RISPOSTA AI LETTORI
Catechismo a memoria?
dal Numero 49 del 18 dicembre 2016

È sbagliato imparare il Catechismo a memoria come si faceva un tempo? Mi sembra che adesso, con i metodi nuovi, bambini e adulti spesso sono ignoranti in materia di fede... Per non parlare dei catechisti, che tante volte vivono in uno stato in completa contraddizione con quello che insegnano (conviventi, non partecipano alla Messa domenicale, ecc.).

Vincenza G.

Certamente il metodo del Catechismo di un tempo era molto efficace. Non vi erano molti libri; pochi, quando uscì il Catechismo del Papa san Pio X, erano già alfabetizzati, quindi imparare a memoria era l’unica tecnica utile per far rimanere qualcosa nelle menti non abituate a leggere o meditare.
Tuttavia la tecnica serviva di base anche alle persone colte perché dava loro una base e una forma mentis che avrebbero conservato per tutta la vita. Il “Catechismo” infatti divenne per antonomasia quel libretto che si leggeva nelle Parrocchie per imparare la Dottrina e che si doveva imparare a memoria.
Le domande e risposte, in senso quasi dialogico, servono ad alimentare l’attenzione del lettore e sviluppare in lui la maggiore facilità di comprensione e di ritenzione mnemonica.
Certamente era una bella trovata, probabilmente ispirata per quei tempi difficili per la fede. Recentemente il Papa Benedetto XVI, volendo seguire l’esempio del suo illustre e santo predecessore, ha formulato un Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, tratto dal più grande e universale Catechismo edito nel 1993 dal Papa san Giovanni Paolo II.
Purtroppo il compendio non è stato molto amato e quindi usato dai moderni catechisti e Parroci. Sembra che la tecnica mnemonica debba essere per forza negativa, retaggio di un passato ormai superato. Invece è proprio la tradizione orale che si fonda sulla memoria ad essere garanzia dell’autenticità della Fede nell’Antico come nel Nuovo Testamento. Prima infatti c’è stata la memoria e solo in un secondo tempo la Scrittura Sacra, come per gli ebrei così anche per i primi Cristiani.
Dunque svalutare la memoria significa svalutare l’evento stesso della Rivelazione per privilegiare proprie e personali interpretazioni, spesso dannose per la purezza della Fede.
Per quanto si può usiamo la memoria. È un bel dono che Dio ci ha dato per fare bene, soprattutto le cose che riguardano la Fede.