I privilegi di Maria Santissima sono immensi e irripetibili nel loro genere; essi racchiudono in sé bellezze incomprensibili alla mente umana. Nel corso del mese mariano per eccellenza cercheremo di scoprirli e ammirarli. Iniziamo dal primo: l’Immacolata Concezione.

La prima e superna gloria ridondante dalla Vergine Maria, che manifesta luminosamente la sua fulgidissima grandezza, è il privilegio singolare della sua predestinazione assoluta.
Il Beato Papa Pio IX, nella costituzione apostolica Ineffabilis Deus con la quale proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, affermò che Dio prestabilì con «un solo e medesimo decreto l’origine di Maria e l’incarnazione della divina Sapienza». Da queste parole risulta chiaramente che l’Immacolata è stata voluta da Dio Padre, insieme con il Verbo incarnato «prima della creazione del mondo» (Ef 1,4) in un unico decreto di predestinazione, per un atto infinito di amore (dato che Dio, come rivela brillantemente il Dottore dell’Immacolata, il Beato Giovanni Duns Scoto, crea solo in ordine al suo amore). Infatti, la liturgia acclama questo mirabile mistero di elezione da parte di Dio per la sua Santissima Madre, riferendole i passi scritturistici del libro dei Proverbi che vengono letti nelle Sante Messe dal Comune della Beata Vergine Maria e che principiano così: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra» (Pr 8,22-23).
Per questo il Dottore Apostolico, San Lorenzo da Brindisi, riteneva strettissima la somiglianza delle due predestinazioni, quella del Verbo Incarnato e quella della sua divina Madre: «Simile – scrive il Santo – nella predestinazione poiché Cristo fu predestinato, non come Dio, ma come uomo e figlio di Maria. Dunque, con lui fu predestinata anche Maria»; «predestinata madre di Cristo, predestinata insieme a Cristo, Primogenito di ogni creatura, prima d’ogni creatura». Da questo insegnamento del Santo risulta evidente che se per Gesù Cristo il “mezzo” che lo dispose al fine della sua Incarnazione (la somma gloria di Dio) fu l’Unione ipostatica (in forza della quale la Persona divina del Verbo fu insieme vero Dio e vero uomo), per Maria Santissima questo “mezzo” fu la Maternità divina che non la legò all’Unione ipostatica (Ella è pura creatura umana), ma solo in quello specialissimo e unico ordine dell’Unione ipostatica, sempre dipendente da Cristo, che Dio prestabilì esclusivamente per Lei.
Per far parte di questo ordine attraverso la divina elezione alla suprema dignità di Madre di Dio, Maria Santissima doveva anzitutto “essere”, e quindi esistere. È proprio in questo punto che si colloca il primato o primarietà essenziale nella Beata Vergine Maria di quel privilegio glorioso che fu oggetto del dogma promulgato dalla Ineffabilis Deus, ossia l’Immacolata Concezione. Con questo nome non si intende indicare soltanto una “qualità” della straordinaria concezione di Maria Santissima (l’essere stata preservata dalla macchia del peccato originale), bensì si indica l’essenza stessa della Madre di Dio, chi Ella sia sostanzialmente. San Massimiliano M. Kolbe, il “Folle dell’Immacolata”, fu molto preciso in questione: nel commentare le parole che l’Immacolata rivolse a Santa Bernadetta Soubirous nelle celebri apparizioni alla grotta di Lourdes, «Io sono l’Immacolata Concezione», il Santo francescano spiega che «con queste parole Ella affermò chiaramente di essere non soltanto “Concepita senza peccato”, ma anzi la stessa “Immacolata Concezione”: così come altro è un oggetto bianco e altro la sua bianchezza». In un’altra lettera il Santo scrive che tali parole indicano che «l’Immacolata Concezione appartiene in certo qual modo all’essenza dell’Immacolata» e che tale nome «poi si è realizzato lungo tutta la Sua vita, poiché Ella è stata sempre senza peccato».
Quindi, con il nome di “Immacolata Concezione”, non si asserisce semplicemente all’atto che la preservò dal peccato originale, ma si indica che Ella è stata creata Immacolata «fin dal primo istante del suo concepimento», come dichiara dogmaticamente il Beato Pio IX. Dunque, è certo che questa “seconda gloria” (dopo la sua predestinazione assoluta con Cristo) sia stata la prima grandezza con la quale Dio arricchì la Santissima Vergine nell’atto stesso della sua creazione, e che, per ciò stesso, misura tutte le altre sue eccelse prerogative.
L’Immacolata Concezione ha una primarietà essenziale anche rispetto alla Maternità divina, perché non si può dare alcuna maternità senza una madre. Per cui Ella anzitutto fu creata e concepita Immacolata; in seguito divenne Madre di Dio, secondo le parole dell’angelo Gabriele che prima la salutò «piena di grazia» e soltanto dopo le annunciò la divina Maternità: «Concepirai un figlio». Infatti, è noto tra gli studiosi di Mariologia che la “pienezza di grazia” della Santissima Vergine è sinonimo di “Immacolata”. San Massimiliano scrisse questa equivalenza: «“Piena di grazia”, vale a dire “Immacolata”», e ciò perché alla santificazione iniziale della sua concezione ha corrisposto la pienezza di tutti i doni spirituali, quali la grazia santificante, le virtù teologali e cardinali, con i Doni dello Spirito Santo e tutti i carismi, con tutte le altre virtù morali. Perciò l’Ineffabilis Deus si pronuncia, in merito, dichiarando che Dio «la ricolmò, più di tutti gli angeli e di tutti i santi, dell’abbondanza di tutti i doni celesti, presi dal tesoro della sua divinità».
San Lorenzo da Brindisi vede anche in questo il piano dell’eterna predestinazione divina per l’Immacolata che «fu predestinata ed eletta alla grazia e alla gloria... al primo e supremo grado di quella grazia e di quella gloria, dopo Gesù Cristo» al tal punto che «Maria Vergine occupa il secondo posto, dopo Cristo, nella predestinazione e nella gloria del Paradiso. Dunque, anche nella grazia sarà superiore a tutte le altre creature». Di qui, scrive ancora il Santo, «la somma nobiltà di Maria, davvero sovrumana, sovrangelica, divina».
Dobbiamo sentirci in dovere, noi battezzati, di onorare massimamente l’Immacolata quanto più il nostro amore e le nostre forze sono capaci di renderle, adempiendo così il nostro dovere di tributarle la venerazione di “iperdulia” che ci raccomanda la Chiesa, perché, come si espresse Papa Paolo VI in una sua omelia, «se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani». Preghiamola, invochiamola, rivolgiamoci spesso alla sua “onnipotenza supplice”, come la definiscono i Santi Dottori, poiché Ella è la Mediatrice universale di tutte le grazie e, come afferma San Massimiliano M. Kolbe, «è impossibile che perisca colui il quale venera Maria».