RISPOSTA AI LETTORI
Dubbi sulla Confessione...
dal Numero 8 del 25 febbraio 2018

Cara Redazione, [...] un sacerdote si è stancato di sentirmi durante la confessione e mi ha detto che vanno confessati solo i peccati mortali mentre dei veniali basta chiedere il perdono durante la Messa quando si recita il Confiteor. Io sapevo che tutti i peccati vanno confessati, sia veniali, sia mortali per avere una buona confessione. Forse ora è cambiata la dottrina della Chiesa sulla Confessione? Attendo vostre delucidazioni, grazie. (Giulia Z.)

Cara Giulia, sicuramente non è cambiata la dottrina della Chiesa sulla Confessione, ma date le circostanze in cui si è confessata, magari c’era tanta gente che aspettava ed il sacerdote era già da molto tempo in Confessionale, ha sentito dalle parole del sacerdote ciò che è la condizione minima per ricevere l’assoluzione sacramentale valida nella Chiesa Cattolica: il confessare tutti e singoli i peccati mortali dall’ultima Confessione secondo il genere e la specie. Così infatti recita il Codice di Diritto Canonico: «Il fedele è tenuto all’obbligo di confessare secondo la specie e il numero tutti i peccati gravi commessi dopo il Battesimo e non ancora direttamente rimessi mediante il potere delle chiavi della Chiesa, né accusati nella confessione individuale, dei quali abbia coscienza dopo un diligente esame» (can. 988, 1).
Il paragrafo 2 del suddetto canone, per sua norma e anche per norma dei confessori, aggiunge: «Si raccomanda ai fedeli di confessare anche i peccati veniali» (can. 988, 2). Non è per la validità della Confessione questo secondo paragrafo ma «raccomanda» di confessare anche i peccati veniali, i quali, benché non pongano un totale impedimento alla grazia, sono come una diminuzione di carità nell’anima. Se ripetuti frequentemente senza emendarsi oppure se non confessati per molto tempo possono diventare una strada inevitabile per il peccato mortale.
Per riassumere, per la validità della Confessione, ci si deve accusare di tutti i peccati mortali non ancora confessati, mentre per assicurare il maggior profitto all’anima, è ottima pratica accusarsi anche dei peccati veniali commessi, anche se ciò non sia strettamente richiesto perché la Confessione sia valida.
Il peccato mortale diventa fomite di altri peccati, ma anche il peccato leggero può portare con sé altri peccati che facilmente sfociano nella perdita della grazia con l’abitudine al peccare, anche solo venialmente. È come assumere droghe leggere: esse sono sempre vietate ma fanno meno male delle droghe pesanti. Tuttavia l’uso smodato delle suddette droghe porta inevitabilmente, se non si corregge il vizio, ad usare le droghe pesanti dalle quali è molto più difficile liberarsi per la maggiore dipendenza che danno e che alimentano un apparato di smercio ed un mercato sotterraneo molto più complesso ed oscuro. Il solo peccato veniale, anche se lascia l’anima macchiata al cospetto di Dio, non le impedisce di fare la Santa Comunione, poiché non la priva dello stato di grazia. Va detto, però, che anche chi non dovesse avere coscienza di peccati gravi dovrebbe comunque confessarsi regolarmente, poiché diversamente questi si accumulerebbero sull’anima lasciandola ferita e ostacolata nel suo rapporto con Dio, ed essa si priverebbe degli aiuti preziosi offerti dal Sacramento. 
Il peccato grave, invece, va subito riconosciuto, combattuto e distrutto mediante il pentimento e la Confessione sacramentale. Solo così possiamo recuperare la grazia sacramentale ed andare con relativa sicurezza (ma occorrono anche altre condizioni per questo: la piena avvertenza e il digiuno eucaristico) a ricevere il Santissimo Corpo del Signore durante la Santa Messa, sigillo della presenza della grazia divina in noi.