RISPOSTA AI LETTORI
C’è pure il mio sangue!
dal Numero 40 del 18 ottobre 2020

Sono un giovane sacerdote, devoto di san Pio sin dall’infanzia (mia nonna era una sua figlia spirituale). Dopo la mia Ordinazione ho cercato di approfondire il rapporto di padre Pio con i sacerdoti, ma non ho trovato molto. Nelle mie ricerche su internet mi sono imbattuto nella vostra rivista, che ormai ricevo e leggo con piacere e profitto da mesi! Vi ringrazio perché leggerla mi fa sentire vicino a padre Pio... Vorrei porvi una domanda: quando san Pio negava l’assoluzione (lui poteva farlo con sicurezza perché leggeva nella coscienza) non si rendeva conto del dolore, spesso atroce, che causava a quelle anime? Come poteva sopportarlo, lui che era così sensibile? [...]. (Don Roberto M.)

Rev.do don Roberto, siamo contenti che legga con gioia e profitto il nostro Settimanale. I sacerdoti sono sempre stati particolarmente cari al cuore di san Pio, la cui vita intera se fu un richiamo per tutti verso l’Eucaristia e verso la Confessione, lo fu soprattutto per i sacerdoti. Lo rivelò il Santo stesso una volta in cui – durante un colloquio tra amici e confratelli – si discuteva del fatto che ogni santo è venuto sulla terra per una certa missione, ed uno di essi chiese al Padre: «Allora, Padre, ogni uomo, e non solo il santo, viene su questo mondo per una missione da compiere. E lei per quale missione è venuto?», e padre Pio rispose: «Sono venuto per i sacerdoti».

Venendo alla sua domanda, tutti sanno che spesso il penitente, quando si accostava al confessionale di padre Pio prima di ricevere la sospirata assoluzione doveva ritornare e supplicare e battersi il petto sinceramente più di una volta; ma questa era la “pedagogia” di san Pio!

A proposito di questo fatto, riportiamo un singolare episodio che potrà far luce al suo dubbio: un giorno un confratello rimproverò dolcemente padre Pio proprio per questo e il Santo più dolcemente ancora rispose: «È vero, io ai miei penitenti faccio gettare il sangue. Ci metto però pure il sangue mio!». Capiamo quindi che lui stesso soffriva per questo “rinvio” di assoluzione, ma il rinvio era necessario per la completa conversione del penitente, ottenuta dal Padre proprio con il “sangue” della sua sofferenza, delle sue stimmate, della sua preghiera. Dunque è vero che il Santo chiedeva di gettare il sangue, ma mai senza ogni volta mescolarci anche il suo!

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