Chi crede di essere forte assumendo atteggiamenti prepotenti o alzando la voce si sbaglia. Occorre molta più fortezza nel dominare se stessi ed essere dolci e pazienti in situazioni difficili, che nel “dominare” gli altri. Anche in ciò la Santissima Vergine ci fa da maestra. Tutto dipende dalla nostra unione con Lei...

La dolcezza è una virtù sottile, fine, delicata, soave, quasi “poetica”. Per questi motivi si deve dire subito che non è da confondere con le deviazioni della “falsa dolcezza”, che sono il cieco buonismo, il blando sentimentalismo, la mollezza di spirito e la celata sensualità. In secondo luogo si deve aggiungere che la virtù della dolcezza si distingue dalla semplice cortesia o gentilezza e non contraddice la virtù della fortezza.
Guardiamo a Maria Santissima: la sua anima «è un complesso di tutte le perfezioni, un’armonia dolce e gradevole di tutte le virtù più elette», afferma San Giuseppe Marello. Dunque, diversamente da come si può pensare, la virtù della dolcezza appartiene alle anime avanzate nella vita spirituale. Essa infatti è quella qualità che raffina e affina tutte le altre virtù, dà un “tocco speciale” a chi la possiede, riveste tutta l’anima, tanto da poter dire che “quella persona è dolce”.
Padre Stefano M. Manelli definisce la dolcezza quale «diamante più prezioso che viene posto al centro della corona regale». La dolcezza è la perla preziosa al centro della corona regale dell’Immacolata, che le dona bellezza trascendente e amabilità celestiale, che rifulge dal suo sguardo amoroso verso Gesù e verso tutti noi suoi figli, che si ammira nella soavità dei suoi sorrisi, che traspare nelle fattezze del suo volto.
San Luigi M. Grignion da Montfort definisce “angelica” la dolcezza di Maria. In effetti, come dice padre Stefano M. Manelli, «se è grande il fascino della dolcezza e della tenerezza che si irradiano dal volto di una mamma terrena quando ella guarda il suo bambino, quale non deve essere stata la dolcezza e la tenerezza della Madonna Santissima nei riguardi del suo Figlio Gesù e anche nei riguardi di noi suoi figli in Gesù?».
Anche le prove più dolorose, la Vergine Maria le ha accettate tutte con dolcezza: viveva le sofferenze in unione con quelle del Redentore, mentre la spada del dolore profetizzata da Simeone al Tempio trafiggeva sempre più la sua anima di Corredentrice. Ammiriamo dunque la dolcezza di Maria alla nascita di Gesù a Betlemme nonostante la povertà, durante la fuga in Egitto nonostante la terribile persecuzione di Erode, nello smarrimento e ritrovamento di Gesù al Tempio, quando, dopo tre giorni di ricerca, Maria Santissima dolcemente gli dice: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (Lc 2,48). In questo “perché” è racchiusa tutta la dolcezza del Cuore di Maria Santissima; infatti ritrovando il Figlio non si ferma al fatto in sé, che poteva sembrare una disobbedienza da parte di Gesù verso i genitori, ma vuole capire il perché. Si ammira ancora la dolcezza di Maria Santissima nei trent’anni di vita familiare a Nazareth, poi quando Gesù inizia la predicazione e durante la Passione e Morte del divin Redentore.
Se dunque Maria Santissima, Immacolata e Madre di Dio, è stata la più dolce di tutte le creature nelle più terribili sofferenze, chi altro mai può rendere dolci le nostre croci quotidiane? San Luigi M. Grignion da Montfort chiama la Vergine «dolcissima mitigatrice delle croci», affermando che «la Vergine Benedetta, piena di grazia e dell’unzione dello Spirito Santo, candisce e prepara loro [ai suoi devoti fedeli] tutte quelle croci nello zucchero della sua dolcezza materna come fossero noci candite, sebbene in realtà siano amarissime». Si tratta di vivere tutte le sofferenze in unione con la Madonna per la salvezza delle anime, offrire a Lei tutte le nostre prove in modo che Ella purifichi le nostre intenzioni e le presenti a Cristo su un piatto d’oro, per amare Dio e le anime più perfettamente attraverso Maria.
Padre Stefano M. Manelli afferma che la dolcezza è il «fior fiore della carità» e «corona le opere di carità, anche le più laboriose e sofferte». La dolcezza è una perfezione della carità, ogni mancanza di dolcezza può offuscarla. San Giovanni Evangelista ha attinto tutto il suo amore dal Cuore di Gesù e dalla Vergine Maria; «scrive per ammonire i fedeli, ma mostra di avere sempre stima e fiducia di loro [...]. Dal suo gran cuore vengono solo parole di delicatezza», dice don Dolindo Ruotolo. Conquista i fedeli con perfetta correzione fraterna, chiamandoli calorosamente “figliolini”. La virtù della dolcezza disarma, converte, fa crescere nella virtù i fratelli. La lotta al peccato ci deve essere, anche nell’ammonire i peccatori, predicando i vizi e le virtù, la pena e la gloria. Per questo la dolcezza non contraddice la fortezza, la quale è necessaria per combattere contro il demonio, il mondo e la carne, e difendersi dalla triplice concupiscenza che è «la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, la superbia della vita» (1Gv 2,16), mentre la dolcezza è necessaria per l’efficacia della correzione fraterna. Per questo don Dolindo mette in guardia da alcuni difetti nei quali si tende a cadere: «Quello di giudicare severamente gli altri e riguardarci come giusti, equilibrati, sapienti, in paragone degli altri che facilmente giudichiamo manchevoli, squilibrati, stolti: questo c’induce facilmente al disprezzo degli altri e, lacerando la carità, ci eleva in superbia [...]. Come spuntano le erbacce, così vengono ogni giorno nella vita le indelicatezze e le mancanze verso il prossimo. Ci facciamo vincere dai nervi, dai risentimenti, dalle impetuosità di un momento di bizza e diciamo parole che ci sembrano non solo giuste, ma doveroso dirle [...]. Ci illudiamo in una calma di... giustizia, che è invece risentimento, con stentoree scuse [...] che ci sembrano delicatezze, mentre sono asprezze interne [...]. Contro la carità c’è solo l’opposto, odiare, in tutte le sue gradazioni di amarezza, di astio, di ripicca, di insulto, di mormorazione, di calunnia». Anche San Paolo ci esorta: «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31).
La dolcezza è una virtù delicata; ogni giorno abbiamo la possibilità di praticarla, non sciupiamo le occasioni e non facciamoci vincere dal nostro animo che è tutto asprezza e amarezza che offende terribilmente il Cuore dolcissimo di Gesù, tutto amore per noi. Come sempre, guardiamo a Maria Santissima: come penserebbe, direbbe e agirebbe al mio posto?