RISPOSTA AI LETTORI
Vorrei offrire delle Messe per i miei figli, si può?
dal Numero 10 del 11 marzo 2018

Cara Redazione, ho letto con molto interesse gli articoli che nel mese di Novembre avete dedicato ai temi dei Novissimi, e soprattutto al Purgatorio. Ho capito che il modo più efficace per aiutare queste anime è la celebrazione della Messa, perché nella Messa è lo stesso Signore a pregare per loro. Mi è venuta spontanea questa domanda: posso far celebrare delle Messe anche per il bene fisico e spirituale dei miei figli (che purtroppo sono lontani dalla Fede) o è una pratica valida solo per le anime defunte? Vi ringrazio. (Maddalena T.)

Cara Maddalena, dal Sacrificio di Cristo scaturisce ogni bene, sia per i defunti che per i vivi. È dunque senz’altro lecito, utile e lodevole far celebrare una o più Messe per delle persone viventi. Si pensi solo, per esempio, al fatto che i vescovi e i parroci ogni domenica sono tenuti a celebrare, secondo il Diritto Canonico, “pro populo” e cioè per il bene e per le necessità dei loro fedeli. Per quanto riguarda i parroci, per esempio, il Codice di Diritto Canonico al can. 534 prescrive: «N. 1) Dopo aver preso possesso della parrocchia, il parroco è tenuto all’obbligo di applicare la Messa per il popolo affidatogli ogni domenica e nelle feste che nella sua diocesi sono di precetto; chi ne è legittimamente impedito la applichi negli stessi giorni mediante un altro oppure, in giorni diversi, la applichi personalmente. N. 2) Il parroco che ha la cura di più parrocchie, nei giorni di cui al n. 1, è tenuto ad applicare una Messa per tutto il popolo affidatogli. N. 3) Il parroco che non abbia soddisfatto all’obbligo di cui ai nn. 1 e 2, applichi quanto prima tante Messe per il popolo quante ne ha tralasciate».
Già nell’Antico Testamento, precisamente nel libro di Giobbe, si trova una testimonianza utile da conoscere, laddove si legge che Giobbe faceva offrire sacrifici di espiazione (i quali erano prefigurazione del Sacrificio di Cristo) per i peccati dei suoi figli: «I suoi figli solevano andare a fare banchetti in casa di uno di loro, ciascuno nel suo giorno, e mandavano a invitare le loro tre sorelle per mangiare e bere insieme. Quando avevano compiuto il turno dei giorni del banchetto, Giobbe li mandava a chiamare per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva olocausti per ognuno di loro. Giobbe infatti pensava: “Forse i miei figli hanno peccato e hanno maledetto Dio nel loro cuore”. Così era solito fare Giobbe ogni volta» (Gb 1,4-5).
Un’altra testimonianza significativa si trova nella vita di santa Teresina del Bambin Gesù. Aveva dieci anni ed era gravemente malata e i medici non sapevano che cosa fare. È lei stessa a raccontarla: «Un giorno vidi papà entrare nella camera di Maria ove io ero coricata: a Maria dette parecchie monete d’oro con una espressione di grande tristezza, e le disse di scrivere a Parigi e chiedere delle Messe presso Nostra Signora delle Vittorie affinché facesse guarire la sua povera figlioletta [santa Teresina]. Ah, come mi commossi vedendo la fede e l’amore del mio re caro! Avrei voluto dirgli: “Sono guarita!”, ma gli avevo già dato troppe gioie false, e non erano i miei desideri a poter fare un miracolo, perché un miracolo ci voleva per guarirmi. Ce ne voleva uno, e lo fece Nostra Signora delle Vittorie. Una domenica (durante la novena delle Messe), Maria uscì in giardino lasciandomi con Leonia la quale leggeva accanto alla finestra; in capo a qualche minuto mi misi a chiamare a bassa voce: «Mamma... Mamma...». Leonia era abituata a intendermi chiamare sempre così, non ci fece caso. La cosa durò a lungo, allora chiamai più forte, e finalmente Maria tornò, vidi perfettamente quando entrò, ma non potevo dire che la riconoscevo, e continuai a chiamare sempre più forte: «Mamma». [...]. Non trovando soccorso sulla terra, la povera Teresa si era girata verso la Madre del Cielo [una statua della Madonna], la pregava con tutto il cuore perché avesse finalmente pietà di lei...
«A un tratto la Vergine Santa mi parve bella, tanto bella che non avevo visto mai cosa bella a tal segno, il suo viso spirava bontà e tenerezza ineffabili, ma quello che mi penetrò tutta l’anima fu “il sorriso stupendo della Madonna”. Allora tutte le mie sofferenze svanirono, delle grosse lacrime mi bagnarono le guance, ma erano lacrime di una gioia senza ombre.
Ah, pensai, la Vergine Santa mi ha sorriso, come sono felice! Ma non lo dirò a nessuno, perché altrimenti la mia felicità scomparirebbe. Senza alcuno sforzo abbassai gli occhi e vidi Maria che mi guardava con amore, pareva commossa, quasi capisse il favore che la Madonna mi aveva concesso. [...]. Vedendo il mio sguardo fisso sulla Vergine Santa, ella pensò: “Teresa è guarita!”. Sì, il fiore umile stava per rinascere alla vita, il raggio splendido che l’aveva riscaldato non doveva interrompere i propri benefizi: agì non in modo subitaneo, bensì gradatamente, dolcemente, risollevò il fiore e lo rafforzò a tal segno che cinque anni dopo si aprì sulla montagna benedetta del Carmelo» (Storia di un’anima, nn. 93-94).
La Madonna che, guarendola, aveva sorriso alla piccola Teresa era la Nostra Signora delle Vittorie, quella stessa presso la quale il papà aveva fatto offrire una novena di Messe per la sua guarigione!