I FIORETTI
Padre Leonardo Marcucci: “Sostenni padre Pio nell’ultima Messa”
dal Numero 3 del 18 gennaio 2026
Foggia, maggio. «Il 22 settembre del 1968, alle 5 del mattino, padre Pio celebrò la sua ultima Messa. Io ero sull’altare con lui. Al termine della funzione, ebbe un collasso e stava per cadere a terra. Stavo lì accanto e lo afferrai proprio mentre si lasciava andare e lo sostenni. Ebbi un brivido: stavo tenendo tra le braccia un Santo». Così mi disse con grande emozione padre Leonardo Marcucci, confratello di padre Pio. Poco tempo dopo la nostra conversazione, padre Marcucci morì. Aveva 86 anni. Feci in tempo a raccogliere la sua bellissima testimonianza. Preziosa perché i Frati che hanno vissuto con padre Pio sono rimasti veramente in pochi. Incontrarli è un privilegio: sono coloro che hanno parlato, ascoltato, abbracciato padre Pio e con lui hanno pregato e celebrato la Santa Messa. «Fu un’esperienza bellissima stare nel convento insieme a lui», mi disse padre Leonardo. «Sono nato a San Giovanni Rotondo e fin da bambino andavo da padre Pio per la Messa e per la Confessione. E fu proprio padre Pio a farmi capire che dovevo diventare un Frate». Incontrai padre Leonardo nel convento di Sant’Anna a Foggia, lo stesso dove padre Pio soggiornò per qualche mese nel 1916, prima di andare definitivamente a San Giovanni Rotondo. «Qui respirava male, in estate c’è molta afa», mi spiegò padre Leonardo. «Così, accompagnato da un Superiore, padre Pio era andato per una settimana a San Giovanni Rotondo e si era subito sentito meglio. Aveva allora chiesto il permesso di poterci restare, cosa che poi avvenne nel settembre di quell’anno, con l’incarico di direttore spirituale del seminario. Da quel momento non lasciò più San Giovanni. Io sono nato lì in paese nel 1936, e fin da bambino salivo al convento per la Messa e poi per confessarmi. Insieme ad altri ragazzi frequentavo una sorta di oratorio tenuto dalla signora Mary Pyle, una ricca americana che dopo aver conosciuto padre Pio si era stabilita vicino al convento. Giocavamo a pallone e poi, prima di tornare a casa, ricordo che andavamo in sacrestia per salutare padre Pio. Lui ci sorrideva e ci dava sempre la benedizione. Un giorno in confessionale mi chiese cosa volessi fare da grande. “Il prete”, risposi. E lui: “E perché il prete?”, e poi stette zitto. Mi fece capire che sì, la mia strada era diventare Sacerdote, ma che sarei stato un Frate cappuccino come lui. Così entrai nel collegio a Vico del Gargano, poi fui trasferito a Montefusco, a Campobasso e nel 1965 celebrai la prima Messa. In seguito fui assegnato a San Giovanni Rotondo, e provai una grandissima gioia perché sarei vissuto accanto a quello che ormai consideravo un Santo. I momenti più belli erano quando stavamo tutti insieme nel salottino oppure a passeggiare nel giardino. Padre Pio era dolcissimo e dal momento che faticava a camminare si appoggiava ora ad uno di noi ed ora ad un altro. Un giorno, proprio perché muoversi per lui era diventato difficile, i Superiori ebbero l’idea di installare un ascensore che dalla sacrestia lo avrebbe portato alla cella. Gliene parlai io. “Padre – gli dissi – vogliamo fare un ascensore”. “Che è ‘sto ascensore?”, mi chiese. Glielo spiegai e lui deciso: “No! Non lo voglio”. I Superiori però lo fecero costruire ugualmente. A lavori terminati, portai padre Pio all’inaugurazione perché desse all’ascensore una benedizione. “E ch’è ‘sta cosa? Avevo detto di no!”, disse seccato. I Superiori con gentilezza gli spiegarono che l’avevano messo ai voti e la maggioranza aveva deciso di procedere. Lo convinsi a provarlo. Lui entrò nell’ascensore e salì al piano superiore. Poi scese. Era tutto sorridente. “Uagliò! È una cosa veramente buona!”, esclamò divertito. Aveva capito che era stato fatto tutto per lui, perché stesse più comodo. Padre Pio celebrò la sua ultima Messa il 22 settembre del 1968. Ero con lui sull’altare in veste di suddiacono, cioè di Sacerdote con il compito di aiutarlo. Ricordo che era sceso in sacrestia alle 4:00, un’ora prima. Aveva fretta di iniziare. “Uagliò! Voglio uscire per la Messa...”, mi diceva in continuazione. Poi sentii suonare il campanello della sacrestia. Andai a vedere e mi trovai di fronte una signora con due bambine tutte vestite di bianco. Mi disse che veniva da Firenze col grande desiderio che le figlie ricevessero la prima Comunione da padre Pio. Le spiegai che già da un anno il Padre non faceva più queste cose. La vidi diventare triste e allora le dissi: “Mettetevi in prima fila e vediamo che succede”. La Messa era solenne perché si festeggiava l’anniversario dell’apparizione delle stimmate su padre Pio. In chiesa c’erano 2.000 persone, tutte stipate. Quando fu il momento della Comunione, padre Pio mi chiese: “Uagliò e che fanno là quelle bambine?”. Gli dissi che avrebbero tanto voluto ricevere la Comunione dalle sue mani. “E perché non le fai venire? E chiamale!”, ordinò. Quelle furono le ultime bambine a fare la prima Comunione con lui. Durante il rito mi accorsi che faceva molta fatica, che respirava male, che si reggeva a stento in piedi e si aggrappava all’altare. Era molto pallido. Le mani erano senza i mezzi guanti e le stimmate non si vedevano più. Però, io che ero così così vicino, mi accorsi che sulla sinistra c’era ancora una macchiolina rossa, come una moneta. Mi emozionai moltissimo, quasi scoppiai in lacrime. Poi, durante la notte, anche quella macchia sparì completamente. Al termine della Messa, padre Pio fece per dirigersi verso la sacrestia ma si sentì male. Ebbe un collasso e stava per cadere a terra. Ero lì accanto e allora lo presi al volo e sentii che era diventato molto pesante, che si stava lasciando andare. Velocemente intervenne fra Bill, il Cappuccino americano che era alto e robusto, gli cinse la vita e insieme lo adagiammo sulla sedia a rotelle. Lo portammo in sacrestia. Padre Pio stava meglio. Aveva però gli occhi lucidi. Sapeva che stava salutando la gente per l’ultima volta. Morì quella notte. Io e altri giovani Frati ci eravamo attardati a parlare ed eravamo andati a letto che era quasi mezzanotte. Dopo poche ore, sentii passare nel corridoio un confratello con una campana in mano. La suonava e diceva: “Padre Pio sta morendo”. Allora uscimmo tutti di corsa e andammo alla sua cella. Ecco, quel momento fu molto particolare. Ebbi l’impressione di rivivere la storia. I Frati erano accorsi a quel modo anche il 3 ottobre del 1226, quando stava morendo San Francesco. Ebbi la certezza che anche padre Pio sarebbe stato dichiarato Santo. Eravamo lì, in preghiera. E ad un certo punto dalla cella uscì una persona, non ricordo se era un medico o un Frate, e ci comunicò che il Padre era andato in Cielo. Dico la verità, non piansi ma provai una gioia profonda. Sapevo che era già in Paradiso e che da lassù avrebbe vegliato su tutti noi». di Roberto Allegri
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