RISPOSTA AI LETTORI
Quelle visite in Chiesa con mio nonno...
dal Numero 4 del 24 gennaio 2016

Salve, mi chiamo Giulio, vivo a Verona e ho 31 anni. Ricordo che da bambino, mio nonno materno, durante le nostre passeggiate, mi portava spesso in Chiesa per sostare qualche minuto davanti al Tabernacolo. Mi faceva fare il segno della croce e una breve preghiera a “Gesù che è presente nel tabernacolo”, poi lui si concentrava in una preghiera silenziosa mentre io restavo a guardarmi intorno, finché non si usciva. Ciò che pensavo fosse una passione personale di nonno, ho scoperto di recente che è, o almeno era, una pratica comune, cosiddetta “visita al Santissimo Sacramento”. Potrei avere qualche informazione circa questa pratica e la sua necessità visto che oggi nessuno ne parla e i tabernacoli sono relegati in parti secondarie della Chiesa e non hanno neppure banchi o inginocchiatoi per sostarvi davanti? Si direbbe che nelle Chiese moderne non sia più prevista la pratica della visita al Sacramento... (Giulio G.)

Circa le visite al Santissimo Sacramento, pratica devozionale in uso tra gli Istituti religiosi ma anche tra i laici, basterebbe consultare il bel libretto del Santo Dottore della Chiesa e Vescovo Alfonso Maria de’ Liguori: Visite al Santissimo Sacramento ed a Maria Santissima.
In esso il Santo Pastore napoletano spiega, con l’ausilio della Tradizione e l’esperienza dei Santi, la necessità della visita al Santissimo Sacramento per riparare le ingratitudini e gli oltraggi commessi dagli uomini contro di Esso: «Il Signore già disse una volta attraverso il suo profeta, ch’egli trova le sue delizie nello star fra gli uomini (Prv 8,31); mentre non sa lasciarli benché da loro abbandonato e disprezzato. E questo stesso ancora fa vedere, quanto sono graditi al Cuore di Gesù quelli che spesso lo visitano e si trattengono a tenergli compagnia nelle chiese, dove sta sacramentato. Egli impose a santa Maria Maddalena de’ Pazzi che lo visitasse trentatré volte il giorno al Santissimo Sacramento: e questa sua diletta sposa ben l’ubbidì appressandosi in ogni visita all’altare quanto più poteva anche col corpo, come si narra nella sua Vita» (Sant’Alfonso, Visite al Santissimo Sacramento, introduzione).
Si tratta di intrattenersi un poco con il proprio Dio, presente per degnazione nelle Sante Specie dell’Ostia consacrata. Pare che i maggiori frutti di conversione e di crescita spirituale siano avvenuti nei Santi davanti al Santissimo Sacramento. Occorre certo un po’ di preparazione e una tecnica per potervi stare inizialmente, prima di esserne quotidianamente attratti e non poterne poi più fare a meno. Le brevi ma intense meditazioni sul Sacramento di sant’Alfonso e di altri Santi e in più una tenera devozione e molte preghiere alla Vergine Santissima, Madre di Cristo presente nell’Ostia santa, ci possono certamente aiutare.