RISPOSTA AI LETTORI
Se la mia collega diventa “evangelica”
dal Numero 22 del 2 giugno 2019

Caro Settimanale, una mia collega di lavoro convive con un separato e da questi ha avuto due figli; da tempo ce l’ha con la Chiesa perché non può fare la Comunione. Siccome da un po’ è diventata amica di una evangelista, si sta facendo adescare perché – penso – loro sono più accomodanti! Ogni tanto mi parla di come sono bravi e delle belle preghiere che fanno, io ho risposto che sono cattolica e amo la Chiesa e di non parlarmene più. Però, vorrei sapere con esattezza tutte le eresie e gli errori di questi evangelisti, per poter all’occorrenza ribattere con fermezza, e perché ho anche tre bambini e sapere le cose è giusto per poterle spiegare bene anche a loro. Vi ringrazio e porgo i miei saluti. (Lorenza T.)

Cara Lorenza, sul fatto che la Chiesa non possa dare la Comunione ai “divorziati risposati” (conviventi), non per capriccio ma per fedeltà alla fede rivelataci da Gesù Cristo, si è già risposto in altre occasioni. Venendo alle sue richieste circa gli “evangelisti”, o meglio “evangelici”, chi li frequenta si accorge ben presto che, normalmente, se non sono “rilassati”, essi sono tutt’altro che accomodanti, ma anzi rigoristi, con atteggiamenti piuttosto settari, che fanno subito sospirare la “libertà nella verità” dei figli di Dio nella Chiesa Cattolica.
Se questa chiusura non si dà circa la Comunione ai divorziati risposati, ciò è dovuto al semplice fatto che essi non hanno la Comunione valida (ossia la presenza reale di Gesù nell’Ostia), e questo perché non hanno sacerdozio ordinato valido: senza Sacerdote validamente ordinato (sacramento dell’Ordine) non ci può essere la consacrazione e quindi la presenza reale di Gesù nel Pane e nel Vino transustanziati. Per essi, in effetti, l’Eucaristia è solo la “Cena del Signore”. È andata quindi smarrita la dimensione principale della Messa, ossia quella sacrificale che fa possibile poi quella conviviale, in cui si entra in contatto col Sacrificio di Cristo.
Emergono così, dai corsivi, già tre grandi differenze della Fede cattolica rispetto a quella innumerevole costellazione di denominazioni che si riferiscono al Vangelo (da cui Evangelici, quali si considerano Luterani, Battisti, Metodisti, Pentecostali...) fuori dalla Chiesa e che, in qualche modo, anche attraverso altri riformatori, fanno capo allo scisma iniziato con Martin Lutero (1517 d.C.). Come è noto per questo ex monaco agostiniano il problema teologico fu soprattutto un nuovo concetto di giustificazione per la fede, per il quale l’uomo non è realmente giustificato da Dio, ma ha solo la consapevolezza di essere considerato tale da Dio, gratuitamente per i meriti di Cristo, così che viene negata effettiva efficacia alle opere, le quali invece, sappiamo, si devono compiere in quella cooperazione della libertà umana con la grazia divina che porta alla santificazione personale. Altro caposaldo del protestantesimo, poi, è il principio della “Sola Scriptura”, che è un’assolutizzazione della Bibbia che rifiuta valore alla Tradizione come pure ovviamente al Magistero ecclesiastico (per approfondire questo tema, può leggere gli articoli di “Catechesi” pubblicati sui numeri 18 e 19/2019).
Molte sarebbero ancora le differenze da rilevare, ma a motivo della brevità di spazio, basti accennare alcune lacune molto significative: presso di essi non ci può essere assoluzione sacramentale valida e quindi la certezza del perdono dei peccati; il ruolo della Beata Vergine Maria è assolutamente marginale al punto che possono esser detti tristemente “orfani di Madre”; non c’è infine Pietro (il Papa) che, con l’assistenza dello Spirito Santo promesso da Cristo, conferma i fratelli nella fede (cf. Lc 22,32), e ciò si mostra nelle incertezze protestanti su questioni etiche come divorzio e contraccezione...
Se dei cattolici lasciano la Chiesa per entrare in questi gruppi, ciò è per sé semplicemente assurdo, ma deve farci riflettere anche sull’inefficacia di tanta nostra catechesi e predicazione che permette molta ignoranza.