Il culto agli Angeli e ai Santi dà gloria a Dio ed è per noi un grande aiuto. Nella sua vita San Pio da Pietrelcina ha sperimentato in modo particolare la vicinanza del suo Angelo custode, la cui devozione raccomandava vivamente ai suoi figli spirituali.

Non possiamo considerare superstizione dare culto agli Angeli e ai Santi perché non si adorano come Dio ma si venerano come amici di Dio e per i doni che da Lui ricevono, per i quali Egli viene glorificato. In tal senso veneriamo anche il corpo dei Santi in ogni minima reliquia e nelle immagini perché li rappresentano e tale venerazione non è paragonabile all’idolatria che rende invece alle immagini un culto divino che è dovuto solo a Dio. Nel Vecchio Testamento Dio proibì di adorare le immagini perché per gli Ebrei erano occasione prossima di idolatria, i quali vivevano fra idolatri ed erano molto inclinati alla superstizione.
In particolare, la devozione che padre Pio inculcava ai suoi figli spirituali per l’Angelo custode mostrava l’incondizionata fiducia che egli aveva nel suo aiuto e la tenera venerazione che gli portava, come viene ben rispecchiato in questa lettera scritta ad una figlia spirituale: «Il tuo buon angelo custode vegli sempre su di te, sia egli il tuo condottiero che ti guidi per l’aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani affinché tu non dia del piede in qualche sasso; ti protegga sotto le sue ali dalle insidie tutte del mondo, del demonio e della carne. Abbi grande devozione, o Annita, a questo sì benefico angelo. Come è consolante il pensiero che vicino a noi sta uno spirito, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, nemmeno quando osiamo di peccare. E questo spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, come un fratello. Ma è oltremodo consolante il sapere che questo angelo prega incessantemente per noi, offre a Dio tutte le buone azioni e opere che compiamo, i nostri pensieri, i nostri desideri, se son puri. Deh!, per carità, non dimenticare questo invisibile compagno, sempre presente, sempre pronto a consolarci. O deliziosa intimità, o beata compagnia che l’è questa, se sapessimo comprenderla! Abbilo sempre innanzi agli occhi della mente, ricordati spesso della presenza di quest’angelo, ringrazialo, pregalo, tiengli sempre buona compagnia. Apriti e confida a lui i tuoi dolori; abbi continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Sappilo e fissalo bene nella mente. Egli è così delicato, così sensibile. A lui rivolgiti nelle ore di suprema angoscia e ne sperimenterai i di lui benefici effetti. Non dir mai di essere sola a sostenere la lotta con i nostri nemici: non dir mai di non aver un’anima alla quale puoi aprirti e confidarti. Sarebbe un grave torto che si farebbe a questo messaggero celeste» (Ep III, n. 8).
Nonostante la preziosa opera dell’Angelo custode a nostro favore, egli ci teneva però ad inculcare che anche noi abbiamo degli obblighi verso il nostro buon Angelo, e il primo dei nostri doveri è quello di non contristarlo con il peccato. Anche quando siamo nel terribile stato di disgrazia di Dio, egli ci resta vicino. Nonostante abbiamo respinto Dio dalla nostra anima, il quale rispetta la nostra libertà, Dio comanda all’Angelo custode di rimanere al nostro fianco, cosa che lui fa fino alla nostra morte. Solo quando all’ultimo istante della nostra vita decidiamo per sempre di rifiutare il nostro Creatore allora egli ci lascia e ritorna in Paradiso.
Infine dobbiamo essere umili nel chiedere il suo intervento a nostro favore. Una figlia spirituale rammaricata manifestò a San Pio che quella mattina l’Angelo custode non l’aveva svegliata e per questo non era venuta a Messa e il Padre subito le rispose: «E che? È forse egli tenuto? Se non glielo chiedi!?». Da ciò possiamo vedere il dolce e confidenziale rapporto che padre Pio aveva con queste creature celesti, che lo aiutavano e sostenevano nelle sue lotte con il nemico e che tanti servigi gli compivano, e spesso anche i suoi figli spirituali invocavano per richiedere il suo aiuto.