MODELLI DI VITA
Un fratello nelle missioni. Santa Teresina e p. Adolphe
dal Numero 30 del 29 luglio 2018
di Paolo Risso

Non potendo essere missionaria nel senso stretto della parola, santa Teresina del Bambin Gesù volle esserlo con l’amore, con la preghiera, con la penitenza offerta per avvicinare le anime a Dio e aiutare i sacerdoti nel loro ministero. Tra le innumerevoli anime beneficate, ve ne fu una particolarmente privilegiata dallo zelo e dal lavoro apostolico della Santa.

Stava per essere ordinato sacerdote, Adolphe Roulland, in quel fine d’anno scolastico 1895-’96, nell’Istituto delle Missioni Estere di Parigi. Era un giovane colto e generosissimo, amantissimo di Gesù, pronto a vivere santamente la sua missione ad gentes, per portare un grandissimo numero di anime al divino Redentore.


Una lettera al Carmelo

Così scrisse a Madre Maria di Gonzaga, priora del Carmelo di Lisieux, per chiedere che gli fosse assegnata una monaca che pregasse per la fecondità del suo futuro ministero, soprattutto quando – presto – sarebbe partito per le missioni. La Priora gli rispose che gli affidava volentieri suor Teresa di Gesù Bambino, “la più adatta” a pregare e a ottenere da Dio tante grazie.
Il 20 luglio 1896, il giovane diacono ringraziò con una lettera piena di gratitudine: «Sono stato assai felice che mi avete affidato un angelo custode nella persona di suor Teresina, che pregherà per il buon andamento della mia attività apostolica. Grazie delle preghiere che si faranno in questo Carmelo, porterò certamente qualche anima a Dio. Mi piacerebbe darvi qualche spiegazione della mia futura missione, ma ancora non la conosco. Infatti la scelta non è fatta da noi, ma dai nostri superiori, che ci inviano dove pensano che potremo fare del nostro meglio per la gloria di Dio, e per la salvezza delle anime. Saprò la mia destinazione il giorno della mia ordinazione sacerdotale che avrà luogo domenica 28 giugno. In quel giorno pregherò per voi».
Il 28 giugno 1896, Adolphe Roulland era ordinato sacerdote, a Parigi. Nella medesima lettera egli continuava a scrivere: «Dopo tale data, andrò in Normandia e passerò a Lisieux: se sarà possibile, vorrei fermarmi per celebrare la Messa nella vostra cappella che conosco bene. Mi piacerebbe anche poter dare la Comunione a suor Teresa di Gesù Bambino».


Teresa per “sorella”

La lettera del padre Adolphe fu passata alla suora, che subito rispose: «Sono veramente contenta di poter lavorare per voi e con voi per la salvezza delle anime. Mi sono fatta carmelitana per questo: non potendo essere missionaria nel vero senso della parola, voglio esserlo con l’amore, la penitenza, come la mia serafica madre santa Teresa d’Avila. Vi supplico, reverendo Padre: il giorno in cui il Signore scenderà per la prima volta dal Cielo sull’altare per la vostra parola, chiedetegli di infiammarmi con il fuoco del suo amore, perché possa aiutarvi ad accenderlo nei cuori».
La sorella della Santa, suor Celine, dirà che «la vita religiosa appariva a suor Teresa soprattutto come mezzo per salvare le anime e santificare i sacerdoti». La stessa cosa testimonia suor Teresa nella sua autobiografia Storia di un’anima. Il motivo per cui padre Adolphe aveva chiesto di essere aiutato dalle preghiere di una suora, lo apprendiamo da una lettera che qualche tempo prima, gli aveva scritto la stessa suora e di cui non aveva parlato con nessuno.
«Permettetemi di confidarvi un segreto che ho scoperto leggendo le date più importanti della vostra vita – gli aveva già scritto la giovanissima Suora di Lisieux –. L’8 settembre 1980 la vostra vocazione missionaria fu salvata da un intervento diretto della Madonna: in quel giorno una piccola carmelitana divenne la sposa di Gesù, il Re dei Cieli. Dando addio definitivamente al mondo, l’unico scopo della sua vita era ormai quello di farsi santa e di salvare le anime, soprattutto quelle degli apostoli di Gesù. Quel giorno ella chiese a Gesù di darle un’anima apostolica: non potendo essere sacerdote, che un sacerdote avesse le stesse grazie, le stesse aspirazioni e gli stessi desideri che avrebbe avuto lei. Fratello mio, voi conoscete ora l’indegna carmelitana che fece questa preghiera. Non pensate anche voi che la nostra collaborazione confermata il giorno della vostra ordinazione sacerdotale, cominciò quell’8 settembre?».


Chi era padre Adolphe?

Tutto vero. Padre Adolphe Roulland era nato il 13 ottobre 1870, poco più di due anni prima di suor Teresa, a Cahagnolles (Calvados). Era entrato nel seminario di Villiers-le See, nella primavera del 1885. Al termine degli studi classici, aveva avuto una crisi vocazionale che superò abbastanza facilmente, e di cui aveva parlato solo con i superiori. Per questo era rimasto profondamente impressionato dalle parole di suor Teresa anch’essa passata per molte prove.
Chi aveva potuto rivelarle un segreto noto a lui solo? Per questo volendo sapere qualcosa in più da lei, decise di fermarsi al Carmelo, in cui Teresa era entrata il 9 aprile 1888. Non poté vederla, ma l’autoritaria Madre Gonzaga gli indicò il posto che ella occupava in cappella, durante la Messa, per cui l’indomani egli non solo poté darle la Comunione, ma riuscì anche a vederla.
Padre Adolphe fu destinato al Sichuan, sud-ovest della Cina, e il 3 luglio, andando a salutare la famiglia, passò una seconda volta per Lisieux, celebrò la Messa al Carmelo e parlò con suor Teresina attraverso la grata del parlatorio. Rientrò a Parigi, con la foto avuta dalla stessa suora (la nota foto che la ritrae inginocchiata accanto al Crocifisso, con il Rosario in mano e una siepe alle spalle). Le scrisse raccontandole l’addio alla famiglia e manifestandole i sentimenti provati lasciando la casa paterna.
Il 29 luglio partirà per la sua missione: «Parto contento – scrisse a suor Teresa – perché so che il nostro apostolato, il mio e il vostro, sarà benedetto da Dio: sulla montagna del Carmelo, un’anima pregherà per il successo delle armi di chi combatte nella pianura... Tutti i giorni, ricorderò nel Santo Sacrificio della Messa il nome di suor Teresa; e se è vero, come voi sperate, che andrete in Cielo prima di me, continuerò a pregare per voi».
Teresina gli rispose chiedendogli il permesso di poterlo chiamare “fratello”, «visto che Gesù si è degnato di unirci nell’apostolato e che mi ha creato per essere vostra sorella... Addio, fratello mio, se andrò in Cielo presto, chiederò a Gesù di poter venire a trovarvi nel Sichuan; così continueremo insieme il nostro apostolato».


Il missionario di santa Teresa

In Cina, padre Roulland prese la malaria e dovette fermarsi a Koui-fou, mentre i suoi confratelli risalivano il Fiume Azzurro. Un medico piuttosto esperto, con una forte dose di chinino, riuscì a guarirlo: «Debbo alle preghiere di persone che mi sono vicine e soprattutto alle vostre – scrisse a suor Teresa – se non ho intonato il Nunc dimittis. Sorella mia, devo chiedere a Dio di saper soffrire».
In una lettera successiva, le parlò di situazioni pericolose, verificatesi nella zona della missione e dei rischi cui esponeva la sua vita: «Se non sarò degno di entrare subito in Paradiso, voi mi tirerete fuori dal Purgatorio, con le vostre preghiere e così vi aspetterò in Cielo».
La giovane carmelitana gli rispose: «Da quando la Croce di Gesù è stata innalzata sul mondo, dobbiamo combattere alla sua ombra», ricordando che anche a lei non erano mai state risparmiate prove fin dall’ingresso al Carmelo. Quindi indugia a parlare della misericordia di Dio: «Non capisco – spiega – perché le anime hanno paura di un Amico così tenero... A me sembra facile raggiungere la perfezione: basta riconoscere il proprio niente e abbandonarci come un fanciullo nelle braccia di Gesù».
L’ultima lettera di suor Teresa giunse a padre Adolphe dopo la sua morte (30 settembre 1897), come aveva previsto, certa di essergli più utile dal Cielo che sulla terra. «Sono felice di annunciarvi che sto per entrare nella città beata e che ho la certezza che condividerete la mia gioia. Il Signore mi chiama al Cielo dove lo amerò come ho sempre desiderato e da dove farò il possibile per farlo amare da una moltitudine di anime. Lassù non starò in ozio, ma continuerò a lavorare per la Chiesa e per le anime. Addio, caro fratello, e pregate per me».
  Lo stesso anno, padre Adolphe era nominato parroco di Yeou-Yang e, poco dopo, responsabile del distretto di Leang-Chan. Chiamato più tardi al Seminario di Cha-pin-che, come docente di Teologia, sostituì in parrocchia un confratello morto durante la rivolta dei “boxers”. Nel 1909, fu richiamato in Francia per dedicarsi al seminario di Rue du Bac.
Durante la prima Guerra mondiale, chiamato in soccorso dalla Francia nella difesa dalle truppe tedesche, fu testimone della devozione dei soldati verso suor Teresa, della quale molti portavano addosso un’immagine con la reliquia. Lo stesso generale Foch l’aveva invocata e sentita sensibilmente vicina nella battaglia della Marna. Lui stesso, padre Adolphe, ora si alimentava della autobiografia di suor Teresina del Bambin Gesù, Storia di un’anima, pubblicata pochi anni dopo la sua morte e diventata in poco tempo un best-sellers.
Ma fu presto congedato dal ruolo di cappellano militare, con la salute a pezzi, per le lunghe fatiche affrontate in Cina e in trincea. Gli ultimi 13 anni della sua esistenza vissuta per Gesù solo, sulle orme di Teresa, il padre Adolphe li trascorse nel Seminario di Dormans; da dove usciva solo per andare dalla “sua” suor Teresa, chiamato dai parroci della Normandia, tutti lettori e diffusori appassionati di Storia di un’anima.
Il Padre non si vantava mai della sua amicizia spirituale con la Carmelitana, né accennava mai alle numerose grazie ricevute per la sua intercessione. Parlò solo al processo di beatificazione (1923) ed ebbe la gioia di assistere, in Roma, alla sua canonizzazione da parte di papa Pio XI (17 maggio 1925). Finalmente, dopo una vita sacerdotale ardente per Gesù e per le anime, il 12 giugno 1934, la raggiunse in Cielo, lieto di collaborare con lei, «a far scendere dal Cielo sulla terra una pioggia di rose».
Mirabile missione della piccola “Thérèse” e del padre Roulland, attuale sempre ma soprattutto oggi, chiamati, come siamo, a offrire per i sacerdoti.