RISPOSTA AI LETTORI
Cosa si intende con la parola “morale”?
dal Numero 28 del 14 luglio 2019

Cara Redazione, mi chiamo Luca e studio ingegneria. Vorrei chiedervi se poteste spiegarmi, in modo semplice così che possa a mia volta spiegarlo, che cosa di preciso si intende quando si usa la parola “morale”. So che è addirittura una disciplina studiata in alcune facoltà, ma qual è il suo oggetto di studio? Vi ringrazio! (Luca D.)

Caro Luca, il vocabolo morale deriva dal latino mos e significa comportamento, condotta, costume, modo di agire. Anziché morale spesso si usa il termine etica che deriva dal greco ethos, ma il significato è identico.
La morale dunque è l’insieme delle regole che disciplinano le azioni dell’uomo, o alla luce e in conformità della retta ragione (Morale o Legge naturale) o alla luce e in conformità della Rivelazione divina (Morale cristiana o Legge evangelica). La Morale si occupa dunque delle azioni umane. Di tutte le azioni, sia di quelle che modificano qualcosa all’esterno della persona (azioni transeunti), come fa il falegname che dà una nuova forma al legno, sia di quelle che rimangono all’interno della persona (azioni immanenti), come il pensare, il volere, lo studiare. Occorre fare una precisazione: dicendo che la Morale tratta delle azioni umane si intende sottolineare che essa prende in considerazione solo le azioni che possono dirsi propriamente umane, cioè quelle che scaturiscono dalla libera volontà. Perciò le azioni che appartengono alla persona ma non dipendono dalla sua libera scelta, cioè le azioni non volontarie (si pensi ai processi fisiologici, alle reazioni istintive, ecc.) non si possono definire propriamente azioni umane e quindi non sono prese in considerazione dalla Morale.
Inoltre la Morale non considera le azioni umane sulla base dell’efficacia o dei risultati ottenuti, e non guarda se le nostre azioni sono applaudite dagli uomini o se riscuotono approvazione o suscitano ammirazione. Un risultato sportivo eccezionale, un’impresa come quella di sbarcare sulla luna, un intervento medico straordinario hanno una importanza e risonanza enormi. Ma questo aspetto non interessa alla Morale.
La Morale si chiede: quell’azione è buona o è cattiva? Questo è il punto di vista della Morale.
Per esempio, è giusto che una azienda abbia di mira il profitto. Ma quel profitto può essere stato ottenuto anche attraverso la frode. Ecco il quesito della Morale: quel guadagno è buono o cattivo? Che a un medico stia a cuore la guarigione del paziente è normale. Ma se quella guarigione è frutto di un inumano “mercato” di organi? La Morale si domanda: quell’azione terapeutica è buona o cattiva? Che uno sportivo si impegni a conseguire un risultato positivo è anche questo ovvio. Ma quel risultato è buono o cattivo, se per esempio viene conseguito con l’inganno?
Quindi ciò che conta per la Morale è se l’azione che si sta compiendo è buona o cattiva. Perciò dire che le azioni sono morali o immorali è come affermare che le azioni sono buone o cattive.
Parlare di azioni buone o di azioni cattive significa semplicemente parlare di azioni che sono per se stesse conformi oppure contrarie alla realizzazione della persona. L’azione buona è dunque quella che costruisce e realizza l’essere umano, mentre l’azione cattiva è quella che lo mortifica e lo svilisce.
La necessità di un riferimento certo e chiaro in campo morale è oggi molto sentita dai fedeli cattolici, i quali spesso fra tante voci discordi trovano difficoltà a discernere quello che è il vero insegnamento della Chiesa. Se il tema è di tuo interesse, potrebbe essere utile sapere che il Magistero della Chiesa è venuto incontro a questo bisogno donando al popolo di Dio il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), nel quale la Morale è trattata ampiamente, poi l’enciclica Veritatis splendor (1993) e da ultimo l’enciclica Evangelium vitae (1995). Documenti che è certamente bene leggere per approfondire l’argomento.