Nel Vangelo si trova spesso il richiamo alla conversione. Ma in che cosa consiste? Essa è una realtà anzitutto interiore: il cuore, con l’aiuto della grazia, abbandona il male per volgersi al bene, fino a raggiungere la santità. L’esperienza di molti Santi convertiti ce lo dimostra.

Il cammino di ogni battezzato è la propria santificazione, con la quale egli offre la massima gloria di Dio e contribuisce alla salvezza delle anime. Ma per giungere a questo, è necessaria la conversione, anzitutto del cuore – sede della volontà – con cui scegliamo di fare il bene o il male. Perciò è di grande importanza capire bene cosa vuol dire veramente “convertirsi”, perché così possiamo cominciare a realizzare in noi la conformità a Cristo, meta del cristiano.
Dobbiamo notare che il termine “conversione” viene dal greco metànoia, che in primo luogo significa “cambiamento di pensiero, di mentalità”, che si traduce nei termini di “conversione”, “pentimento” e “penitenza”. Nostro Signore Gesù Cristo usa il termine metánoia fin dall’inizio della sua predicazione, come ci rileva molto bene San Marco nel suo Vangelo: «Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi [metanoeîte] e credete al vangelo”» (Mc 1,14-15), e non fu l’unica volta in cui lo usò. Egli vuole la nostra conversione, ossia un “cambiamento di pensiero”, non nel senso di scegliere di andare in bicicletta anziché usare l’auto o di spegnere i condizionatori d’estate per inquinare di meno a favore di una economia “green”... ma nel senso che se prima eravamo attaccati alle cose della carne e del mondo, nonché alla superbia della vita, ora dobbiamo lasciar perdere tutte queste cose sull’esempio di San Paolo, il quale le considera «come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo» (Fil 3,8).
In che modo dobbiamo mutar pensiero, ovvero convertici? Ci insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica che «nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo [...]. È mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e si acquista [...] la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova» (n. 1427). Ma con la nostra libera volontà, scegliamo di compiere il bene o il male, così da diventare ciò che abbiamo scelto di essere; è proprio qui, purtroppo, che notiamo quante scelte non buone compiamo, cioè quanti peccati commettiamo ogni giorno. Ed è a questo punto che si richiede la vera conversione, cioè un impegno continuo con cui dobbiamo e vogliamo deciderci a cambiare vita: niente più peccati che allontanano da Dio, bensì solo opere virtuose che ci riallacciano a Lui! Possibile arrivare a tanto? Certamente, come continua il catechismo: «Questo sforzo di conversione non è soltanto un’opera umana. È il dinamismo del “cuore contrito”(Sal 51,19) attirato e mosso dalla grazia a rispondere all’amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo» (n. 1428).
Ci pensiamo? Dio, infinitamente buono, perché è tutto amore, ci ha pensati e amati prima ancora della Creazione del mondo; un tale amore esige una totale corrispondenza del nostro amore, che si esprime proprio in quella “rinuncia al male” che abbiamo inizialmente professato nel Battesimo e che ora dobbiamo sforzarci di compiere giorno per giorno, allontanando le suggestioni del maligno, della carne e del mondo sorretti sempre dalla grazia, la quale è sufficiente a combattere tutte queste insidie, come conosciamo da San Paolo nella risposta che Dio gli diede: «Ti basta la mia grazia» (2Cor 12,9).
Siamo chiamati quindi alla conversione del cuore, mutando l’orientamento della nostra volontà: se siamo cristiani, dobbiamo seguire Gesù Cristo, non le massime e i ragionamenti del mondo. Iddio si è mostrato a noi affinché potessimo seguirlo, e ci ha parlato lasciandoci i suoi insegnamenti nel Nuovo Testamento. È questa Parola di verità che smaschera le menzogne del mondo, poiché, ci avverte San Giovanni, «tutto il mondo giace sotto il potere del maligno» (1Gv 5,19) il quale «è menzognero e padre della menzogna»
(Gv 8,44). Conoscendo questo, perché non seguiamo il Vangelo, come Gesù ci ha già invitato a fare? Ossia, perché non ascoltiamo e mettiamo in pratica tali insegnamenti che ci portano nell’eternità?
Dobbiamo operare un cambiamento vero, che si realizza nella pratica delle virtù cristiane, che spingono poi all’eroicità della santità: dobbiamo perciò rigettare sempre il male, attraverso l’adesione al Vangelo. Tutto ciò si realizza mediante l’aiuto della grazia, che il buon Dio ci ha elargito attraverso i sacramenti (anzitutto la Santa Comunione e la Confessione) e la preghiera (del mattino e della sera, con il santo Rosario recitato tutti i giorni), unita alla penitenza nell’offerta delle croci giornaliere da sostenere: quanta ricchezza di grazia troviamo nella vita cristiana vissuta bene! Infatti padre Pio da Pietrelcina ci esorta: «Fate i buoni cristiani»; e Nostro Signore ci ricorda che per farlo abbiamo bisogno di Lui: «Senza di me, non potete fare nulla» (Gv 15,5).
Riportiamo alcuni brevi esempi. Sant’Ignazio di Loyola, tutto preso dalla sua carriera militare, si convertì dopo che, costretto a stare a letto da una grave ferita subita in battaglia, gli capitò di leggere un libro con le vite dei Santi che lo portò a concludere: “Se loro, uomini come me, ci sono riusciti, perché non potrei farlo anch’io?”. Sant’Angela da Foligno, da una vita condotta tra i peccati mortali, di cui alcuni nascondeva in Confessione (commettendo così più volte sacrilegio), alla fine ebbe il coraggio di mutare vita completamente dopo aver pregato molto San Francesco d’Assisi, il quale gli ottenne questa grazia, e crebbe così tanto in santità da diventare una gigante tra i Santi mistici.
Ora tocca a noi, dobbiamo scegliere. Ricordiamoci l’avvertimento di Gesù Cristo: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla Vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). Orsù, prendiamo coraggio, ricorriamo alla nostra Madre e Avvocata Maria Santissima, Mediatrice di tutte le grazie: con Lei certamente vinceremo!