Un percorso misterioso tra le meraviglie della natura, dove fiori e altre creature lodano il Signore al posto dell’uomo ingrato: questa è stata l’esperienza mistica di un figlio spirituale di padre Pio, che ci ricorda la bontà del nostro Creatore.

Nel 1952 il Servo di Dio fra Daniele Natale fu operato a Roma da un tumore alla milza grosso come un’anguria; e per un intervento miracoloso di San Pio da Pietrelcina, dopo essere morto tornò in vita, per fare su questa terra il suo purgatorio e morire da vero santo. Ma oltre a questa esperienza straordinaria del Servo di Dio, c’è un altro “viaggio” soprannaturale e altrettanto straordinario che lui stesso ha raccontato e che merita di essere conosciuto.
Avvenne sempre nella stessa clinica romana del suo terribile intervento chirurgico, circa un anno dopo, e questa volta fra Daniele era a letto, ben sveglio e cosciente. Si trova improvvisamente in una campagna bellissima dove la vegetazione è particolarmente colorata e viva. Camminando, vede una rosa di rara bellezza e di un profumo intensissimo; fra Daniele si rivolge allora alla rosa e le fa un complimento. In modo sbalorditivo, la rosa gli risponde dicendogli: «Io sono del Creatore e sono qui per lodarlo. Questo profumo serve per purificare l’aria inquinata dall’uomo ed a supplire alla mancanza di amore che l’uomo deve al nostro Creatore».
Da qui si apre un vero dialogo del Servo di Dio con la natura e gli animali che incontrerà nel suo meraviglioso viaggio. Così, calpestando dei fiori durante il suo cammino, anch’essi si animano e gli rivelano che il loro compito è quello di purificare l’aria dal peccato di impurità e supplire all’amore che gli uomini non hanno per il Creatore. Trovandosi poi davanti ad una cascata, chiede all’acqua qual è il suo compito e sente la risposta: «Lodare il Creatore con il mio suono» e di fatto, prodigiosamente, ne sente le note, in un’armonia celestiale mai sentita, simile ad un organo angelico.
La straordinarietà dell’esperienza mistica di fra Daniele aumenta allorquando, seguendo il percorso di un ruscello, si trova davanti al mare ed egli entra in esso, camminando nel fondale marino e senza bagnarsi. Qui scorge una vegetazione mai vista e tanti pesciolini dai mille colori che gli danzano attorno. Vede poi avvicinarsi un pesce grosso e prova un po’ di paura; a circa 20 m di distanza, gli chiede: «Qual è il tuo compito?». La risposta del pesce potrebbe veramente sorprenderci, perché ci lascia in sospeso e in grande ammirazione. Infatti, il grosso pesce risponde: «Il mio compito è prendere le lodi delle creature che sono nel mare e, attraverso un Sacerdote che è nel mondo, offrirle al Creatore». Fra Daniele intuisce subito chi fosse quel Sacerdote incaricato di tale intercessione e appena il pesce sente nominare padre Pio si inchina profondamente, rimanendo in quella posizione finché l’umile Frate non gli dice di rimettersi dritto.
A raccontare tali vicende sembra quasi di essere in una favola, ma nell’esperienza mistica del Servo di Dio avveniva tutto in una sorta di “normalità soprannaturale”, tanto che egli stesso si domandava come facesse a stare in fondo al mare e non bagnarsi con l’acqua. L’acqua stessa gli dà la risposta, altrettanto soprannaturale: «Tu ti trovi in mezzo a noi, non solo come uomo che sente la pesantezza del corpo, ma anche come spirito». E per questo non si bagnava.
Una volta riemerso dal fondale marino, fra Daniele continua il suo cammino tra colline e foreste. Ecco che le piante si muovono e le foglie e sembrano vibrare di allegria. Dentro di sé, il fraticello pensa che anche loro loderanno il loro Creatore e a tale pensiero sente una risposta corale: «Certamente! Sì che lodiamo il Creatore!». «E come? In che modo?». «Con la nostra bellezza. Per purificare l’aria e dare ossigeno all’uomo, a quell’uomo che è tanto ingrato verso il nostro Creatore!».
Il creato rimprovera quindi l’uomo, ma non certo nel modo che ci viene propinato oggi dalle ideologie green del momento... Il rimprovero che la creazione fa all’uomo è quello di aver dimenticato di essere anch’egli creatura, la creatura più nobile, la sola capace di ridare amore al suo Creatore. Sì, a differenza delle piante e degli animali, solo l’uomo è capace di questo ricambio di amore e in questa esperienza straordinaria di fra Daniele la creazione ci rimprovera proprio la mancanza di rispondere a tale vocazione sublime.