RISPOSTA AI LETTORI
In uno scorso numero ho letto...
dal Numero 45 del 15 novembre 2015

Carissimi, il sempre eccellente Prof. Gnerre, nel suo articolo su G. Thibon asserisce che «la modernità poggia su una chiara ma assurda pretesa di rendere l’uomo fondamento del reale, alfa e omega dell’esistente. Insomma, la modernità come espressione dell’antropocentrismo radicale». Questa sua giustissima affermazione mi ha fatto andare col pensiero ad un’altra affermazione che ho avuto modo di leggere in un giornalino che si presenta come cattolico (?). Cito l’autore dell’articolo, visto che lo pubblica firmandosi: Dario Pacifico, il quale così si esprime: «Sono convinto che il Vangelo non sia stato concepito solo per suscitare il desiderio di pregare, di accedere ai sacramenti e di credere alla resurrezione dei morti. La sua pretesa è molto più ampia. Esso mira a svelare l’uomo all’uomo, a fare chiarezza sul mistero della vita libera e cosciente». Nella mia pochezza, che forse non mi fa comprendere pienamente ciò che leggo, queste parole mi suonano proprio come il voler rendere l’uomo fondamento del reale; infatti stravolgono la verità dell’annuncio di Cristo che, a mio parere, consiste nello svelare non l’uomo all’uomo, ma Dio all’uomo. Sono in errore? Ho capito male? (Antonina S.)

Gent.ma lettrice, prima di tutto la ringrazio per il giudizio benevolo nei miei confronti. Giudizio che giro all’Immacolata, senza il cui aiuto nulla potrei fare. Detto questo, le rispondo sperando di essere chiaro ed esauriente.
Di per sé non sarebbe sbagliato dire che l’annuncio evangelico produce benefici sull’uomo facilitando la sua piena realizzazione; il problema però sta nel fatto che negli ultimi decenni quando si afferma ciò si dimentica una verità fondamentale e cioè che la realizzazione dell’uomo non solo è ontologicamente meno importante ma anche esito della necessità di rendere gloria a Dio, cioè di mettere Dio al primo posto, di considerarlo veramente centro di tutto.
Allora vien fuori del tutto naturale una domanda: ma come mai questa svolta di prospettiva in ambito cattolico? Se fosse avvenuto solo nel pensiero laico, la spiegazione sarebbe più facile e più prevedibile, ma in ambito cattolico... E invece la spiegazione c’è, eccome. Si tratta in questo caso di un effetto dell’abbandono della metafisica classica, in particolar modo del pensiero di san Tommaso, a favore di una adesione sempre più marcata a tematiche esistenzialiste e personaliste, laddove tutto viene misurato sull’uomo e sulle sue personali aspirazioni, laddove l’uomo (come dice Heidegger) deve essere studiato non attraverso l’essere bensì attraverso l’uomo stesso. Se nella metafisica classica l’uomo era studiato attraverso l’essere, in particolare attraverso l’Essere nella sua pienezza (che è Dio), in queste correnti della filosofia contemporanea è l’essere che viene dissolto nello studio dell’uomo.
Allora capisce, gentile lettrice, che questa svolta antropologica della teologia contemporanea è l’esito di un’assunzione positiva della categoria della modernità con il suo radicale antropocentrismo. Ed ecco perché un filosofo come Thibon (ma non solo lui) andrebbe ampiamente riscoperto nei seminari e nelle università cattoliche... ovviamente dopo il recupero del grande e insostituibile san Tommaso.  

(Prof. Corrado Gnerre)