RISPOSTA AI LETTORI
I voti religiosi di Lutero, validi o invalidi?
dal Numero 15 del 15 aprile 2018

Cara Redazione, ho letto con interesse gli articoli che avete pubblicato a febbraio e a marzo su Martin Lutero. Anche io avevo appreso da una sua biografia che egli, per sua stessa ammissione, si fece religioso agostiniano per timore di un fulmine che era caduto vicino a lui, uccidendo un suo amico, come riporta anche il grande san Lorenzo da Brindisi. Dunque il voto che fece non sembra ispirato da Dio ma da considerazioni umane sulla morte. Mi chiedo allora: si possono considerare validi i voti religiosi di Lutero che a suo dire sono stati suscitati più da motivazioni umane che da impulsi soprannaturali? E se no, potrebbe darsi che proprio questo “vizio in radice” nella sua vocazione religiosa lo abbia poi condotto ad una visione tanto negativa della vita verginale?  (Paola S.)

Certamente Lutero visse una vita controversa e come dice la morale classica, ed anche il Diritto canonico, non è valido un voto di «chi entra nell’Istituto indotto da violenza, da grave timore o da inganno, e chi è accettato da un Superiore costretto allo stesso modo» (Codice di Diritto Canonico, 643, 4). Chi si sente costretto, da se stesso o da altro a fare un voto, certamente non è padrone di sé quando emette questo voto ed il voto è nullo.
Chi lo fa per paura della morte, come dice Lutero, certamente non ha pesato bene le conseguenze del suo atto perché il voto si fa per una speciale grazia di Dio... Se la cosa non viene da Dio sarà un peso insopportabile ed assurdo per tutta la vita.
Forse i Superiori agostiniani che l’accolsero pensarono di plasmare l’anima di Lutero con un periodo di formazione in Convento, ma non sembra che Lutero abbia avuto idee benevole sui voti nel prosieguo della sua vita.
Nella sua maturità li considererà come atti farisaici e affermerà che lo stato matrimoniale è superiore a quello verginale, in contrasto con il Diritto e l’universale tradizione spirituale della Chiesa.
Dunque Lutero, forse mal guidato dai suoi stessi Superiori religiosi, come ventila il nuovo Codice di Diritto Canonico, avrebbe emesso voti invalidi, e non avrebbe mai compreso né vissuto sostanzialmente la vita religiosa. Questo spiegherebbe certamente anche il suo astio verso la vita religiosa e la turbolenza verso tutti i monasteri, in specie femminili, che in tutti i territori luterani non esitò a far chiudere.
Questa ossessione anti-verginale, con il pretesto di liberare l’uomo da vincoli impossibili da osservare, si trova anche oggi in tutto il pensiero moderno che pretenderebbe di identificare la libertà umana con la libertà sessuale. Lutero non avrebbe mai pensato a coppie a tempo o a legami plurimi, di genere o bestiali, come si è arrivati a fare oggi, ma l’ispirazione di porre la propria attività sessuale come reazione alla tradizione cristiana plurisecolare venne proprio da lui che estromise dal suo modo di intendere la vita, la purezza verginale e la consacrazione di se stessi a Dio nella verginità come totale aderenza al dettato del Vangelo. Gesù e la Vergine, supremi modelli della vita cristiana, vissero una vita verginale, un voto di totale consegna di se stessi a Dio. Non si capisce perché sia così difficile per un cristiano ammettere questo tipo di vita anche se non è chiamato a viverla.