L’offerta della Madre e del Figlio si intrecciano nel mistero della Presentazione di Gesù Bambino al Tempio: Maria Santissima e il piccolo Redentore si uniscono nel compiere un gesto simbolico che sarà pienamente compiuto sul Calvario.

Vediamo salire al Tempio la Sacra Famiglia con due colombe come prescrive la legge. Maria e Giuseppe si recano a Gerusalemme ed entrano nel Tempio portando il piccolo Gesù, il vero Agnello del riscatto. Se le colombe rappresentano la condizione povera dei due santi sposi, sull’altare del Tempio viene invece offerto quell’Agnello che è l’offerta per eccellenza.
In questo momento solenne, mentre la Vergine presenta il suo Figlio al Padre, uniamoci alla preghiera di San Bernardo: «Offri il Figlio tuo, o Vergine Santa, presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno. Offri l’ostia santa e gradita a Dio per la riconciliazione di noi tutti. Senz’altro Dio Padre accetterà la nuova oblazione e l’ostia preziosissima della quale egli stesso dice: “Questi è il mio Figlio diletto nel quale ho riposto le mie compiacenze”». Evidentemente, in questa circostanza solenne – anche se gli occhi esterni non comprendono il vero senso di quell’avvenimento – la Vergine obbedisce alla legge per eseguire un’azione soprannaturale che permette alla Vittima e Sacerdote, ancora Bambino, di offrirsi al Padre per la nostra salvezza.
Come spiega bene il Landucci, in questa offerta «la Vergine SS. compiva un gesto sacrificale, come già l’aveva compiuto adagiando il Divin Figlio nella mangiatoia, come compirà in tutti i distacchi e le rinunzie della vita di Gesù e in modo culminante ai piedi della Croce. Ma qui lo compiva in modo esteriormente più espressivo: Ella offriva cioè a Dio l’Agnello Immacolato che doveva immolarsi per noi, conformandosi ai sentimenti nascosti e palpitanti del cuore del Bambinello, che ripetevano quelli del primo istante dell’Incarnazione, vibranti di obbedienza, di sacrificio e di amore: “Entrando nel mondo dice: Non hai voluto ostia, né oblazione, ma a me hai formato un corpo... Ecco io vengo, come nel libro è scritto di me, per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10, 5-7)».
Possiamo allora ben immaginarci la maestà della Madonna nel compiere questa solenne offerta: «Maestoso è il tuo incedere» (Ct 7,1), dice la Scrittura. Pensiamo al suo “incedere”, a come Ella sia avanzata verso l’altare ai piedi del quale doveva offrire a Dio la Vittima più preziosa che Egli mai avesse ricevuta. Ostia viva, sacrosanta e divina, destinata a salvare il mondo.
Contemporaneamente, il piccolo Bambino divino si offriva al Padre per ogni anima, per tutti gli uomini, ripetendo il suo “Ecce venio” che Egli pronunziò entrando in questo mondo. Ecco che i palpiti del Cuore di Maria seguivano e si univano perfettamente a quelli del Figlio, laddove Gesù donava se stesso e Maria Santissima donava ciò che più amava, più di se stessa, il divino Agnello. La regalità della Madonna anche in questo atto così umile fa sbalordire gli angeli che, attoniti, hanno accompagnato la loro Regina nel salire al Tempio.
Ancora una volta, il mistero, l’immensità di Dio, si presenta nel nascondimento e si svela solo a pochi cuori puri e in attesa della verità. Sant’Anna e il vecchio Simeone saranno i testimoni, illuminati dallo Spirito Santo, di come la realtà dei fatti sia ben diversa dall’apparenza. Ma tutto è diretto al fine preciso della grande offerta. Sì, le mani immacolate della Vergine presentano Dio a Dio. L’Unigenito del Padre dà se stesso e “per le mani di Maria” si offre alla massima glorificazione dell’Eterno Padre.
La Presentazione di Gesù al Tempio è la prefigurazione dell’offerta del Calvario – e la Madonna ne diviene consapevole in tutta la sua estensione, fino alla trafittura del Cuore – prefigurazione che rimanda all’offerta che ogni giorno si ripresenta sui nostri altari nella Santa Messa. Gesù, anche se ancora così “piccino”, è già Sommo Sacerdote e Vittima perfetta. Quella carne e quel sangue presi dalla Mamma Immacolata sono il vero “prezzo del riscatto” – utilizzando un’espressione cara a Sant’Agostino – di tutto il genere umano e di ognuno di noi.
Bellissimo, è il commento di suor Lucia di Fatima, quando scrive: «In questo mistero della presentazione di Gesù, le mani pure di Maria sono la prima patena sulla quale Dio ha posto la prima Ostia; e questa patena l’ha presa il sacerdote di turno al tempio di Gerusalemme per elevarla sull’altare e offrirla al Padre come proprietà che gli è dovuta e offerta in cui Egli si compiace in maniera assoluta». Tutto ciò si compie nel mistero dell’umiliazione che tutto nasconde: il candore di Maria è nascosto da una cerimonia che la fa credere bisognosa di purificazione, e Gesù stesso, nella sua Persona divina, si presenta esteriormente come bisognoso di riscatto, mentre è la sorgente unica e vera del nostro riscatto. Questo è l’agire dei misteri di Dio, penetrabili solo alla luce della grazia ma tanto oscuri per i cuori che non “vogliono vedere” le meraviglie di Dio.