disse ai Discepoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16, 15-18). Notiamo quanto grande è il comando di Gesù; la domanda che sorge spontanea è: con quali mezzi i discepoli potranno fedelmente compiere sì grande missione? Anzitutto credendo loro stessi e rendendo evidenti in loro i segni che accompagneranno i credenti, ossia parlando lingue nuove – quelle soprannaturali, del cielo –, rimanendo fedeli alla fede e dottrina cristiane senza lasciarsi avvelenare dai “serpenti” di questo mondo... I miracoli avvennero realmente nei primi tempi della Chiesa e avvengono ancora oggi, a conferma della verità, ma quando non c’è bisogno di questi segni impressionanti, dobbiamo avere una fede così grande da produrli spiritualmente in noi stessi e nel prossimo e negli altri; la nostra fede dev’essere piena e tale da ripudiare ogni suggestione diabolica. Se riflettiamo attentamente, tutto il periodo di Quaresima è orientato al giorno della gloriosa Pasqua, la vittoria di Cristo sulla morte, accompagnata dalla sublime Ascensione al Cielo. Questo è ciò che spetta al cristiano fedele, o per meglio dire, al cristiano santo. Ce lo ricorda pure il focoso apostolo san Paolo nella prima lettera ai Corinzi: «Se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto, ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (1Cor 15,14-17). Questo indica che tutta la nostra fede s’incentra sulla Risurrezione di Cristo e sulla sua entrata nella gloria dei cieli; là è la nostra patria e non questo mondo passeggero e corruttibile. Il Cristianesimo autentico crede e nutre la ferma speranza che come oggi il credente, nelle tribolazioni della vita, partecipa alla morte di Cristo, così un giorno parteciperà alla sua gloria eterna. Il Cristo con l’Ascensione termina la sua missione terrena e dà inizio a quella dei suoi discepoli, i quali devono «ammaestrare tutte le genti e battezzarle nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (cf Mt 28,19). La Chiesa oggi ci ricorda che tutti i misteri del Verbo Incarnato (dalla sua nascita fino alla Risurrezione e Ascensione) servono a tracciare la via che porterà all’eterna beatitudine. In Gesù è la nostra felicità e sarebbe vano cercarla altrove; il cristiano deve tenere bene a mente queste parole: ciò che è buono nel mondo avvicina a Gesù, al contrario, ciò che è cattivo ci allontana da Lui. Per questo è importantissimo mantenere sempre accesa nel cuore la fiamma della fede, della speranza e della carità ricevute il giorno del santo Battesimo e che mantengono in noi le aspirazioni alle “cose di lassù” (cf Col 3,1); invece, se il nostro cuore resta concentrato nelle cose create, in modo che non sente più l’attrazione per quelle celesti, muore. Chiediamo ogni giorno la grazia alla Mediatrice e distributrice di tutte le grazie, l’Immacolata, di farci vivere il resto della nostra fugace esistenza qui sulla terra con il cuore in cielo e di accumulare tesori là «dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore» (Mt 6, 20-21). Immacolata Regina del Cielo, prega per noi!
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