SPIRITUALITÀ
La Maternità divina della purissima Vergine Maria
dal Numero 17 del 10 maggio 2026
di Fra Gerardo M. Pio da Osimo
L’Incarnazione del Verbo nel grembo purissimo della Vergine è il miracolo di grazia per eccellenza che l’ha resa Madre di Dio pur conservando intatta la sua angelica Verginità prima, durante e dopo il parto, come Dio stesso aveva decretato sin dall’etenità.
La Maternità divina di Maria Santissima esprime il privilegio più grande concesso da Dio ad una pura creatura umana, ossia a Colei cui Egli preordinò «ab æterno» (Pr 8,23) di comunicarle la somma pienezza di grazia e di gloria, la somma santità e, quindi, la somma perfezione, in forza di un suo infinito e assolutamente libero atto di amore, affinché da questa creatura «piena di grazia» (Lc 1,28) fosse altrettanto sommamente amato. La dignità che l’Immacolata ricevette concependo e partorendo il Verbo Incarnato è tanto eccelsa che il santo dottore della Chiesa, Anselmo da Aosta, ha potuto dichiarare con certezza e precisione questa verità: «Dire che Maria è Madre di Dio, significa proclamare una tal gloria, che, dopo quella di Dio, non si può immaginare cosa più grande». Infatti, ricevendo la “grazia della divina Maternità”, in Maria Vergine dilagò eccezionalmente quella “somma grazia”, come insegna il beato Giovanni Duns Scoto, che ha portato la medesima Immacolata Concezione alla massima perfezione. La grandezza straordinaria della divina Madre nell’atto di prestare il suo grembo purissimo come abitazione del Figlio di Dio è scolpita splendidamente da san Lorenzo da Brindisi, nel suo Commento all’Ave Maria, con queste parole: «Il seno della Vergine fu un vero tempio di Dio, lo scrigno di tutte le grazie, di tutta la santità del Verbo Incarnato, fu – direi – un vero paradiso di gloria». Alla scuola dei grandi Santi mistici e Dottori mariani, come il “folle dell’Immacolata”, San Massimiliano Maria Kolbe, conosciamo che l’Immacolata Concezione «è di Dio, – scrive il Santo – è perfettamente di Dio, perfino da diventare quasi una parte della Santissima Trinità, benché sia una creatura finita. Anzi non soltanto è “ancella”, “figlia”, “cosa”, “proprietà”, ecc. di Dio, ma anche Madre di Dio!... Qui la testa gira». L’incapacità della nostra ragione e la limitatezza del suo ragionamento nello scrutare questo sublime mistero di grazia e di gloria dell’Immacolata Concezione, risalta ancora di più quando si riflette sull’insegnamento di san Massimiliano secondo il quale «l’Immacolata, mediante la concezione e il parto del Figlio di Dio, entrò in parentela spirituale con le Persone della Santissima Trinità», divenendo così l’unica creatura ad entrare nello straordinario “ordine dell’Unione Ipostatica”, fatto da Dio per Lei e soltanto per Lei. L’originalità delle intuizioni mariane mistiche e teologiche che ebbe questo santo Martire francescano circa il mistero della Maternità divina, a maggiore esaltazione della Madre di Dio, culminò nell’approfondimento speculativo sui rapporti di “consanguineità” fra l’Immacolata e le tre Persone divine. Infatti, riflettendo sul dato scientifico-tecnico di questa divina Maternità, il mariologo P. Stefano M. Manelli denota «che durante l’intera gestazione di Gesù-Dio nel grembo vergine di Maria, – scrive nel suo Trattato di Mariologia dogmatica – la Mamma e il Bimbo erano unitissimi nel naturale passaggio del sangue della Mamma al Bambino e del sangue del Bambino alla Mamma: avveniva per loro due una continua biofisiologica trasfusione viva e nutriente di tutto il sangue materno, che – in questo caso unico! – era tutto sangue verginale dell’Immacolata Mamma che passava dalla Mamma al Bambino e ritornava dal Bambino alla Mamma. Ma quando il sangue del Bambino ritorna alla Mamma, in parte resta alla Mamma, come sangue divino del Bambino che è Dio!». Dunque, è proprio in questo mistero che si verifica la straordinaria “deificazione” anche fisica dell’Immacolata Mamma ottenuta dal sangue divinizzato del suo divin Figlio, confermando così la celebre espressione di san Pio da Pietrelcina, adagiato sull’autorità di San Bernardino da Siena: «Se non ci fosse la fede, gli uomini ti direbbero dea!». In questa prodigiosa grandezza della Madre di Dio rifulge limpidamente un altro privilegio unico e singolare che la sua divina Maternità, piuttosto che lederlo, ha sublimato al massimo grado: la perpetua verginità del suo corpo e della sua anima. I Santi Padri e il Magistero autentico della Chiesa hanno ripetutamente e instancabilmente ribadito questa verità di fede, condannando coloro che la negarono. Il Dottore della grazia, Sant’Agostino, insegnava che «Maria è rimasta “Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine incinta, Vergine nel parto, Vergine madre, Vergine perpetua”: con tutto il suo essere, ella è “la serva del Signore”(Lc 1,38)». La realtà di questa verità mariana consiste essenzialmente nel riconoscere la verginità sempre intatta di Maria Santissima prima, durante e dopo il parto. Il Dottore dell’Immacolata, il beato Scoto, spiega precisamente questo triplice aspetto, scorgendo la verginità “ante partum” nella volontà espressa della Santissima Trinità manifestata nel decreto di Predestinazione di Cristo, ove Egli si sarebbe dovuto così miracolosamente incarnare per l’intervento dello Spirito Santo. Nella verginità “in partu” il Beato trova il fondamento di questo miracolo nella volontà del Verbo Incarnato che, nascendo dalla Vergine Maria, volle con un secondo miracolo conservarle intatta l’integrità corporale. Infine, la verginità “post partum”, secondo il Dottore mariano, dipese dalla volontà personale della Madre di Dio che decise, con voto, di custodire perfettamente l’integrità verginale del suo corpo e della sua anima. Professando questo ineffabile mistero di grazia e di santità, ci è facile comprendere la strettissima relazione che lega il Figlio “Dio-Uomo” a Maria “Madre-Vergine”: il Verbo divino incarnandosi rimase ciò che era, ossia Dio, e divenne ciò che non era, ossia Uomo; l’Immacolata, concependo per opera dello Spirito Santo rimase ciò che era, ossia Vergine, e divenne ciò che non era, ossia Madre. Perciò, quando attestiamo la nostra fede nella Maternità divina di Maria, crediamo anche nella Umanità Santissima del Verbo Incarnato; quando professiamo la nostra fede nella Verginità della divina Madre, crediamo nella divinità del suo eterno Figlio. Impegniamoci a difendere queste straordinarie verità di fede mariane, sublimando così la gloria e l’onore che dobbiamo alla nostra celeste Madre semprevergine, che non cessa di intercedere e comunicarci le grazie che abbisogniamo per la nostra santificazione. Così, infatti, possiamo a ragione sperare di contemplarla un giorno nella gloria del Paradiso, dove «Ella siede Regina alla destra di Dio» (Sal 45,10).
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