ATTUALITÀ
L’Intelligenza Artificiale e la natura dell’arte figurativa
dal Numero 3 del 18 gennaio 2026
di Padre Luca M. Trestini /4
La natura dell’arte figurativa spinge a farsi delle domande. Essendo essa un’arte liberale, ha nobili finalità ed è chiamata ad offrire delle immagini di autentica bellezza. L’arte figurativa dovrebbe essere come una scala che solleva lo spirito. L’IA è in grado di rispondere a tale vocazione?
Proseguiamo la nostra indagine in risalita – attraverso l’arte –verso il monte santo della contemplazione di Dio, con l’obbiettivo di discernere l’opportunità o meno dell’uso degli elaboratori digitali (così detti IA). Dopo aver considerato la natura e lo scopo dell’arte in genere prendiamo ora in esame l’arte figurativa, per poi passare all’ambito ancor più specifico dell’iconografia sacra cristiana. Parliamo dunque dell’arte figurativa: di quale specie di arte si tratta? Certamente le arti si distinguono in base al loro oggetto, e l’oggetto proprio dell’arte figurativa è l’immagine artistica. Ora, riprendendo – con una applicazione un po’ diversa – la distinzione di San Tommaso fra le “arti servili” (rivolte all’uso del corpo) e le “arti liberali” (rivolte all’uso della ragione), potremmo dire che l’arte figurativa ha un po’ di entrambe. È “servile” in quanto regola l’uso del corpo per produrre un’immagine dotata di determinate qualità estetiche, ma può ritenersi “liberale” nella misura in cui tale opera viene realizzata non per una funzione “servile” (a scopo meramente artigianale, commerciale, ludico, decorativo ecc.), bensì per una finalità “liberale” (poetica, spirituale, religiosa, ecc.). Questa finalità “liberale” solleva l’arte figurativa a una dignità più alta che la associa alle attività più nobili dell’uomo, ovvero quelle spirituali (ad esempio la speculazione della verità, l’ammirazione della bellezza, l’amore del bene, il culto e la contemplazione di Dio, ecc.). Da qui la categoria classica delle “belle arti figurative”, dove la ragione di più alta nobiltà viene collocata nella tensione all’espressione figurativa del “bello”. Ora, è evidente che la funzionalità servile non esige allo stesso titolo e con la medesima intensità della finalità liberale, una reale esperienza poetica, filosofica, religiosa e anche estetica, capace di attingere a quella che potremmo definire “la viva sorgente della creatività”, ossia la realtà in tutta la sua estensione. In tal senso, quanto alla generazione di “immagini artistiche” da parte dell’IA, sembra potersi ammettere una relativa sufficienza di queste tecnologie a svolgere alcune funzioni servili, meccaniche. Salvo poi discernere caso per caso quando sia conveniente far intervenire le macchine o piuttosto privilegiare una qualità più umana di determinati lavori. Ciò che invece neghiamo è la capacità degli elaboratori digitali di produrre da sé qualsivoglia immagine che sia realmente frutto di esperienza poetica, filosofica, religiosa... così come si richiede da quella finalità più alta che abbiamo indicato con il termine “liberale”. E ciò semplicemente perché per sua natura una tale finalità può essere colta, perseguita e raggiunta unicamente dagli esseri personali, dotati di facoltà spirituali. Tenendo a mente questa finalità più nobile, cerchiamo di precisare la natura dell’arte figurativa e il suo scopo. Abbiamo detto che l’oggetto suo proprio è l’immagine artistica. Dalla definizione generale di “arte” considerata nell’articolo precedente, risulta chiaro che l’aggettivo “artistico” va riferito alla qualità ben regolata della tecnica, dei materiali e delle forme con cui si produce un certo oggetto, in questo una immagine. Soffermiamoci quindi ora sul concetto di immagine e sulla peculiarità del linguaggio figurativo. Anzitutto va detto che l’immagine per sua natura è relativa a una certa realtà o pensiero di cui è rappresentazione. Essa con il linguaggio visivo che le è proprio richiama quella entità, la evoca, la mostra, la celebra, la ripropone da una certa angolatura, la coglie in una particolare circostanza, forse la riguarda alla luce di una intuizione più alta. Il linguaggio figurativo presenta poi delle peculiarità proprie rispetto a quello discorsivo. Infatti il discorso procede per concetti interiori (astratti dalla realtà di cui si ha esperienza) e si articola con una successione di proposizioni volte a condurre la mente all’intuizione di una certa verità o opinione. L’immagine figurativa invece si costituisce come un oggetto esteriore frutto di una certa intuizione e dotato di qualità estetiche, che offre allo spettatore un’esperienza relativa alla realtà o pensiero di cui è espressione. Essa parla all’uomo coinvolgendolo a partire dal senso della vista, presentandosi come “un tutto” dotato di una propria compiutezza. L’immagine non contiene i giudizi netti che si danno nel linguaggio verbale, tuttavia anch’essa col suo contenuto figurativo e le sue forme espressive è in stretto rapporto con la verità e il bene. In effetti, come la mente si rapporta al vero e la volontà al bene, così attraverso l’immagine l’uomo si rapporta al bello artistico come espressione “incarnata” di verità e di bene. Qual è dunque la funzione, lo scopo e il fine dell’immagine artistica? La sua funzione è quella di rappresentare, ossia esprimere con una similitudine figurativa (di tipo naturalistico o simbolico) e con forme e materiali adeguati allo scopo che l’autore si propone, una determinata realtà o pensiero, rendendoli così in certo modo presenti in un dato spazio accessibile all’uomo attraverso la vista. Gli scopi particolari possono essere innumerevoli e più o meno soggettivi. La ragione di fine invece è più ristretta e universale, in quanto richiede di connettere l’immagine artistica alla “bellezza” come valore oggettivo che la misura e verso la quale essa tende! In tal senso si può parlare di una “vocazione” dell’immagine artistica alla bellezza come qualità che promana da Dio, in quanto Bellezza assoluta e fonte di ogni bellezza creata. Perseguendo tale vocazione l’artista potrà cercare anche il “sublime”, ovvero le forme figurative che meglio indirizzano a contemplare la Bellezza somma dell’Essere assoluto che è Dio, ben sapendo comunque che Egli rimane al di là di qualsiasi rappresentazione, essendo Dio in se stesso puramente spirituale e ineffabile. L’arte figurativa dunque, pur con i suoi limiti e nella varietà delle sue espressioni e scopi particolari, è chiamata ad offrire delle immagini portatrici di autentica bellezza che possano essere veicolo, scala e finestra che attrae, ordina, solleva e anche sublima lo spirito dell’uomo, orientandolo – a partire dai sensi ma senza fermarsi solo ad essi – verso ciò che vi è di più nobile e prossimo al fine ultimo di tutto, ossia Dio. Quanto agli elaboratori digitali di immagini, possiamo qui rilevare che si tratta di strumenti “ciechi”, in quanto incapaci per se stessi di sperimentare il valore spirituale della bellezza. Se è vero che se programmati con buone norme e attingendo a buoni modelli possono generare immagini dotate di qualità estetiche, è altrettanto vero che da se stessi non possono avere alcuna “ispirazione artistica” né dirigere la produzione di alcuna autentica opera d’arte figurativa, nel senso più nobile che abbiamo sopra definito. E ora saliamo finalmente al gradino più alto, quello dell’arte sacra, dove l’arte figurativa può realizzare nel modo più pieno la sua vocazione. E ci domandiamo: quale posto può ammettersi qui per il lavoro di elaborazione digitale della così detta “IA”?
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