RELIGIONE
San Francesco d’Assisi, un Santo tipicamente italiano
dal Numero 14 del 19 aprile 2026
di Guido Vignelli
In San Francesco ritroviamo tutti i tratti del popolo italiano: generosità, spirito artistico e di sacrificio... In lui ogni italiano può trovare un perfetto modello da imitare.
San Francesco è stato elogiato come “il più Santo degli italiani e il più italiano dei Santi”. Possiamo quindi analizzare la italianità del nostro Patrono, a condizione di sottrarla all’equivoco geografico, purificarla dalla “droga” nazionalista e collegarla all’indole della italica civiltà durante la sua lunga storia. Caratteristiche del “genio italico” Le vicende della nostra penisola dimostrano l’esistenza di un “genio italico” diventato modello dei veri Italiani, ossia di una indole che, essendo cattolica per vocazione religiosa e per missione storica, è essenzialmente universale e cosmopolitica. Questa qualità ha permesso al nostro popolo di esportare la ragione, la fede e la virtù, condurre i ribelli all’ordine, i barbari alla civiltà, gli empi alla santità, gli eretici all’ortodossia; ha dimostrato quanto possono intelligenza, virtù, sacrificio, coraggio, creatività e spirito di avventura. Ne deriva il successo avuto da molti Italiani come esploratori, conquistatori, civilizzatori, missionari, politici, giuristi, diplomatici, artisti di ogni genere. Il “genio italico” coglie gli elementi primari delle cose, unisce e armonizza le verità, i valori e i beni fondamentali sottomettendoli a quel principio unitario che permette di realizzare ordinatamente le creazioni più varie e complesse. L’universalità dello spirito italico si manifesta nella capacità di realizzare la coesione tra le pluralità e l’armonia tra le diversità, riuscendo così a risolvere quel grande problema non solo filosofico ma anche etico e politico che è il rapporto tra l’uno e il molteplice. Il “genio italico” intuisce ciò che è fondamentale nella cultura e nella vita, ciò che dà forma universale all’agire umano elevandolo a norma, regola, legge valida per tutti, inserendolo in un ordine di rapporti gerarchici che lo rendono fecondo e duraturo. Nel considerare una esperienza storica o una conquista intellettuale o morale, lo spirito italico sa toglierle ciò che di particolare e relativo l’ha generata, allo scopo di elevarla a una forma universale che possa costituire una eredità perenne. Quest’abilità ha permesso al “genio italico” di correggere numerose civiltà che, assolutizzando il relativo e generalizzando lo specifico, finiscono col favorire l’eccesso, la discordia e l’anarchia. Grazie a questa capacità correttiva, il “genio Italico” riesce ad assimilare, purificare e nobilitare le intuizioni, le qualità e le conquiste dei popoli, rendendole universali e diffondendole a beneficio dell’umanità intera. In tal modo, l’Italia esprime l’unità delle esperienze storiche nella continuità della tradizione cristiana, mettendo l’umana cultura al servizio della divina religione. All’Italia spetta il ruolo storico di esortare le altre nazioni a considerare la visione cattolica come “verità, via e vita” (cf Gv 14,6) per il mondo intero. In particolare, le spetta il compito di ricordare ai popoli che la vera civiltà nasce dall’armonia tra religione e ragione, morale e politica, Chiesa e Stati, diritto ecclesiastico e diritto civile. Per questo, l’Italia fu scelta dalla divina Provvidenza per diventare culla del Papato, animatrice delle prime missioni, civilizzatrice dei popoli, ispiratrice dell’impero cristiano, insomma primogenita delle nazioni cattoliche. San Francesco tipico italiano Se questo è il genio italico, se questo è stato il ruolo storico svolto dal popolo italiano, allora San Francesco può essere considerato come un Santo tipicamente italiano. Infatti, «in tutti gli aspetti della sua poliedrica fisionomia, egli rappresenta il popolo italiano»; «per la sua appartenenza alla comune patria e per l’abbondanza di benefìci da lui ricevuti, gl’Italiani devono a Francesco maggior gratitudine e devozione degli altri»; non a caso la liturgia della Chiesa lo esalta come «luce della patria» italiana. Nella sua persona, San Francesco ha unito in sé le caratteristiche fondamentali dello spirito umano – quella religiosa, quella amorosa, quella artistica e quella militante – armonizzandole e sviluppandole con un equilibrio e con un senso pratico tipicamente romani. In lui ritroviamo molte qualità schiettamente italiane: armonia tra virtù opposte, senso della realtà, spirito di sacrificio e di adattamento, generosità, spirito artistico, “cortesia” cavalleresca, fantasia capace di trovare nuove soluzioni. Purtroppo, in questi ultimi tempi, l’italico spirito di adattamento alle circostanze è degenerato sempre più, fino a diventare uno scettico e cinico opportunismo che ha ormai distrutto quasi completamente quella creatività, generosità e combattività di cui un tempo il nostro popolo ha dato luminosi esempi al mondo intero. Pertanto, oggi la testimonianza del Serafico costituisce un implicito ma netto rimprovero alla gens italica, perché ne rammenta l’originaria spiritualità e ne ripropone l’autentica missione storica: zelo per la gloria di Dio e rinuncia al mondo, servizio della verità e del bene, lotta contro l’errore e il vizio, dedizione alla religione, alla Chiesa e in particolare al Papato. Oggi molti “progressisti” (anche francescani) si sforzano ostinatamente di falsificare e strumentalizzare la figura e l’esempio dell’Assisiate, presentandocelo come un disobbediente, un sovversivo, un ecologista, un pacifista e un ecumenista. Pertanto, bisogna ripulire il volto di San Francesco da queste ingiuriose e interessate incrostazioni, e ripresentarne la vera immagine ai suoi odierni eredi e compatrioti.
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