RISPOSTA AI LETTORI
Il mistero delle Confessioni di Padre Pio
dal Numero 25 del 25 giugno 2017

Le persone che Padre Pio si rifiutava di assolvere se morivano prima di ricevere l’assoluzione andavano all’inferno? E in questo caso, pur potendo Padre Pio sapere il futuro e che magari non sarebbero morte subito senza confessarsi, perché Padre Pio negava l’assoluzione mentre ammoniva gli altri sacerdoti a non negarla?
(Tommaso G.)

Caro Tommaso bisognerebbe conoscere la mente e soprattutto il cuore di Padre Pio per rispondere a questa domanda. Qui si entra in un campo piuttosto difficile che è quello della Mistica e non più della Morale. Certamente se Padre Pio negava l’assoluzione era per un fine buono, non certo per capriccio e neanche per imprudenza. San Pio conosceva dall’interno l’anima delle persone e sapeva che una riprensione anche brusca, anche negando l’assoluzione, per alcune persone sarebbe stata salutare. Infatti la maggior parte delle persone tornava a confessarsi, pentita e forse più compresa dei peccati che in antecedenza aveva mal confessato e poteva così ricevere finalmente l’assoluzione dal Santo.
Non credo vi sia stato mai qualcuno che sia morto in peccato mortale a causa della mancata assoluzione da parte di San Pio. Comunque proprio questa domanda fu rivolta a Padre Pio da un suo confratello e lui rispose: «“Ma chi ti dice che quelle persone siano in disgrazia di Dio?”. “E se non sono in disgrazia di Dio – ribatteva il confratello – perché non possono accostarsi all’Eucaristia?”. Replicò Padre Pio: “Perché devono fare una penitenza particolare”» (in S. Campanella, La misericordia in Padre Pio, ed. Paoline, 2016, p. 26). Che modo assolutamente originale di concepire il sacramento della Confessione! Più dal punto di vista pedagogico e soprannaturale che oggettivamente ed assolutamente sacramentale. Quelle persone, secondo Padre Pio, pur non avendo ricevuto l’assoluzione non erano in disgrazia di Dio ma dovevano solo fare “una penitenza particolare”, forse per il particolare stato di perfezione al quale erano state chiamate da Dio.
Spesso era anche lo stesso Padre Pio a dire ai penitenti di andare a confessarsi da un altro sacerdote pur avendo lui negato l’assoluzione (cf. ibidem), come dire: sei già degno di essere assolto, anche se non posso farlo io.
Il mistero del sacramento della Confessione è talmente grande che solo un santo come Padre Pio può gestirlo dal suo interno, tenendo presente lo stato dell’anima del penitente che non tutti possono vedere. Così diffidava i sacerdoti che pur notando le buone disposizioni dell’anima negavano con facilità l’assoluzione. Un altro invece è il caso del penitente che non vuole emettere un minimo atto di pentimento di fronte al peccato. Se non c’è almeno un minimo di pentimento nessun sacerdote è autorizzato a dare l’assoluzione di qualsiasi peccato durante la Confessione.