RISPOSTA AI LETTORI
Qualche domanda sul buddismo
dal Numero 29 del 21 luglio 2019

[...] Da un periodo a questa parte noto soprattutto nel mio ambiente universitario un certo interesse da parte di molti per la religione buddista. [...]. Da quello che ho ascoltato e letto, mi sembra vi sia molta affinità tra la religione cattolica e quella buddista, soprattutto per quanto riguarda la preghiera e le pratiche penitenziali. Inoltre mi sembra che il buddismo sia l’unica o forse una delle poche religioni che, oltre alla nostra, abbia delle persone che si consacrino a Dio (Budda nel loro caso). Vorrei un vostro parere al riguardo, e soprattutto che mi spiegaste brevemente in cosa consista la differenza tra l’una e l’altra religione e in che ottica inquadrare i monaci buddisti rispetto a quanti si consacrano a Dio nella religione cattolica. (Giorgio M.)

Caro Giorgio, la prima cosa da considerare, la quale basterebbe da sola a “smontare” quanto affermato circa l’affinità tra Religione cattolica e buddismo e, soprattutto, riguardo a quella che lei chiama consacrazione a Dio in entrambi gli ambiti, è che Budda non è il dio del buddismo. Il buddismo nasce in India, sul finire del VI secolo a.C. per opera di un uomo chiamato Gautama Budda, dal quale ha preso nome. Il nome Budda significa l’Illuminato. La sua dottrina ignora completamente Dio. Il buddismo dunque si può definire una filosofia pratica, originariamente atea, fondata su una dottrina morale che propone come meta finale la fuga dalla sofferenza nel nirvana. Non accetta l’idea di un Dio Creatore e Provvidente, incompatibile con l’esistenza di un mondo immerso nel dolore e moralmente cattivo né col castigo eterno dei peccatori. Ciò che accade nel mondo è solo effetto della legge del compenso che si applica automaticamente, punendo tutto ciò che è cattivo e premiando ciò che è buono, attraverso la reincarnazione. Il buddismo indica la via della salvezza, della felicità attraverso l’annientamento del dolore nel nirvana. La parola nirvana significa estinzione, ossia un fuoco che si spegne: e cioè il nulla. Esso è – in base a quanto affermato dallo stesso fondatore – una realtà immaginata, intuita come ultima soluzione al problema del dolore.
È vero che qualcuno ha voluto accostare il buddismo al Cristianesimo, in quanto nella forma pare presentino alcune somiglianze, ma, nella sostanza, ci sono differenze abissali. Vediamone alcune. La morale buddista manca di un riferimento oggettivo. La legge naturale è ritenuta una manifestazione dell’io illusorio e quindi essa stessa una dannosa illusione. Budda propone il nirvana che è l’annientamento della vita. Cristo invece promette la Vita eterna – che è pienezza di vita – a coloro che credono in Lui. Oltre alla sostanziale differenza che esiste tra la concezione della persona umana (reale e positiva per il Cristianesimo; illusoria e negativa per il buddismo) e l’approccio alla sofferenza (assunta e redenta da Cristo e quindi mezzo di salvezza per i cristiani; senza alcun senso e valore e quindi da fuggire per i buddisti), vediamo le differenze tra le due concezioni di “monaco”.
Il monaco cristiano consacra tutta la sua vita al vero Dio per conformarsi, mediante i voti, a Cristo e a questi crocifisso, mentre il monaco buddista sceglie la vita monacale per sfuggire alla sofferenza che la vita del mondo potrebbe procurargli con i desideri di possesso e di piacere. Il monaco cristiano rinuncia al matrimonio, non per scegliere “l’annientamento della vita” come ultima liberazione, bensì per offrirsi con cuore indiviso al Signore e per dedicarsi con più totalità al servizio delle anime. Inoltre non c’è Dio nel nirvana buddista, mentre per il cristiano il Paradiso è proprio la pienezza della presenza di Dio.
Non è preghiera la concentrazione del monaco buddista, ma piuttosto una pratica ascetica in cui egli cerca l’assenza di turbamento e la pace interiore, che non oltrepassa la sfera del proprio io. La preghiera del monaco cristiano è elevazione e unione con Dio Amore ed anche intercessione per il bene spirituale di tanti fratelli.