RISPOSTA AI LETTORI
Amore finito. Quali ragioni per continuare?
dal Numero 42 del 25 ottobre 2015

Cara Redazione, [...] sono sposata da tanti anni e ho due figli grandi che vanno all’università. Con mio marito le cose non vanno bene, né spiritualmente (non ha fede e non vuole frequentare i sacramenti) né materialmente (è disoccupato e grava sul mio lavoro e l’economia di tutta la famiglia). Non sento più alcuna attrazione per lui e ci sto insieme solo per non dare scandalo ai figli. La tentazione di lasciarlo però è forte e non mi sembra di trovare sempre ragioni sufficienti per non farlo. In fondo non viviamo più come marito e moglie e non condividiamo più né idee né sentimenti. Perché allora continuare a fingere davanti a tutti di poter mantenere un legame che non c’è? (Franca R.)

Cara Signora, proprio in apertura del Sinodo sulla famiglia il Santo Padre ci ha ricordato il valore supremo dell’indissolubilità del Matrimonio. Se lei si è sposata in Chiesa ha molte ragioni per continuare a vivere il suo legame nuziale, pur nella sofferenza di situazioni difficili e contingenti. Il legame nuziale per un Cristiano non è semplicemente un contratto sociale, ma un legame sacro, qualcosa che definisce non solo la vita di relazione con le persone, ma soprattutto la relazione prima e fondamentale con Dio. Il Matrimonio è un Sacramento, un atto di consacrazione a Dio, una promessa che si fa a Lui insieme al proprio coniuge, una specie di professione religiosa vissuta laicamente nel mondo.
Se non si coglie l’aspetto sacro e spirituale del Matrimonio c’è il rischio di ragionare come i pagani, di ammettere il divorzio e magari nuove unioni umanamente più gratificanti a seconda dei propri gusti alternativi al primo Matrimonio. Purtroppo è questa la tendenza che sta tornando di moda circa il matrimonio: non più un atto sacro, ma un modo per realizzare se stessi in questo mondo, cosa che quindi prevede l’usura e la fine del rapporto coniugale perché tutto in questo mondo ha fine.
Il Signore ci riporta alle origini, quando parla del divorzio: «In principio non fu così» (Mt 19,8). Il progetto originario di Dio non era la separazione dei coniugi, ma l’unione. Solo per la durezza del cuore umano, ancora non trasformato dalla grazia di Cristo, Dio ha concesso il ripudio (cf. ibidem).
Il suo Matrimonio potrebbe ancora rinascere grazie alla sua preghiera ed ai suoi sacrifici e suo marito, che sembra il più bisognoso dei due non solo per i problemi economici ma soprattutto perché non frequenta la Chiesa, deve essere oggetto di intense preghiere e offerte da parte sua perché giunga anche lui alla salvezza.
Non si tratta quindi di fingere di vivere il legame nuziale, ma di mettersi con tutto il cuore nelle mani di Dio e dell’Immacolata per ottenere la grazia di perseverare. Due figli non sono uno scherzo ma il segno dell’amore che Dio ha avuto nel farvi sposi, la prova della validità del vostro matrimonio, nonostante tutto. Essi testimoniano con la loro vita la continuità fondamentale del vostro rapporto. Non sciupiamo quindi questo dono ma ripetiamo con san Paolo: «Non stanchiamoci di fare il bene: se con lui perseveriamo a suo tempo mieteremo» (Gal 6,9).