RISPOSTA AI LETTORI
Ostilità verso la consacrazione alla Madonna
dal Numero 38 del 1 ottobre 2017

[...] Ho sentito parlare della consacrazione alla Madonna. Non sembra possibile vivere la consacrazione in un mondo come questo, così ostile a tutto ciò che vi è di sacro e di soprannaturale. Anche in chiesa dal mio parroco mi è capitato di sentire solo discorsi sul bene comune, sul senso civico, sull’aiuto dei più poveri... ma dov’è il senso del soprannaturale nelle nostre chiese? Sembra che tutto si consumi nell’assemblea. Una volta finita l’assemblea liturgica, tutto il resto sembra superfluo. Non credo che si voglia più dare spazio all’impegno interiore della consacrazione mariana... (Cinzia G.)

Cara signora, la “consacrazione alla Madonna” fa parte già da molti anni della storia della spiritualità della Chiesa Cattolica. Nessuno quindi può rinnegare la storia e i santi che l’hanno realizzata, grazie proprio a questa consacrazione.
San Massimiliano M. Kolbe, che fu il più grande teologo santo della consacrazione all’Immacolata in tempi moderni, non aveva paura di farla praticare dai suoi religiosi, con l’approvazione dei suoi superiori. Anche alcuni papi come san Giovanni Paolo II hanno caldeggiato ampiamente questa pratica descritta da san Luigi M. Grignion da Montfort, citando addirittura i suoi scritti e la sua spiritualità nelle encicliche papali.
Con tanti santi ed insigni corifei della consacrazione mariana, appartenenti anche al più alto grado della gerarchia cattolica, penso possiamo essere sicuri di stare su un terreno conforme alla Dottrina universale della Chiesa.
Anche nell’antichità, negli scritti di antichi Padri come san Giovanni Damasceno e sant’Ildefonso di Toledo, sono state scritte e pubblicate formule di consacrazione a Maria che lasciano intendere come anche agli albori della Chiesa era nota una forte ascesi a carattere mariano, un’offerta totale di se stessi a Maria praticata già in grandi Chiese consolidate come quella di Spagna e quella di Siria, di provata antichità, che hanno aperto il passaggio alla riflessione e quindi anche all’accoglienza in forme istituzionali cristiane della consacrazione a Maria Santissima.
Il fatto che oggi, dopo tanti secoli di storia e di santità tutta mariana, i sacerdoti e forse anche i vescovi ancora non capiscono è dovuto ad una carenza della formazione negli studi teologici attuali. Si dà la priorità alle forme esterne del vivere ecclesiale anziché a quelle più profonde e spirituali che fondano e spiegano le prime. Ma non si preoccupi: la verità non mancherà di trionfare. La Santa Vergine a Fatima ci ha promesso il trionfo del suo Cuore Immacolato. Questo quindi non potrà mancare e farà chiarezza anche sulla limpida Teologia mariana, sulla sua mediazione essenziale per la salvezza a detta di sant’Agostino, di san Bernardo, di tutti i più grandi santi teologi francescani del passato come san Bernardino da Siena, il beato Giovanni Duns Scoto, san Lorenzo da Brindisi e dei moderni san Massimiliano M. Kolbe e San Pio da Pietrelcina, i quali senza indugio hanno riconosciuto alla Santa Vergine il titolo di “Mediatrice di tutte le grazie”, dunque anche quella fondamentale della santificazione. Quale la grazia più grande per una creatura se non quella di appartenere per sempre al suo Signore? Ebbene la consacrazione alla Madonna Immacolata è la via più facile di appartenere a Dio, di donar a Lui tutto se stesso e sperare in un’esistenza totalmente trasfigurata in Maria Santissima e con Maria Santissima, la creatura più perfetta uscita dalle mani del Creatore: «Come nella generazione naturale e fisica c’è un padre ed una madre, così nella generazione soprannaturale e spirituale c’è un Padre che è Dio e una Madre che è Maria. Tutti i veri figli di Dio e predestinati hanno Dio per Padre e Maria per Madre; e chi non ha Maria per Madre non ha Dio per Padre» (San Luigi M. Grignion da Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, n. 30).