I FIORETTI
Quando il canto diventa preghiera Testimonianza di Aida Orezzoli
dal Numero 44 del 23 novembre 2025
Lima (Perù) «Quando vidi il film su padre Pio interpretato da Sergio Castellitto, fu come aver ricevuto una folgorazione. Fino a quel momento avevo solo sentito parlare vagamente di lui ma quel film, scoprire la sua lotta contro il diavolo, tutto il dolore fisico che aveva sopportato per tutti noi, la sua obbedienza alla Chiesa che lo aveva perseguitato: tutte queste cose me lo fecero pensare come un eroe; un grande eroe dello spirito». Così inizia la testimonianza di Aida Orezzoli, 49 anni, cantante e compositrice peruviana di origini lucane. In America latina è molto famosa per le sue canzoni e anche perché conduce un programma seguitissimo che si intitola Luces Cámara Misión e va in onda sull’emittente cattolica messicana “Maria Vision”. «Nel 2018 andai per la prima volta a San Giovanni Rotondo», mi ha raccontato. «E fu come entrare dentro una dimensione spirituale nuova. Conobbi padre Carlo Laborde, un sant’uomo, che allora era il Frate guardiano del convento. A lui feci una richiesta: poter cantare nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, dopo l’Adorazione eucaristica. La sentivo come un’urgenza, come un’esigenza dell’anima, qualcosa di cui non potevo fare a meno. Padre Carlo mi diede il permesso e allora eseguii il brano Virgencita de mis amores, dedicato alla Madonna. Ricordo che cantai come se ogni nota fosse una preghiera che veniva dal cuore. E improvvisamente accadde: ebbi la straordinaria e netta sensazione che padre Pio mi ascoltasse. Che fosse lì, in silenzio, nella chiesa. Pensavo al suo sguardo raccolto come lo vedevo nelle foto, al suo amore per la Madonna e sentivo la sua presenza ovunque. Da quel preciso momento ebbe inizio il mio cammino interiore, molto intenso, fatto di incontri, segni misteriosi e un rapporto personale con padre Pio, che si è fatto via via più profondo. Qualche tempo dopo la visita a San Giovanni, ad esempio, venni a sapere che a Lima, nella parrocchia di Cristo Salvador, si trovavano alcune reliquie di padre Pio: una camicia e alcune pezzuole con cui tamponava il sangue delle stimmate. Non sapevo per quale ragione fossero lì, ma non persi l’occasione e andai subito a vederle. La notizia della loro presenza mi era arrivata da sola, come se lo stesso Padre Pio avesse voluto farmelo sapere. Fu molto emozionante pregare davanti alle reliquie. Poi andai anche a trovare i Frati Cappuccini della Ciudad de los Hijos de María Inmaculada, i quali stanno sempre a Lima e accolgono ragazzi adolescenti con problemi. Pure stavolta era come se una forza invisibile mi spingesse ad avvicinarmi alla spiritualità dei cappuccini e quindi di padre Pio. Mi sentivo guidata, non posso usare altro termine. I Frati mi consigliarono di leggere l’epistolario del Padre e nel farlo mi si aprì un mondo. Ne fui totalmente affascinata. Che lettere meravigliose! Come parla della confessione, della purificazione dell’anima! E dell’Eucaristia! Lui la celebrava in modo così mistico e profondo. Impossibile restare indifferenti. Sono sicura che padre Pio mi stesse conducendo dove lui voleva. Ero nelle sue mani. Mi accostai ai Gruppi di Preghiera. Fu un’amica a parlarmene. Mi disse dei Gruppi a Città del Messico e di quelli in Argentina. L’idea che padre Pio in persona li avesse voluti era bellissima. Volli saperne di più, mi documentai e scoprii questa realtà meravigliosa che il Padre aveva fondato negli anni Cinquanta. Si può dire che i Gruppi di Preghiera sono una delle più importanti realtà spirituali del Novecento. Padre Pio aveva accolto la richiesta di preghiera di Papa Pio XII e aveva sollecitato i suoi figli spirituali dicendo: “Diamoci da fare, rimbocchiamoci le maniche, rispondiamo noi per primi a questo appello lanciato dal romano Pontefice”. In poco tempo si formarono i Gruppi di Preghiera e in fretta si diffusero nel mondo; oggi sono una rete spirituale estesa in sessanta paesi nel mondo. Una rete fitta e collegata fatta di preghiera. Solo il pensarci, mette i brividi. Fino a che un giorno padre Pio mi è apparso. So che detto così sembra assurdo, ma è la verità. Stavo pregando in chiesa a Lima, quando all’improvviso sentii un profumo meraviglioso. Era di rose, il mio preferito. Ma non c’erano rose attorno a me in quel momento, da nessuna parte. Eppure il profumo era forte, unico, celestiale. Lo sentii anche più tardi, durante la Comunione. Era come se il Cielo si fosse aperto solo per un attimo. È stato un segno, ne sono sicura, per farmi capire che padre Pio mi era vicino. A volte mi succede di pregare all’aperto e mi capita che un colibrì o una farfalla si posino vicino a me. Sorrido, e dico: “Ecco, è padre Pio che mi sta dicendo che è qui”. Nulla è per caso, davvero. La vita soprannaturale esiste, basta solo imparare a vederla. Mi è successa anche un’altra cosa che fatico a descrivere. Una sorta di prodigio, non saprei in che altro modo definirla. Mi trovavo nella parrocchia di Covadonga, a Città del Messico. Esponevano le reliquie di padre Pio, e all’improvviso l’ho visto. Non stavo sognando, sono certa che ero vigile. Era alto, con una gran luce attorno. Avrei voluto gridare: “Padre Pio!” a piena voce. Invece sono rimasta in silenzio, appartata, a godermi quella presenza meravigliosa, commossa fino alle lacrime. Non lo potrò più dimenticare. Vicino a me c’era un’amica. Guardandomi in viso si accorse che qualcosa di particolare era accaduto. Glielo raccontai. Lei osservò la mia espressione quasi estatica e mi disse: “Ti credo”. Voglio raccontarti anche di un brano speciale, si intitola Canción a San Pío ed è un brano storico. L’autore della musica è Rico Garofalo, una leggenda della musica. Era pianista, compositore, noto non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Era anche figlio spirituale di padre Pio e, dopo la sua morte, nel 1968, volle ricordarlo con una canzone. Insieme all’amico e paroliere Gino Scauzillo, scrisse La canzone di Padre Pio. Fu incisa l’anno seguente e cantata da Luciano Rondinella, artista famosissimo per aver cantato anche al Festival di Sanremo. Fu la prima canzone ufficiale dedicata a padre Pio e fu talmente apprezzata che venne tradotta in diverse lingue. Quando me la fecero ascoltare rimasi senza parole. Sentii dentro di me che dovevo assolutamente cantarla, anzi era proprio come se padre Pio me lo stesse chiedendo. L’ho registrata con il mio produttore, adattata alla mia tonalità di soprano leggero, e nell’eseguirla ero come attraversata da una forza, un’armonia mai provate prima. Padre Pio era con me nello studio di registrazione, ne sono proprio sicura. “Chi canta prega due volte”, diceva Sant’Agostino. E io sento che la mia vocazione musicale si è intrecciata con questa preghiera. Padre Pio mi guida, e io gli offro ciò che so fare meglio. È questo il nostro legame». di Roberto Allegri
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