SPIRITUALITÀ
Quale binario stiamo seguendo?
dal Numero 6 del 8 febbraio 2026
di Paolo e Maddalena Pellini
La Madonna manifestandosi a Santa Bernadette a Lourdes ha indicato la chiave di lettura della nostra vita: la Croce di Cristo. Attraverso di essa possiamo santificare le nostre giornate, ed essere felici pur nella prova.
Preghiera, penitenza, povertà, queste tre parole sono il riassunto del messaggio che la Madonna ci ha lasciato manifestandosi alla giovane Bernardette Soubirous nel 1858 a Lourdes. Queste tre parole, che agli occhi del mondo paiono inutili, quasi da evitare, agli occhi dei cristiani sono parole nobili, perché racchiudono un significato profondo, un significato che prende valore dalla Croce. La Croce è quella chiave di lettura che trasforma la vita da mortale ad eterna. Ciò che nella vita mortale è privo di un perché, nella vita della grazia, che ci prepara alla Vita eterna, assume un significato profondo. Chi si accontenta della vita mortale vuole il tutto e subito, vuole consumare e appagare i sensi corporali finché la morte non spegnerà la sua fiamma e dirà la parola fine; è una vita senza senso. Chi invece vive la vita della grazia sa attendere, sa attendere la vita vera, quella eterna, ma anche pregustarne i frutti, perché grazie alla Croce si spoglia dei sensi del corpo per godere quelli dell’anima, ed essendo l’anima immortale gode di beni immortali. La Croce ci fa rinunciare ai beni mortali per farci conoscere e gustare i beni eterni. Ecco perché la Madonna manifestandosi a Santa Bernardette le insegna la via della Croce (preghiera, penitenza e povertà) per giungere alla Vita eterna. Apparendole, infatti, le fa questa promessa: «Non vi prometto la felicità in questo mondo, ma nell’altro». Santa Bernardette subì molte umiliazioni – nonostante il privilegio di aver visto la Santa Vergine – e lei stessa ammise di aver acquisito, grazie ad esse, la virtù dell’umiltà. Dopo aver sperimentato la povertà materiale in famiglia, seguendo l’insegnamento della Madonna, trovò la ricchezza nella povertà spirituale perché capì il messaggio evangelico del farsi piccoli per apparire grandi davanti a Dio. I piccoli sono strumenti utili nelle mani del Signore, mentre i grandi sono spesso di intralcio ai suoi piani, perché questi ultimi tendono a seguire gli interessi di “mammona”, mentre i piccoli, spogli di se stessi, cercano la volontà di Dio. Per questo l’umanità viaggia su due binari, come è ben rappresentato da Sant’Agostino ne La città di Dio. Quindi ora ci poniamo una domanda: quale posto ha nella nostra vita la Croce? Come cristiani, abbracciamo la nostra croce quotidiana o passiamo il tempo a cercare il modo per evitarla o eliminarla? Sappiamo dare un valore alle difficoltà che affrontiamo ogni giorno nel nostro cammino? Mettiamo in conto gli imprevisti nella nostra vita e li leggiamo alla luce del Vangelo o pretendiamo di trovare il paradiso in terra? Quale binario stiamo seguendo? È vero, sono più di una domanda, ma sono domande che si concatenano e ci spingono a valutare il nostro cammino spirituale. Nella società odierna regna l’edonismo e così il messaggio che più di un secolo fa l’Immacolata diede alla piccola Santa francese prende un sapore medievale; perciò, per poterlo capire oggi, occorre che pensiamo alla Croce. Sì, perché ancora oggi Cristo è attaccato a quella Croce; il progresso, il benessere, le scoperte scientifiche non hanno tolto la Croce a Nostro Signore. Egli è ancora lì, Egli viene ancora immolato sugli altari delle chiese durante la Santa Messa. Il modernismo con il suo materialismo non ha potuto cambiare il messaggio evangelico: «Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,31-33). Seguiamo nella nostra vita questo monito, oppure al primo posto nei nostri pensieri c’è la soddisfazione su questa terra? La scuola, il lavoro, la carriera, la salute, ecc. tutte cose buone ma che fanno parte di quelle “cose” date in aggiunta, non del “regno di Dio”. Ecco, se noi invece iniziamo a guardare la nostra vita con gli occhi del Cielo capiremo che tutte le nostre croci quotidiane, piccole o grandi che siano, fanno parte di un disegno, hanno uno scopo e anche un effetto, non sono inciampi nel nostro cammino ma occasioni di guadagno per la nostra vita spirituale, per la ricerca della giustizia del Regno di Dio. In questa ottica possiamo capire che la preghiera, la penitenza e la povertà non sono fine a se stesse ma fanno parte del nostro vivere da cristiani, sono il nostro stendardo, sono ciò che ci identifica, sono quelle glorie che ci ammanteranno nel Regno dei cieli. La Croce dà senso a queste tre parole perché è lei che le fa fruttificare. Cristo, infatti, ci ha mostrato il modo per trasformare il male in bene, per trasformare uno strumento di tortura e vergogna, la Croce, in strumento di gloria. Lo ha fatto perché ne aveva il potere, lo ha fatto con la sua Risurrezione. E la Madonna era lì, sotto la Croce a raccogliere il suo testamento d’amore e, manifestandosi ai nostri tempi sulla terra, ce lo trasmette chiedendoci di offrire preghiere, penitenze e sacrifici perché con il Battesimo siamo diventati figli di Dio e quindi coeredi con Cristo. Abbiamo ereditato il Cielo grazie al sacrificio di Gesù, ma anche il potere di offrire i nostri sacrifici per guadagnare i beni eterni. I nostri sacrifici, le nostre preghiere, le nostre penitenze, tutto ciò che facciamo può acquistare valore se lo offriamo a Dio. Quindi, che cristiani possiamo essere se non portiamo la nostra croce sulle spalle? Questo significa che la vita del cristiano è una vita triste? Che vita sarebbe quella senza piaceri e divertimenti, fatta di preghiere e sacrifici? Sarebbe una vita felice? Sì, rispondiamo, perché è una vita piena. La vita con Cristo è la vita vera: la preghiera alimenta l’anima e la rende serena cosicché le sventure della vita non ci abbattono; la penitenza esercita il nostro corpo ad accontentarsi di ciò che necessita di modo che le sue continue richieste di soddisfacimento edonistico non ci rendano insaziabili e quindi sempre insoddisfatti; la povertà ci fa apprezzare ciò che realmente conta nella vita, perché «vanità delle vanità tutto è vanità» – recita il Qoèlet 1,2 – e questo ci preserva dall’invidia verso il prossimo e dalle inutili contese. È in questo modo che testimoniamo di essere cristiani, la Croce è il nostro segno di riconoscimento. E ciò che è incredibile è che il cristiano che porta la Croce è felice perché l’esercizio di quelle tre parole suggerite dalla Madonna in Francia lo liberano dalla zavorra del mondo, lo proteggono dalle tentazioni del demonio e lo aiutano a liberarsi dei desideri della carne. «È tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto», diceva San Francesco d’Assisi. In qualsiasi situazione il cristiano è una persona ottimista perché sa di aver già vinto, perché ha vinto con Cristo ancora duemila anni fa e sa di non essere solo, ma di far parte di un corpo formato da molte membra, il Corpo mistico. Infatti, è in virtù di questa appartenenza che offre preghiere, per le anime del Purgatorio e per la Chiesa militante; è per questo che offre penitenze, per la salvezza dei peccatori; è per questo che abbraccia la povertà, per desiderare le cose di lassù e gioire un giorno in Cielo con la Chiesa trionfante. Ecco il potere della Croce, ecco il potere dei cristiani. È con questo potere che i cristiani costruiscono le civiltà nel mondo, perché così portano il Cielo sulla terra. Quindi chiediamoci: diamo importanza alla Croce nella nostra vita di cristiani?
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