Dio scrive a Mussolini
dal Numero 6 del 11 febbraio 2018
di Paolo Risso

Nell’imperversare del secondo conflitto mondiale che avrebbe coinvolto le nazioni d’Europa nel secolo XIX, Dio, che aveva per l’Italia piani di misericordia, mandò a Mussolini suor Elena Aiello come sua “ambasciatrice di pace”. Ma la voce della Suora che recava l’appello di Dio rimase inascoltata...

Nacque nel 1895, figlia di un sarto di Montalto Uffago (Cosenza), padre di nove figli. Elena Aiello studiò in un istituto di suore. A dieci anni, era già orfana di madre e aiutava nella piccola sartoria di casa. Poi venne “l’inutile strage” della prima Guerra mondiale, cui seguì la terribile epidemia, della “spagnola”, in Calabria assai più grave per la situazione già grave di miseria. Elena tornò dalle sue suore per aiutarle e assistere poveri, malati e morenti. Fabbricava persino le bare per la sepoltura.

Soffre con Gesù

Nel 1920, Elena prese il velo delle suore, ma pochi mesi dopo la trovarono svenuta con la spalla sinistra tutta nera. Venne il medico e le asportò la zona infetta, tagliandole anche qualche nervo, così che la giovane suora rimase mezza paralizzata. Era già in cancrena la ferita quando poté arrivare all’ospedale di Cosenza. Lì le trovarono anche un cancro allo stomaco. La scienza di allora poteva far nulla ma suor Elena chiese la guarigione a santa Rita della quale era devotissima.
Il 21 ottobre 1921, era guarita. Ma il primo venerdì di marzo del 1923 (era il giorno 2 marzo), le apparve Gesù incoronato di spine e le mise la sua corona sulla testa. Il suo volto cominciò a grondare sangue senza fine. Tutti i venerdì da allora le capitava questa “coronazione di spine”. Il Venerdì Santo, sul suo corpo, apparvero anche le stimmate. Gesù le disse che c’erano peccatori, tanti peccatori da salvare dall’inferno e portare il Paradiso. Elena gli rispose che ella accettava ogni sofferenza per la conversione dei peccatori.
Il medico ateo, che la curava, al vedere la giovane religiosa in quello stato – sembrava Gesù crocifisso – si convertì e si fece battezzare. Ogni venerdì, Elena riviveva la Passione di Gesù nel suo corpo, ma l’indomani, “la monaca santa” (così avevano cominciato a chiamarla), appariva fresca come un fiore e riprendeva a lavorare: sempre più una cosa sola con Gesù, nel condividere la passione e il servizio ai fratelli, tutto per suo amore.
Il 22 maggio 1924, festa di santa Rita, era guarita dalla piaga sulla spalla. Ora stava bene di salute e poteva anche compiere le “grandi opere” di Dio, tenendo presente che la prima opera di Dio è l’offerta di vita e sofferenze per Gesù, cosa che ella non mancò mai di fare: “soffrire, pregare, offrire”, “una con Gesù crocifisso”.

Fondatrice

Nel 1928, a 33 anni, per comando di Gesù stesso, fondò le Suore minime della Passione, per l’educazione delle bambine più povere. La prima cosa da fare: insegnare a pregare e insieme un lavoro. Intitolò il primo laboratorio di cucito a santa Teresa di Gesù Bambino (1873-1897), da poco canonizzata da papa Pio XI e nota in tutto il mondo per la sua “piccola via” dell’infanzia spirituale. Santa Teresina era così contenta che apparve a suor Elena e alle “sue” bambine.
In un baleno ebbe vocazioni e bambine da assistere. Che fare? Il direttore della locale Cassa Rurale le offrì la sua sede e la congregazione ebbe spazio, crescita, organizzazione sempre migliore. E un mondo di bene da svolgere, servendo Gesù nei poveri. La Provvidenza si incaricò di portare avanti la sua opera.
Un giorno del 1935, quando la dispensa era tutta vuota, suor Elena, dopo aver pregato, trovò nel suo libro di preghiere un biglietto da 50 lire tra le immagini dell’Addolorata e di santa Teresina. Per quel giorno le arrivarono altri due biglietti da 50 lire in modo misterioso e provvidenziale. Madre Elena capì la “lezione”. Trovandosi in difficoltà, radunava le bambine in preghiera e ogni volta giungeva la cifra di soldi esatta o la quantità precisa di roba che serviva.
Con suore alla sequela di Gesù sulle sue orme di povera “figlia del popolo”, Madre Elena aprì una dopo l’altra 18 case con asili, laboratori, case-famiglia. Il prefetto di Cosenza era così incantato e grato dell’opera della Madre e delle sue “Figlie” che parlò di lei e della sua opera al cavaliere Benito Mussolini, che era allora il capo del governo. Il duce ascoltò, si accertò e... mandò a Madre Elena un cospicuo attestato di stima in denaro.
La Madre pensò a sdebitarsi e lo fece alla grande, da “signora di Dio”, per ordine del suo “Sposo divino”, Gesù. Si era alla fine degli anni ’30 del secolo scorso. Dalla Germania sotto il tallone di Hitler, dall’Unione Sovietica in pugno a Stalin, ululavano venti di guerra, guerra che sarebbe stata terribile. Anzi, il 1° settembre 1939, Hitler aveva fatto invadere la Polonia e la guerra già dilagava in Europa. L’Italia per il momento era rimasta neutrale.
Elena Aiello, 45enne, aveva frequentato solo le elementari, scriveva in modo sommario e parlava un italiano che sapeva molto di calabrese. Non aveva tempo di leggere i giornali e di sentire la radio, tutta presa dalla preghiera e dalle opere di carità, dalla sua “unione mistica con Gesù”, che ogni venerdì le faceva rivivere la sua Passione per la conversione dei peccatori. Tuttavia sapeva che soffiavano venti di guerra immane e Gesù le appariva e le ordinava di scrivere a Mussolini, di farlo subito che non c’era tempo da perdere.

Lettere al Duce

Il 23 aprile, così scrisse a Mussolini: «Io non volevo scrivere, ma ieri, 22, il Signore mi è apparso di nuovo imponendomi di farvi sapere quanto segue: i governanti dei popoli sono agitati per conquistare nuovi territori... Sono demoni di discordia, sovvertitori dei popoli e cercano di travolgere nel terribile flagello anche l’Italia, dove sta Dio in mezzo a tante anime e la sede del mio Vicario, il “Pastor Angelicus”».
Già il papa regnante, Pio XII, secondo le profezie di Malachia sui papi, aveva proprio questo appellativo che bene gli stava: Pastore angelico. Ma non divaghiamo. Madre Elena, quasi sotto dettatura di Gesù, scrive ancora a Mussolini nella medesima missiva: «La Francia – sono parole di Gesù che Elena riferisce come una postina – tanto cara al mio cuore, per i suoi molti peccati presto cadrà in rovina e sarà travolta e devastata. All’Italia, perché sede del mio Vicario, ho mandato Benito Mussolini, per salvarla dall’abisso verso cui si era avviata, altrimenti sarebbe arrivata in condizioni peggiori della Russia. In tanti pericoli l’ho sempre salvato; adesso però deve mantenere l’Italia fuori dalla guerra. Se farà questo avrà favori straordinari e farò inchinare ogni altra nazione al suo cospetto. Mussolini invece ha deciso di dichiarare la guerra, ma sappia che se non la impedirà sarà punito dalla mia Giustizia».
Madre Elena andò a Roma il 16 maggio 1940 per consegnare la lettera “dettata” da Gesù a Edvige Mussolini, sorella di Benito. Edvige la recapitò subito all’illustre fratello, ma la guerra fu dichiarata il 10 giugno. Anche Cosenza sarà bombardata, ma le case di Madre Aiello non ebbero il minimo danno. Poi venne il terribile 1943, con la disfatta, l’inizio della fine. Il 15 maggio 1943, Elena scrisse di nuovo a Edvige Mussolini per il Duce: «Ah, se il duce avesse dato ascolto alle parole di Gesù, l’Italia non si sarebbe trovata ora in così triste condizione! Io penso che il cuore del duce sarà molto rattristato nel vedere l’Italia, da un giardino fiorito, trasformato in un campo deserto, seminato di dolore e di morte. Ma perché continuare questa guerra terribilmente crudele se Gesù ha detto che per nessuno vi sarà vittoria vera? Perciò, cara donna Edvige, dite al duce, a nome mio (a nome di Gesù) che questo è l’ultimo avviso che il Signore gli manda. Potrà ancora salvarsi mettendo tutto nelle mani del Santo Padre. Se non si mantiene unito al Papa, finirà peggio di Napoleone. Anche Bruno dal cielo chiede a suo padre al salvezza dell’Italia e di lui stesso».
Bruno era il figlio di Mussolini, perito con il suo aereo nel 1941.
Ma Mussolini non ascoltò le lettere che suor Elena Aiello, a nome di Gesù, gli aveva scritto. E sappiamo come è finita l’Italia e come è finito lui. Deus non irridetur: Dio non si prende in giro.
La Madre continuava a vivere il suo rapporto mistico, intensissimo con Gesù: quasi un continuo faccia a faccia con Lui, con rivelazioni che avrebbero riguardato anche i nuovi dirigenti dell’Italia ora libera e diventata repubblica. Sarebbe stato saggezza ascoltarla, obbedirle: forse oggi avremmo qualcosa di meglio nella nostra nazione. Venivano Gesù e la Madonna a parlarle. E con loro le anime che ella con la sua offerta vittimale aveva liberato dal Purgatorio e ora godevano il Paradiso.
Nel 1961, la Madre prese a parlare sempre più spesso della morte che sapeva vicina. Venne assalita da una febbre inspiegabile e ricoverata in ospedale a Roma dove morì il 19 giugno tra profumi e profezie. Due anni prima, nel 1959, come una profezia aveva detto: «Anche in Italia ci sono come lupi rapaci vestiti di pelli di agnello, perché mentre si dicono cristiani aprono le porte al materialismo, facendo dilagare la disonestà nei costumi, e porteranno l’Italia alla rovina, ma molti di essi andranno in confusione». C’è da meditare e imparare.
Madre Elena Aiello è stata beatificata dalla Chiesa: davvero “la monaca santa”, come era nota fin dalla giovinezza, con un messaggio che attraversa la storia: “convertitevi”.

QUESTA SETTIMANA
Numero 7
del 18/02/2018

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