RISPOSTA AI LETTORI
L’uomo sul creato, un dominio assoluto?
dal Numero 38 del 4 ottobre 2020

Salve, vorrei porre una domanda a proposito di un tema oggi di grande interesse. Se il dominio che l’uomo ha ricevuto da Dio su tutto il creato non è sottoposto a nessun limite, è un dominio assoluto. Allora, perché la manipolazione genetica e l’intervento sulla vita stessa dell’uomo non è sempre moralmente accettabile? (Edoardo F.)

Caro Edoardo, la “catechesi sulla creazione” è oggi di capitale importanza, perché riguarda i fondamenti stessi della vita umana e cristiana, oggi sconosciuti ai più.

Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l’uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio.

Noi cristiani crediamo nell’azione creatrice di Dio all’origine del cosmo. Il Catechismo della Chiesa Cattolica inoltre ricorda: «Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: “Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso” (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, “immagine del Dio invisibile” (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all’uomo, immagine di Dio, chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza, poiché partecipa alla luce dell’Intelletto divino, può comprendere ciò che Dio ci dice attraverso la creazione, certo non senza grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore e alla sua opera.
Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (“E Dio vide che era cosa buona [...] cosa molto buona”: Gen 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all’uomo, come un’eredità a lui destinata e affidata» (n. 299).

Dio ha voluto che l’uomo fosse il re della creazione, non che esercitasse su di essa un domino tirannico, ma che piuttosto collaborasse con tutte le forze dell’intelligenza all’opera della creazione.

L’uomo non deve quindi disporre arbitrariamente della natura come se essa non avesse già una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, ma piuttosto deve contribuire allo sviluppo della creazione secondo la sua essenza, che è quella voluta da Dio. Altrimenti, invece di esserne collaboratore, l’uomo si sostituisce a Dio stesso e finisce col provocare la ribellione della natura. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che se il punto di riferimento di ogni applicazione scientifica e tecnica è il rispetto dell’uomo, esso deve sempre accompagnarsi al rispetto delle altre creature viventi. Anche quando si pensa ad una loro alterazione, infatti, «occorre tenere presente della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato», come ebbe a sottolineare san Giovanni Paolo II nell’enciclica Sollicitudo Rei Socialis.

A riguardo, le possibili applicazioni della ricerca biologica suscitano perplessità e pongono drammatici interrogativi: non si è ancora in grado di misurare i turbamenti indotti in natura da una indiscriminata manipolazione genetica, come anche dallo sviluppo eccessivo di nuove specie di piante e di animali. Qualunque progresso in tal senso dovrebbe tener presente questo enorme limite, che, cioè, non è ancora misurabile l’incidenza delle nuove scoperte sul benessere delle nuove generazioni.

Per questa ragione è necessario mantenere un atteggiamento di prudenza e vagliare con occhio attento e critico la natura, le finalità, e i modi delle varie forme di tecnologia applicata, sapendo subordinare la ricerca scientifica ai principi e valori morali che realizzano in pienezza la dignità dell’uomo.

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