RISPOSTA AI LETTORI
Sacerdoti e laici: c’è differenza
dal Numero 46 del 22 novembre 2015

In quali attività liturgiche il Sacerdote può essere sostituito dai laici? Sembra infatti che le cose che fanno i laici siano conformi o addirittura più importanti rispetto a quelle che fanno i Sacerdoti (letture, spiegazioni di testi sacri, distribuzione e reposizione della Santa Eucaristia, servizio all’altare anche senza paramenti). Esiste una norma concreta o tutto è lasciato alla libera interpretazione dei singoli responsabili? (Giulio M.)

Caro signore, esistono norme concrete che regolano tutto quello che lei nota nella sua richiesta. In effetti il Sacerdote dovrebbe servirsi più che altro di ministri ordinati (Diaconi) o istituiti (Lettori ed Accoliti) per il servizio all’altare e certamente le vesti liturgiche dovrebbero essere preparate e selezionate anche per loro, in modo da distinguere i diversi uffici ed incarichi.
Ciò che costituisce il Sacerdote ad un livello diverso di ministerialità durante la Celebrazione Eucaristica è il suo essere in persona Christi come ci dice anche il Concilio Vaticano II: «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della Messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti» (Sacrosanctum Concilium, n. 7).
Il venerabile Pio XII dice che il Sacerdote mentre celebra è proprio in persona Christi cosicché si può dire che nella Celebrazione eucaristica Cristo è Sacerdote e Vittima: Sacerdote nel Ministro, Vittima nelle Specie eucaristiche (cf. Discorso del 2 novembre 1954).
I fedeli laici partecipano alla Santa Messa, non certo come spettatori ma come appartenenti al popolo di Dio. Essi offrono insieme al Sacerdote, benché in maniera diversa, la Vittima sacrificale che è sull’altare e che è causa della salvezza di ogni uomo: «I riti e le preghiere del Sacrificio Eucaristico significano e dimostrano che l’oblazione della vittima è fatta dai sacerdoti in unione con il popolo. Infatti, non soltanto il sacro ministro, dopo l’offerta del pane e del vino, rivolto al popolo, dice esplicitamente: “Pregate, o fratelli, perché il mio e il vostro sacrificio sia accetto presso Dio Padre Onnipotente”, ma le preghiere con le quali viene offerta la vittima divina vengono, per lo più, dette al plurale, e in esse spesso si indica che anche il popolo prende parte come offerente a questo augusto Sacrificio. Si dice, per esempio: “Per i quali noi ti offriamo e ti offrono anch’essi [...] perciò ti preghiamo, o Signore, di accettare placato questa offerta dei tuoi servi di tutta la tua famiglia. [...] Noi tuoi servi, come anche il tuo popolo santo, offriamo alla eccelsa tua Maestà le cose che Tu stesso ci hai donato e date, l’Ostia pura, l’Ostia santa, l’Ostia immacolata”» (Venerabile Papa Pio XII, Enciclica Mediator Dei).
La sostanza per la corretta partecipazione al divin Sacrificio della Messa è ripetere in se stessi ciò che ha fatto Cristo sul Calvario per la salvezza di tutti, e cioè offrirsi al Padre per amore suo e di ogni uomo. Il modo della Celebrazione dovrebbe essere il più ordinato possibile per riportare ogni gesto ed ogni parola a questo aspetto essenziale della Messa che mai dovrebbe essere perso di vista nel corso di tutta la Celebrazione.