RISPOSTA AI LETTORI
Eseguo test genetici alle donne incinta...
dal Numero 14 del 8 aprile 2018

Cara Redazione, ho letto la risposta al medico cattolico riguardo al rimborso per le pratiche di fecondazione eterologa, pubblicata sul n. 32. Lavoro in un laboratorio di analisi chimico cliniche, di cui ha una partecipazione mia moglie, la quale è anche Direttore sanitario. Il laboratorio esegue prelievi venosi per eseguire dei test genetici alle donne incinta, tali test sono eseguiti allo scopo di evidenziare anomalie genetiche nei feti (sindrome di Down e simili). I campioni di sangue vengono spediti all’istituto specializzato che esegue i test. Dal momento che non si può intervenire sul feto per correggere tali anomalie, mi sono posto il problema riguardo all’esito delle gravidanze in caso di esito positivo. Infatti cosa può spingere una donna che aspetta un bambino a ricorrere a tali accertamenti se non la possibilità di abortire? Se questo è l’esito, vi chiedo è lecito per mia moglie permettere simili esami, non incorriamo in una colpa grave permettendo questo? Grazie. (Gianni M.)

Caro Gianni, la diagnosi pre natale, per sé, è una pratica permessa dalla Chiesa, perché può avere un utilizzo benefico per la salute del bambino, intervenendo tempestivamente con cure che mirino alla salute della sua vita intrauterina, e alla serenità di una mamma particolarmente ansiosa:
«Le tecniche diagnostiche prenatali [...] quando sono esenti da rischi sproporzionati per il bambino e per la madre, e sono ordinate a rendere possibile una terapia precoce o anche a favorire una serena e consapevole accettazione del nascituro, queste tecniche sono moralmente lecite» (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae, n. 63).
Se, poi, tali diagnosi fossero usate male dai genitori o dai medici, la responsabilità non cade sull’analista, perché il suo contributo è, per sé, volto alla vita e non alla morte del bambino. Perciò, il suo caso è esente da colpa.