MARIA SS.
Una mistica a servizio della Chiesa Santa Caterina da Siena
dal Numero 15 del 26 aprile 2026
di Paolo Riss
O Trinità eterna! Sei un mare senza fondo nel quale più m’immergo, più ti trovo, più ti cerco. Di te non si può mai dire: è abbastanza! L’anima che si riempie di te nella tua profondità ti desidera senza sosta, perché sempre ha fame di te, sempre desidera vedere la sua luce nella tua luce.
Il dono più grande che abbiamo è la nostra fede in Gesù Cristo, unico nostro Salvatore. Egli promette energie sempre nuove che gli altri neppure giungono a sognare: «Se avrete fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e piantati nel mare, ed esso vi obbedirebbe”» (Lc 17,6). I campioni della fede furono molti. Ne scegliamo una per tutti. Quell’incredibile ragazza di Siena che si chiamava Caterina Benincasa, nata a Siena nel 1347, incominciò la sua “carriera” di santa dicendo di “no” a tutti e facendo di testa sua. Caterina entra in scena nel fiore dei suoi 17 anni. I suoi genitori la volevano subito far sposare. Lei disse di no. I Frati che “ronzavano” attorno alla sua famiglia la volevano suora. E lei disse di no. Che cosa voleva? Una strada sua: più difficile e nuova. Per incominciare, il Terz’Ordine di San Domenico. Così era libera dalla famiglia e dal convento e poteva dedicarsi alla sua vita di preghiera, di penitenza, di contemplazione e di azione nella Chiesa e nel mondo. Ma è solo l’inizio. Caterina allarga le sue conoscenze a ottime persone di Siena, ecclesiastici e laici. La sua sapienza li conquista: ella non ha ancora 20 anni ed è popolana e senza studi. Nella cappella di Santa Maria della Scala, Caterina raccoglie un cenacolo di uomini e donne, mossi dallo stesso suo fervore di fede. Gli restano pochi anni da vivere e li brucerà per amore di Cristo, della Chiesa, dell’Europa cristiana. A 23 anni, è già presente sulla scena politica della sua città ricca, litigiosa e tormentata. A 25 anni, è presente sulla scena politica italiana. Quella ragazza, che vive di contemplazione, tratta della pace in Italia con l’ambasciatore del Papa. Poco dopo sarà presente anche sulla grande scena politica europea. È impegnata nella questione della crociata contro i musulmani: ne parla con il Papa, con i principi e con rozzi capitani di ventura. Intanto scoppia un’altra delle guerre tra Siena, Pisa e Lucca. Caterina accorre per ottenere pace in quella sua Toscana spesso rissosa. Ci riesce, ma Firenze si ribella al Papa il quale scomunica tutta la città del Fiore. È il celebre “interdetto” del 1376. Il Papa non teme le “bizze” dei fiorentini, visto che stava ad Avignone in Provenza. I fiorentini mandano come ambasciatrice di pace la stessa Caterina presso il Papa. Ha solo 29 anni. Ella ne approfitta per insistere con il Papa sul suo ritorno a Roma. Il suo posto è a Roma, non in Francia. Glielo dice e glielo scrive con tono vivacissimo, da vera senese, sempre parlando “in nome di Gesù” e concludendo i suoi scritti con il suo “Gesù dolce, Gesù amore”. Mentre tratta con il Papa di Roma senza il suo Pastore e di Firenze scomunicata, Santa Caterina è chiamata a fare da mediatrice tra Francia e Inghilterra: la smettano di farsi guerra, piuttosto guardino alle frontiere della Cristianità e pensino a difendere l’Europa dall’aggressione musulmana, altrimenti la civiltà si sgretolerà. Gli ultimi anni – è solo 30enne – sono pieni di lotte e di sofferenze. Il Papa Gregorio XI è tornato a Roma, ma dopo la sua morte, con Urbano VI, la Chiesa si divide: è l’inizio dello scisma d’occidente. Caterina ne è straziata, ma combatte per i suoi ideali: la pace, in nome di Gesù; l’unità della Chiesa; la difesa dell’Europa cristiana. Muore a Roma, il 29 aprile 1380, a 33 anni, come Gesù. Il suo pensiero teologico, mistico, politico ci è giunto in una raccolta di circa quattrocento lettere, scritte in un simpatico italiano senese del Trecento. Sono indirizzate al Papa, a re, regine, principi, capi militari, governatori di città, Vescovi, Religiosi, Sacerdoti, laici di ogni condizione sociale e anche umile gente in cui la Santa vede “il segno del Sangue di Cristo”. Dal punto di vista letterario, queste lettere sono tra i classici della letteratura italiana. Dal punto di vista del contenuto, sono tra i classici del pensiero cristiano. Dal punto di vista umano, è difficile dire che cosa rappresentano. Si unisca l’ardore mistico di una Santa che contempla i “misteri di Dio”, l’intelligenza di una creatura eccezionale, l’attivismo di chi ha fine percezione dei problemi del mondo, il vivace parlare popolano: tutto questo sono le lettere di Santa Caterina da Siena. Sono lettere piene di Cristo: il suo Nome ricorre di continuo, e così le sue parole, la sua vita, i suoi progetti di salvezza, il suo Sangue, la sua Passione e Morte. A tutti Santa Caterina si rivolge con queste parole: «Carissimo fratello, in Cristo, dolce Gesù». Dalla dolcezza di Gesù, prorompe una forza immensa. Scrive: «Siatemi uomo virile e non timoroso». E questo lo scrive al Papa: «Non voglio più parole, ma trovarmi nel campo di battaglia... combattendo con voi per la verità, sino alla morte». Scrive: «Ingrati, villani, mercenari, miserabili, matti...». E lo scrive a Cardinali che avevano abbandonato il Papa. Questo è lo stile di Santa Caterina da Siena. Come non sia finita anche lei sul rogo, come la gentile francese 19enne Santa Giovanna d’Arco, rimane un mistero. Ma ci chiediamo: era suora, Santa Caterina? Come abbiamo scritto all’inizio, non fu suora né sposa. Era Terziaria domenicana con i voti privati di castità, obbedienza e povertà. Era consacrata a Gesù solo, e viveva nel mondo, ma non era del mondo, per una strada che la rese una vera innamorata di Gesù e madre delle anime, di una famiglia non nella carne, ma nello spirito, a servizio della Chiesa. Una via che puoi seguire anche tu, sulle sue orme, alla sequela di “Gesù dolce, Gesù amore”. Il senese Silvio Piccolomini, diventato Papa Pio II (1458-1464), la elevò alla gloria degli altari. Il Ven. Santo Padre Pio XII, nel 1939, la proclamò patrona d’Italia. Paolo VI nel 1970 la dichiarò Dottore della Chiesa. San Giovanni Paolo II la volle patrona d’Europa, con Santa Brigida di Svezia e Santa Edith Stein. Una sublime meraviglia di Dio.
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