Dio è l’unico e il solo che si deve adorare, per cui l’idolatria, la superstizione, le pratiche magiche, ecc. sono contro il vero culto divino e offendono il Signore, provocando molti danni alle anime, come ci insegna anche padre Pio.

Il Signore, dopo essersi rivelato al suo popolo e aver richiesto il culto a Lui dovuto, gli ricorda che Lui è l’unico e il solo Signore che deve adorare; in tal modo il primo Comandamento vieta la superstizione e l’irreligiosità. La superstizione è il culto divino reso a chi non è Dio, o a Dio ma in modo sconveniente negando a Lui la sua infinita dignità e suprema sovranità, per attribuirla ad altri. Si condanna così il politeismo: gli idoli sono opera della mano d’uomo e sono cosa morta, mentre Dio è il «Dio vivente» che dà la vita e interviene nella storia.
Si è idolatri quando si onora e si serve una creatura al posto di Dio, si tratti di dèi o di demoni (come il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro ecc. Dice infatti Gesù: «Non potete servire a Dio e a mammona» (Mt 6,24).
Si proibiscono inoltre tutte le forme di divinazione e di magia, perché il giusto atteggiamento del cristiano dev’essere l’abbandono fiducioso nelle mani della Provvidenza per ciò che riguarda il futuro, fuggendone ogni curiosità. Per questo tutte le forme di divinazione che tentino svelare l’avvenire, come il ricorso a satana o ai demoni, l’evocazione dei morti o altre pratiche sono da respingere. Anche consultare gli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza e il ricorso ai “medium” sono da respingere, come pure le pratiche di magia e stregoneria con le quali si pretende sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio, ottenendo un potere soprannaturale sul prossimo, anche se per procurargli la salute, e peggio se si ha intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni.
La Chiesa mette in guardia anche dallo spiritismo, che spesso implica pratiche divinatorie e magiche, e dalle pratiche mediche cosiddette “tradizionali”. Sono inoltre vana osservanza tutte quelle forme di superstizioni popolari come portare un gobbetto, un cornetto, un ferro di cavallo, un 13, un ragno metallico per tener lontani la sfortuna o il malocchio, o il credere che rovesciare l’olio o il sale o viaggiare di venerdì porti sfortuna, come pure l’arte degli indovini, delle carte ecc.
È anche superstizione rendere culto a Dio in modo sconveniente, usando riti vani o proibiti dalla Chiesa o con certe devozioni, come ad esempio certe pratiche come le cosiddette “catene” o determinate preghiere da recitarsi tante volte con la certezza che appena finita la pratica si otterrà infallibilmente, quasi magicamente, qualunque grazia si chieda, e con la minaccia di terribili castighi per chi non le compisse o non le diffondesse. Sappiamo invece quanti, anche tra i cristiani, ricorrono a queste pratiche!
Padre Pio proibiva ogni forma di ricorso allo spiritismo o a pratiche dell’occulto. Ad una signora preoccupata di avere in famiglia una zia che leggeva le carte, con tono perentorio disse: «Gettate via subito quella roba!». Ad un’altra che si accusò di essere stata da una cartomante le chiese: «Che ci sei andata a fare?». Questa rispose che, sentendosi avvilita perché tutto andava male, sperava in qualche bella notizia, ma padre Pio subito le ribatté: «Non ci andare più, perché se vai ancora e ritorni da me, le botte sono tutte per te».
A chi poi sosteneva di trovare giovamento in materia di fede praticando la magia bianca, padre Pio vedeva in questo una forma sbagliata di accostarsi al mondo soprannaturale. Ad un penitente che frequentava sedute spiritiche in cui si evocavano le anime dei defunti ponendo domande sull’aldilà, disse: «Non ti dico che quelle cose che succedono sono tutte sciocchezze o che non sono vere. No. Però non ci andare più a quelle riunioni», e anche se la persona sembrava che ne riportasse giovamento credendo più al soprannaturale, egli ribadì che «non è questa la via insegnata da Gesù. Non ci andare: il diavolo ti potrebbe fare brutti scherzi».
Un’altra testimonianza mette ancora più in risalto la pericolosità di queste pratiche. Una signora voleva sapere se doveva continuare a frequentare una persona che parlava con le anime del Purgatorio, poiché le cose che le diceva la infervoravano a pregare e a fare opere di carità. Fra Daniele Natale sottopose il caso a San Pio, il quale rispose: «Figlio mio, abbiamo i Comandamenti della legge di Dio, abbiamo il Vangelo e Gesù Sacramentato in mezzo a noi». Il Frate, però, voleva un sì o un no, e padre Pio con pazienza disse: «Ammettiamo che per nove volte sia la voce del bene a parlare. E se una sola volta il nemico ci mette il codino e ti sconquassa un’anima? Vai a raccapezzarla poi!». Con alcuni fu invece molto forte arrivando a dire: «Finitela con lo spiritismo. Quello è satana in persona!», e ad un’altra abituata da anni alle tavole parlanti le negò ripetutamente l’assoluzione.
Il Santo stimmatizzato del Gargano sapeva bene che cosa voleva dire aver a che fare con gli spiriti maligni, avendo dovuto lottare più volte contro di essi per la salvaguardia della propria e altrui anima. Il suo atteggiamento forte nei confronti di coloro che avevano a che fare con lo spiritismo e con le cose occulte era dunque motivato dalla profonda conoscenza della diabolica astuzia del principe del male e dei suoi adepti, da cui padre Pio voleva tenere lontani i suoi penitenti per il loro bene.