RISPOSTA AI LETTORI
A proposito di San Francesco
dal Numero 32 del 16 agosto 2015

Cara Redazione, vi scrivo per avere risposta ad una mia perplessità. Mia moglie ed io ci siamo molto legati a Padre Pio e, attraverso di lui, all’ideale francescano. Ogni anno ci rechiamo in pellegrinaggio ad Assisi e quando posso, cerco di leggere le più note biografie del Santo e anche le riviste di studi francescani... Non sono certo un esperto, ma un vero appassionato! Ciò che vedo e soprattutto ciò che leggo di san Francesco e della vita francescana spesso non mi sembra in sintonia con la vita e gli insegnamenti di Padre Pio e in generale con l’idea che io ho di san Francesco. Vorrei potermi orientare tra gli scritti sul Santo d’Assisi e capire se davvero tutto quel che si dice su di lui (“era uno spirito libero”, “che la Curia romana avrebbe distorto il suo ideale”, “che era un ecologista ante litteram”, addirittura “che le stimmate non erano di origine soprannaturale”, ecc.) corrisponde a verità... Come fare? (Francesco D.)

Caro Francesco, se lei è un lettore di riviste francescane, sicuramente avrà sentito parlare della famosa “questione francescana”, attorno alla quale gravitano tutte le sue domande e perplessità. Verso la fine del XIX secolo infatti, uno studioso calvinista francese, Paul Sabatier, pubblicò una “Vita di San Francesco d’Assisi” (1894) nella quale si era prefisso di presentare, su esortazione del suo professore Ernest Renan (cattolico apostata), una nuova immagine del Santo d’Assisi del tutto spoglia della dimensione soprannaturale e divina. Il “suo san Francesco” era molto lontano da quello tradizionale, conosciuto, amato e venerato dai cattolici per ben 7 secoli. Escluso ogni intervento di Dio e della grazia dalla sua vita, esclusa pure la sua fede cattolica, del Santo non rimase che l’“uomo”, il “libro pensatore”, l’“ecologista”, ed anche le stimmate, non potendosi ascrivere a un dono celeste, furono presentate come il frutto di condizionamenti psicologici... Il suo intento era quello di “cercare la storia dietro la leggenda”, separando il “Francesco storico” dal “Francesco delle Fonti” e aprendo così l’ampio dibattito – tuttora aperto – sull’identità, l’autorevolezza e il valore storico delle Fonti francescane del XIII e XIV secolo come pure sui veri intenti fondazionali del Poverello. Pur essendo stato il libro messo all’Indice, per le conclusioni eterodosse a cui l’autore era pervenuto, ebbe a suo tempo un grande successo e una larghissima diffusione. Anche oggi non mancano tanti studiosi francescani che si rifanno alle sue idee e tramandano la sua eredità, pur avendo la comunità scientifica francescanista smentito molte delle sue acquisizioni soprattutto in merito alle problematiche filologiche. Tuttavia, ciò che gli si rimprovera non è tanto l’inaugurazione degli studi critici sulle Fonti (nei quali ha avuto anche dei meriti) ma la fallacia del metodo da lui usato per lo studio di san Francesco e del francescanesimo delle origini, che ha portato a una lettura del Santo in netta rottura con quella tradizionale. Egli col fine di garantire la scientificità della ricerca ha censurato dalla vita del nostro Santo tutta la parte soprannaturale, ma proprio così si è allontanato in modo imperdonabile dalla verità storica. Non è più scientifico infatti studiare ogni argomento privilegiando la dimensione che gli è propria, nella quale ha avuto origine e si è sviluppato? La sua indagine, invece, tradisce elementi mutuati alla sua formazione protestante, ecco perché, ad esempio, tanta diffidenza verso l’azione della Chiesa che avrebbe indebitamente snaturato, a suo dire, l’originale ispirazione del Santo. Queste sue idee purtroppo, in diverso grado e in modo a volte indiretto, sono ancora presenti anche in ambiti francescani e cattolici, ecco perché le capita di leggere spesso cose inaccettabili sul Serafico Padre. Conoscendo tale questione potrà discernere meglio la verità e validità degli studi che legge e il Serafico Padre di cui porta il nome la aiuterà a conoscere e vivere il vero spirito francescano.