Per la salvezza eterna di quante più anime possibili, la Madonna è scesa dal Cielo a Fatima alla ricerca di generosi “collaboratori” alla sua missione materna. La preghiera e la penitenza sono l’occasione che ci offre per fare “la nostra parte”, sostenuti dalla sua grazia.

Partiamo da una domanda di fondo molto semplice: cosa è venuta a cercare la Madonna a Fatima nel 1917? È venuta a cercare collaboratori di Dio, e si è rivolta, senza esitazione, a tre bambini innocenti.
La prima cosa che ha chiesto ai Pastorelli è stata decisamente diretta: «Volete offrirvi a Dio per sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà mandarvi, in atto di riparazione per i peccati con cui Egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori?». A questo invito i tre bambini risposero subito: «Sì, vogliamo». In questo modo offrirono se stessi e i loro sacrifici per impetrare da Dio la salvezza degli altri. Senza tanti ragionamenti, in modo istintivo e spinti dalla grazia, i Pastorelli hanno capito in un lampo tutta la dottrina paolina, e cioè che: «Nessuno di noi, infatti, vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore» (Rm 14,7-8).
Parole che sintetizzano il concetto di Chiesa, di “Corpo mistico” e di comunione in Cristo. Da qui si capisce facilmente come la missione di Fatima consista proprio nella riparazione, espiazione e impetrazione. Questo concetto è prettamente “cattolico”, infatti i protestati seguono il principio della “sola grazia” e, purtroppo, non possono capire il valore redentivo della sofferenza, così come non capiscono il culto cattolico dei Santi e della Madonna.
La Madonna a Fatima è scesa dal Cielo – alla piccola Lucia, infatti, quando le chiese da dove venisse, rispose con un semplice «dal Cielo!» – perché era preoccupata per la salvezza eterna dei suoi figli. Ella, subito, ha cercato veri collaboratori, ricordandoci come sia importante per il battezzato “fare la sua parte”, sostenuto dalla grazia di Dio.
Perciò, la sua richiesta si è rivolta a tre semplicissimi bambini che oggi la Chiesa contempla come esempi e modelli da imitare e a cui rivolgersi per impetrare grazie. Ricordiamo come nel 2010, Papa Benedetto XVI, nella sua breve visita a Fatima abbia annunciato al mondo che il messaggio della Bianca Signora è una profezia spalancata sul futuro della Chiesa e dell’umanità. Dunque, se leggiamo la profezia del Messaggio in un contesto di Teologia della storia, constatiamo senza alcuna ombra di dubbio che «Fatima è il più grande intervento di Dio nella storia della Chiesa e dell’umanità. È il più grande intervento della Madonna dopo la morte degli Apostoli». Tale intervento ci fa riflettere. Esso interpella tutti i cristiani, risvegliando, sull’esempio dei tre Pastorelli, la nostra insita vocazione, così come ci ha insegnato il grande Apostolo delle genti: infatti, l’evento-Fatima è una chiamata dall’alto a voler «completare quel che manca alla Passione di Cristo» (Col 1,24). Non solo: il periodo storico che stiamo vivendo rientra nello sguardo amareggiato della Regina del Rosario, nel costatare come l’umanità continui a offendere Dio senza convertirsi, moltiplicando enormi peccati su peccati. Fatima diventa allora più attuale che mai e ci interpella personalmente.
In particolare, fa sorridere, ma anche meditare, il fatto che l’Angelo, prima che la Madonna apparisse ai Pastorelli, li sollecitava a interrompere una cosa naturalissima per dei bambini: giocare. Infatti i tre veggenti giocavano vicino al pozzo di casa e l’Angelo, come stupito, li interruppe richiamandoli alla loro altissima vocazione. L’ammonizione dell’Angelo, di fatto, era un invito alla preghiera continua: «Cosa fate? Pregate! Pregate molto! I Cuori di Gesù e di Maria hanno su di voi disegni di misericordia. Offrite costantemente all’Altissimo orazioni e sacrifici!». Gli psicologi di oggi riproverebbero sicuramente l’Angelo per una tale “pressione psicologica” a dei bambini… ma nell’ottica della grazia, tale intervento ci fa capire la necessità di pregare sempre.
Dopo le apparizioni, dal 13 maggio in poi, Giacinta, Francesco e Lucia erano come trasformati interiormente e non avevano certo bisogno di nessun richiamo del genere: la preghiera e il sacrificio erano diventati la loro unica occupazione. Anzi, la Madonna dovette placare la loro sete di patire, dicendo loro di non portare la corda di notte, poiché non era necessario. Eppure, quanti travagli e sofferenze dovettero attraversare… ma tutto mediante una fortezza simile a quella dei martiri e grazie ad un dono esclusivo del Cuore Immacolato di Maria.
Avviciniamoci anche noi al Cuore Immacolato di Maria, comprendiamone gli inviti e la necessità di rispondere generosamente alle richieste della Mamma del Cielo, a beneficio nostro e delle anime a noi affidate. Lasciamoci plasmare dai raggi di grazia del Cuore Immacolato di Maria, come i tre Pastorelli di Fatima. Con la luce della grazia capiremo anche noi la necessità di rispondere al messaggio di Fatima e il grave pericolo della dannazione eterna delle anime. Ebbene, per salvare le anime dall’inferno «c’è la materna Mediazione dispensativa delle grazie, che è propria di Maria Santissima, quale “Madre nostra”, e di cui vengono fatti partecipi anche quanti generosamente vogliono pregare e sacrificarsi per cooperare alla salvezza degli altri, secondo le gravi parole di richiamo della Madonna che dice con dolore ai tre Pastorelli di Fatima: “Molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro”».